Immobili produttivi schiacciati da Imu e Tari - QdS

Immobili produttivi schiacciati da Imu e Tari

Chiara Borzi

Immobili produttivi schiacciati da Imu e Tari

venerdì 12 Giugno 2015 - 14:00
Immobili produttivi schiacciati da Imu e Tari

Studio nazionale di Confartigianato: in Sicilia aliquote al 10,16 per mille, terza regione più cara dopo Umbria e Campania. Ecco una ragione perché le aziende non riescono ad assumere il personale

PALERMO – Tempi duri per i proprietari siciliani di capannoni e immobili produttivi. Uno studio di Confartigianato ha messo in evidenza la durezza della tassazione riservata alla Sicilia su spazi come industrie, alberghi, banche, cinema o perfino ospedali.
Nella nostra regione Tari e Imu sono pagati con conti salatissimi e con un’aliquota complessiva che supera il 10 per mille. Il loro peso sta diventando mortifero per il mondo produttivo siciliano, ma è tutta l’Italia a dover fare i conti con una richiesta di contribuzione che appare sempre più insostenibile. In nove regioni su venti sono attive aliquote che superano il 10 per mille e nello specifico sono equamente, sia territori del Sud che del Centro, a subire una richiesta di contribuzione maggiore.
Questa la classifica. Al prima posto troviamo l’Umbria (10,34), poi la Campania (10,19), la Sicilia (10,16), il Lazio (10,15), la Campania (10,14), la Puglia (10,12), la Toscana (10,10), le Marche (10,07) e il Piemonte (10,02)- E’ questa l’unica regione del Nord a far registrare un’aliquota superiore al 10 per mille. I restanti territori italiani – da cui devono essere escluse le Province autonome di Trento e Bolzano per via di un regolamento di tassazione separato – hanno tutte un’ aliquota alta, ma ferma al 9 per mille. Impatti minori di tassazione si percepiscono in Sardegna, unica isola insieme alla Sicilia, ma che a differenza della nostra regione offre un contribuzione ancora del 9 per mille.
Per le associazioni di categoria questa situazione appare insostenibile. Una tassazione così pesante non permette la messa in circolazione di quelle catene, che nel mondo delle attività produttive, ingloba il mondo del lavoro. “Una tassazione così alta è sempre motivo di problematica – ha dichiarato il segretario di Confartigianato Palermo, Marcello Vizzini – che senso ha tassare chi produce? Ulteriori carichi, rispetto quelli portati dalla crisi, vogliono dire meno competitività”. Per il segretario Confesercenti la scelta attuale del Governo si tradurrà in difficoltà future. “Molte imprese non sono già oggi nelle condizioni di non pagare e altre non potranno farlo in futuro. Saranno tutti dei debitori di Equitalia.Una simile condizione blocca diverse altre possibilità dell’azienda, come la possibilità di assumere. La catena potrebbe muoversi solo in senso negativo. “Nonostante i numeri diffusi a livello nazionale, la Confesercenti Palermo non ha ricevuto particolari segnalazioni da parte degli associati – prosegue Marcello Vizzini – solitamente coincidono però con l’arrivo delle scadenze dei pagamenti, ma li cittadini e gli imprenditori sanno di essere molto tassata”. In queste circostanze di crisi, l’aumento delle tasse non corrisponde sempre alla possibilità di alimentare le casse dello Stato. Il rischio che è stato messo in evidenza dal segretario Confesercenti è quello dell’aumento dell’evasione fiscale.
“Le tasse hanno cambiato nome, aumentando sempre di più – spiega Vizzini – questo ha creato confusione e situazioni d’insolvenza paurose. Serve attivare un’azione che miri a contrastare tutta l’evasione. Ancora oggi ci sono aziende che pagano e altre no. Specialmente nei piccoli comuni, dove si sa quali sono le attività più soggette ad evasione ed è più facile controllarle, si dovrebbe realizzare un maggiore controllo. Diversamente si raggiungerebbe un punto di non ritorno, ovvero quello in cui anche il cittadino onesto sarà costretto a diventare insolvente”.

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