Nella sua Gela Crocetta in croce - QdS

Nella sua Gela Crocetta in croce

Carlo Alberto Tregua

Nella sua Gela Crocetta in croce

mercoledì 17 Giugno 2015 - 00:00

Non piace il Renzi mediatore

La sconfitta del Partito democratico è la sconfitta della sua ala sinistra e di Bersani in particolare. Venezia non ha tollerato che il candidato Felice Casson rappresentasse il nuovo Partito democratico, quello delle riforme e della rapidità d’interventi, che però ha indicato, come proprio candidato, a seguito di primarie non disciplinate, un uomo della sinistra radicale, che ha sempre fatto opposizione in Parlamento.
Renzi ha avuto successo, fino a qualche mese fa, perché si è comportato come aveva promesso alla Leopolda, da Rottamatore, eliminando riti e balletti con tutte quelle fasce intermedie da sindacati a imprenditori, a Ordini professionali ed altre associazioni che seguono i propri interessi e non quelli dei cittadini.
Sulla scuola ha cambiato registro: ha cominciato a convocare sindacati e altri rappresentanti e ha ripristinato i riti della trattazione e della concertazione.
Ripetiamo, questo Renzi mediatore alla Letta non piace ai cittadini, che non lo votano e non votano neanche gli altri partiti della Casta.

Per questa ragione molti elettori hanno premiato il Movimento 5 stelle che, seppure non abbia candidati molto preparati, apporta quella freschezza di novità di cui la gente sente il bisogno.
Cosicché, hanno vinto cinque ballottaggi su cinque e la vittoria più clamorosa è quella realizzata in Sicilia, in casa del presidente della Regione, Rosario Crocetta, con il popolo gelese che l’ha punito severamente bocciando senza mezzi termini il suo alter ego.
L’altra clamorosa bocciatura è quella di Vladimiro Crisafulli a Enna, al quale i cittadini hanno negato la fiducia, eleggendo il suo antagonista, Maurizio Di Pietro, peraltro un esponente del Pd ennese, espulso dalla segreteria provinciale di quel partito, vedi caso pilotata dallo stesso Crisafulli.
Altra vittoria del Movimento 5 stelle in Sicilia è quella arrivata con l’elezione di Maria Concetta Di Pietro ad Augusta, omonima del neo sindaco di Enna, una giovane piena di belle intenzioni, alla quale bisogna dare fiducia, che aspettiamo agli esami consistenti nella realizzazione del suo programma.

A Renzi, ovvero alla sua prima collaboratrice, il ministro Maria Elena Boschi, brucia la perdita di Arezzo, probabilmente perché gli aretini, come il famoso Pietro (1492-1556) si sono accorti del cambio di rotta del segretario democratico: da rottamatore per le riforme a mediatore.
Tutti i sinistrorsi dell’area radicale del Pd con a capo Rosy Bindi, conditi con il vociare di Landini e di quello che resta del partito di Vendola, nonsi rassegnano a essere rottamati. Ma Renzi deve riprendere con molta lena la strada delle riforme, cominciando da quella della scuola in cui deve ripristinare i valori di merito e responsabilità e l’obbligo di valutazione dei docenti, se vuole riacquistare il consenso della maggior parte degli italiani.
In questo quadro, il centrodestra ha esultato con lo slogan Uniti si vince. è evidente che se il centrodestra si ricompattasse potrebbe competere con il nuovo Partito democratico di Renzi. Ma questa strada è lunga, anche perché è palese la forte emorragia di consensi di Forza Italia, che a Venezia ha preso appena il 3,1%.

Alla tornata elettorale di regionali e comunali, si aggiunge la nuova ondata di crisi che si sta abbattendo sui mercati a seguito del prossimo, molto probabile, fallimento della Grecia.
Il Ftse Mib, cioè l’indice medio delle quotazioni delle Blue chip (cioè le quaranta più importanti azioni quotate nella borsa italiana), analogo a quello del Cac francese, è crollato in pochi giorni da 24 a 22, quasi il 10%. Lo spread fra i bund italiani e quelli tedeschi è balzato a 170 (da 120). Due segnali che indicano nella uscita della Grecia dall’Euro forti sobbalzi nei mercati finanziari, perché la speculazione aggredisce sempre quelli più deboli.
Inoltre, rimane tutto intero il gravissimo problema dell’immigrazione, perché Renzi sta trovando molte difficoltà nel far passare il piano di Jean-Claude Juncker sulla ripartizione dei migranti.
Ora, non resta che ricominciare a correre con decisione, anche a costo di andare a nuove elezioni. Il tempo delle mediazioni è finito.

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