Indigenti o in difficoltà: i poveri sono 12 milioni - QdS

Indigenti o in difficoltà: i poveri sono 12 milioni

Antonio Leo

Indigenti o in difficoltà: i poveri sono 12 milioni

giovedì 16 Luglio 2015 - 10:00
Indigenti o in difficoltà: i poveri sono 12 milioni

Istat: in povertà assoluta oltre 4 milioni di persone, circa la metà al Sud

ROMA – Dice che i numeri sono numeri. E infatti a leggere le cronache sugli ultimi dati Istat relativi alla ricchezza della popolazione, calcolata sulla base delle spesa delle famiglie, la prima cosa che salta all’occhio è questa: un milione e 470 mila famiglie italiane sono in povertà assoluta, cioè oltre 4 milioni e 100.00 persone andando a considerarli uno a uno (il dato prende in considerazione il 2014).
Abbiamo usato il calcolatore dell’Istituto di via Cesare Balbo per capire cosa si intenda con povertà assoluta. Ecco qualche risultato: una famiglia composta da padre, madre e pargolo (da zero e tre anni) – che vive in una grande città del Sud – è poverissima se ha un reddito mensile pari o inferiore a 973,51 euro, centesimi compresi. Se i figli sono due, supponendo che abbiano tra zero e 4 anni, servono introiti superiori a 1.264,15 euro. E poverissimi sono i single e le coppie che campano rispettivamente con circa 600 e 800 euro al mese.
Sono soltanto alcune delle migliaia di combinazioni che potrebbero considerarsi attraverso il giochino fai da te che misura la miseria. Accanto agli “assoluti”, ci sono i “relativi”: sono 2 milioni e 654 mila famiglie, per un totale di 7 milioni e 815 mila persone. In pratica, dunque, in tutto il Belpaese – tra indigenti e persone costrette a notevoli privazioni materiali – i poveri sono 12 milioni, un italiano su cinque.
I dati, siccome i numeri sono numeri, dicono siano buoni in quanto stabili (anzi leggermente in calo rispetto al 2013, ma l’Istat precisa che la diminuzione “non è statisticamente significativa”). In fondo “solo” dodici milioni di persone, che povere erano e povere sono rimaste.
La miseria, manco a dirlo, si concentra soprattutto al Sud, dove, parafrasando “La Statistica di Trilussa”, per ogni meridionale che si mangia un pollo, ce n’è uno al Nord che se ne mangia due. Sui 4 milioni e 100 mila poverissimi (in tutta Italia l’incidenza tra la popolazione residente è del 6,8%), circa la metà si trova nel Mezzogiorno: qui sono 1 milione 866 mila (l’incidenza è del 9%, al Nord scende al 4%).
Poveri tra i poveri. Chi sono questi 4 milioni e 100 mila italiana più sfortunati degli altri? Soprattutto donne (2 milioni e 44mila), poi minori (1 milione 45 mila), giovani tra 18 e 34 anni (sono 857 mila) e anziani (sono 590 mila). Gli stranieri, checché ne dica il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, stanno peggio di noi: la povertà assoluta è infatti più diffusa che nelle famiglie composte da soli italiani: si va “dal 4,3% di queste ultime al 12,9% per le famiglie miste, fino al 23,4% per quelle composte da soli stranieri”. “Al Nord e al Centro – precisa l’Istat nel suo comunicato – la povertà tra le famiglie di stranieri è di oltre 6 volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani, nel Mezzogiorno è circa tripla”.
Chi se la cava meglio e chi peggio. Studiare serve, c’è poco da aggiungere. Infatti, secondo l’Istat “l’incidenza di povertà assoluta scende all’aumentare del titolo di studio”. Per fare un esempio, l’incidenza della povertà per i diplomati (3,2%) è quasi un terzo in meno di quella rilevata per chi ha la licenza elementare (8,4%). Fondamentalmente escluse dal pericolo anche le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza li sfiora con il 2%). In forte difficoltà si trovano le famiglie di operari (9,7% di incidenza) e le naturalmente le persone in cerca di occupazione (tra loro l’incidenza raggiunge il 16,2%).

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