Opere pubbliche, la Sicilia è immobile - QdS

Opere pubbliche, la Sicilia è immobile

Rosario Battiato

Opere pubbliche, la Sicilia è immobile

mercoledì 05 Agosto 2015 - 06:30
Opere pubbliche, la Sicilia è immobile

La Regione è l’unica a non aver ancora consegnato l’elenco al ministero. Poi ci sono tempi lunghi e opere bloccate. L’intensa campagna politica sulle bretelle alternative alla A19 non cambia la sostanziale arretratezza

PALERMO – Poco più di un mese è passato dalla pubblicazione dell’aggiornamento dell’anagrafe delle opere incompiute di interesse nazionale. Ne abbiamo scritto all’inizio di luglio (“Incompiute siciliane, manca l’elenco”), eppure a oggi la Sicilia resta l’unica regione a non aver comunicato ancora il dato del 2015 relativo all’anno precedente. In questo buio restano ancora bloccate centinaia di opere che vedono profilarsi all’orizzonte il loro destino di incompiute, merito anche dei tempi di realizzazione delle infrastrutture isolane che restano tra i più elevati d’Italia.
Un tale attivismo sulle strade isolane non si vedeva da tempo. Se nei giorni scorsi il M5S ha inaugurato la trazzera per accorciare i tempi di percorrenza tra Palermo e Catania in seguito alla rottura del pilone del viadotto Himera, lunedì dovrebbero partire i lavori per la realizzazione della bretella voluta dal commissario Guardabassi. Tre le gare aggiudicate che comprendono i lavori della bretella, la demolizione dei piloni e l’adeguamento della viabilità esistente. La conferma definitiva si avrà, comunque, soltanto venerdì. Chiusa questa fase procedurale potranno partire i lavori, forse già lunedì se tutto continuerà come previsto.
Iniziative ferventi che non rappresentano la norma nell’Isola, soprattutto se consideriamo che la A19 è bloccata dallo scorso aprile. Un dato di fatto confermato anche dall’assenza di una mappatura esaustiva e puntuale a distanza di un mese dalla diffusione di tutti i dati del terzo anno di pubblicazione dell’anagrafe sul sito del ministero. Un sistema che raccoglie le segnalazioni delle singole regioni relative alle opere incompiute e realizza una vera e propria radiografia che mette assieme stazione appaltante, risorse, percentuale di lavori compiuti e cause rilevanti dell’interruzione (temporanee, contenziosi, fallimenti, collaudo non eseguito per mancanza di risorse o di requisiti). Lo scorso anno erano state ben 692 le opere incompiute (67 per la Sicilia), mentre quest’anno il computo nazionale è fermo a 649 senza considerare le opere isolane il cui ultimo elenco è aggiornato al luglio del 2014 con dati che fanno riferimento all’anno precedente.
Il danno non si ferma qui, perché i ritardi nel settore delle opere pubbliche sono decisamente più rilevanti. A fine aprile l’Ance ha riproposto al ministro Delrio l’elenco contenente le 476 opere pubbliche bloccate in Sicilia per un importo complessivo da 3,8 miliardi. Il caso è stato riportato da Antonio Malafarina, deputato regionale del Megafono-Pse. “In una situazione di grave crisi occupazionale ed economica dell’isola, il governo Crocetta – ha spiegato – non può ignorare l’emergenza costituita da fondi previsti e non utilizzati per chissà quali ignoti motivi che bloccano l’avvio dei lavori, parte dei quali addirittura cantierabili, e dovrebbe vestirsi della funzione di impulso verso quegli enti locali che ritardano colpevolmente l’utilizzo di risorse che possono dare occupazione e gettito fiscale”.
In Sicilia, del resto, ci vuole sempre più tempo. Il calcolo delle durate nette delle fasi di attuazione degli interventi infrastrutturali supera i sei anni contro una media meridionale di circa due anni in meno (Rapporto 2014 sui tempi di attuazione e spesa delle opere pubbliche, dipartimento sviluppo economico e Unità di Verifica degli Investimenti Pubblici). Il vero “record” isolano è proprio nella fase di progettazione, che si prende più di cinque anni a fronte di meno di tre anni nel Mezzogiorno. La stima dei tempi di realizzazione “tipica” delle opere pari a 100 milioni per il settore dei trasporti (realizzazione, funzionamento, manutenzione di infrastrutture di trasporto ferroviario, marittimo, aereo, lacuale e fluviale, compresi porti, aeroporti, stazioni e interporti) piazza la Sicilia al secondo posto con 11 anni e 2 mesi, battuta in peggio soltanto dalla Basilicata con 12 anni e 10 mesi. Lontanissimo non solo il dato medio nazionale (7 anni e 4 mesi), ma anche il risultato del Mezzogiorno (10 anni e 4 mesi).

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