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Messina – La Marina Militare a tutela del patrimonio storico artistico

Lina Bruno

Messina – La Marina Militare a tutela del patrimonio storico artistico

venerdì 07 Agosto 2015 - 04:00
Messina – La Marina Militare a tutela del patrimonio storico artistico

Forte Campana, Forte S. Salvatore, Lanterna Montorsoli dopo i restauri effettuati dalla Soprintendenza. Il capitano Legrottaglie: “Sei mila visitatori in sei mesi. Grande coinvolgimento scolastico”

MESSINA – Via San Raineri, una volta evocava il campo nomadi ormai dismesso, oggi è una strada che attraversa quasi un limbo. La sua riqualificazione è costata all’Autorità portuale un milione 800 mila euro ma ad un anno dal completamento dei lavori comincia a mostrare i segni dell’incuria, con erbacce e rifiuti sul ciglio che preannunciano altro degrado.
Da un lato i resti della stazione di degassifica, dell’impianto di incenerimento, ecomostri dall’enorme impatto ambientale. Grandi aree da bonificare quindi, da inserire in progetti di sviluppo per ridare vita alla Zona falcata, uno dei siti più belli e suggestivi d’Europa. La strada arriva ad un grande piazzale e di fronte l’entrata dell’area della Marina Militare.
Sembra di avere raggiunto un’oasi dopo avere attraversato il deserto e non solo perché si passa da un senso diffuso di degrado ad un inequivocabile ordine ma perché emerge una dimensione in crescendo, con una progettualità che si esprime non solo nelle ristrutturazioni, quelle fatte e quelle programmate, degli alloggi destinati alle famiglie del personale imbarcato e nella cura del verde ma anche nella sistematicità con cui i militari comandati dal capitano di vascello Santo Giacomo Legrottaglie, dal 2010 a Messina, stanno garantendo la tutela del patrimonio storico artistico di cui la secentesca Real Cittadella è ricca. Forte Campana, dove c’è la Madonnina, Forte San Salvatore, la Lanterna del Montorsoli con la cripta di San Raineri, dopo i lavori di restauro effettuati dalla Soprintendenza, sono al riparo dall’incuria e resi fruibili grazie alla funzione di custodi e veicolatori di conoscenze assunta dagli uomini della Marina Militare. Ad attendere i visitatori infatti c’è sempre una guida che nel suo percorso fa un racconto storico che non può che contribuire al recupero di quella identità perduta di cui la città ha bisogno se vuole cominciare ad avere una visione condivisa di progettualità e sviluppo.
Dopo l’intesa con il Comune ogni mattina c’è un autobus dell’Atm che fa da spola, fino alle 13, da piazza Cavallotti alla base logistica. Ne usufruiscono quanti lavorano all’interno all’area militare ma anche tanti turisti che vogliono visitare la fortificazione.
“In sei mesi ci sono stati circa sei mila visitatori – dice Legrottaglie – c’è il coinvolgimento costante degli istituti scolastici in particolare dei ragazzi del nautico”.
Il capitano di vascello parla di una presenza attiva della Marina Militare nella Falce con l’apertura verso la città che si esplica in tutte le iniziative promosse e le intese avviate con le altre istituzioni locali. Legrottaglie accenna anche al progetto di portare a Messina la nave scuola Vespucci dopo il successo riscosso dalla presenza della Palinuro a bordo della quale a maggio sono state presentate una serie di collaborazioni avviate con l’Università riguardanti le attività di ricerca e sensibilizzazione dei giovani alla cultura del mare, progetti ed iniziative comuni legate alla tutela delle biodiversità, lo sviluppo di progetti nel settore dell’acustica subacquea e di tecnologie e buone pratiche nel contrasto all’inquinamento da idrocarburi.
E dire che solo poco tempo fa si pensava alla soppressione di questo distaccamento ma a quasi un decennio dal trasferimento ad Augusta della base, sono arrivati i pattugliatori con gli equipaggi e la decisione di reimpiegare tutto il personale civile che era ad un passo dal trasferimento. Un indotto importante che si comincia ad innescare a vantaggio dell’economia cittadina.
Sono circa 1400 le persone che lavorano all’interno di questo polo logistico, complementare alla base di Augusta, di cui 250 presso l’Arsenale. La struttura nel 2001 è stata trasferita all’Agenzia Industrie Difesa, e tale passaggio ha dato un nuovo impulso alle capacità professionali dell’Arsenale peloritano, tanto che attività di manutenzione, riparazione e modifiche, oltre che sul naviglio militare ora si estendono anche a quello civile ed alla nautica da diporto.

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