Ex sportellisti usciti dalla porta pronti a rientrare dalla finestra - QdS

Ex sportellisti usciti dalla porta pronti a rientrare dalla finestra

Michele Giuliano

Ex sportellisti usciti dalla porta pronti a rientrare dalla finestra

giovedì 24 Settembre 2015 - 09:30
Ex sportellisti usciti dalla porta pronti a rientrare dalla finestra

Gli enti di formazione dovranno assorbire gli ex dipendenti degli Sportelli multifunzionali in caso di assunzioni. Novità resa nota nel corso dell’incontro congiunto tra la II e V commissione all’Ars

PALERMO – Per il rotto della cuffia in qualche modo saranno recuperati gli ex dipendenti degli Sportelli multifunzionali, da un anno soppressi. E quindi il pentolone del mondo della formazione siciliana, gira e rigira, è sempre quello.
Difficilmente si potrà venire fuori da quella che appare una laguna: ci sono dei ben precisi confini e alla fine non puoi riuscire a disfarti di nessuno.
Conferme che sono arrivate proprio in questi giorni dopo l’incontro delle II e V Commissioni all’Ars che si è concluso con la notizia che gli sportellisti, dopo essere usciti dalla porta, rientreranno dalla finestra: “E’ arrivata la garanzia da parte della dirigente del Dipartimento Lavoro, Anna Rosa Corsello, – sottolinea il presidente della V commissione all’Ars, Marcello Greco – che il bando dell’Avviso 6/2015 sarà integrato con l’istituzione di un elenco, al quale attingere a scorrimento sulla base del principio della mobilità del contratto collettivo di lavoro di categoria, per il reclutamento del personale specializzato da parte di tutte le nuove agenzie per il lavoro”.
Tale personale è identificato nella platea dei lavoratori appartenenti all’ex legge regionale 24/76, che ha maturato esperienza lavorativa all’interno per l’appunto degli Sportelli multifunzionali, con l’obiettivo di potere assorbire tutto il personale degli enti che hanno chiuso o di quelli che vanno in esubero strutturale.
“Tale criterio – aggiunge Greco – resta valido per tutte le nuove Apl che concorreranno al bando”. Inoltre è stata data la disponibilità dall’assessore regionale al Bilancio al reperimento di 10 milioni di euro da versare nel Fondo di Garanzia di categoria, quale supporto a beneficio di tutti gli operatori della formazione professionale che si troveranno nella condizione di essere in esubero o comunque senza ente.
Il presidente Greco ha disposto inoltre una risoluzione al governo regionale alla quale scrittura hanno collaborato alcuni sindacalisti ed una rappresentanza ristretta di lavoratori, che lo stesso presidente ha invitato a partecipare. La bozza della risoluzione si trova già depositata in V Commissione.
Nonostante queste notizie si va ventilando che oltre il 50 per cento dei 1.700 operatori degli ex sportelli multifunzionali potrebbero restare senza lavoro.
“Secondo alcune stime, solo sette-ottocento lavoratori verranno assorbiti dal mercato del lavoro – fa sapere Giuseppe Raimondi, segretario regionale della Uil Scuola -. Anche se va detto che è ancora presto per dare risposte definitive in tal senso”. In tal senso diverse sono state le proposte che Cisl e Uil hanno avanzato. Come quella relativa alla costituzione di un gruppo di lavoro interdipartimentale che riunisca gli assessorati al Lavoro e al Bilancio, le associazioni dei datori di lavoro degli enti di formazione e i sindacati. “L’obiettivo – spiega Raimondi – è quello di presentare al ministero del Lavoro una proposta di ristrutturazione del sistema”. Ma, gira e rigira tutto ruota attorno ad un unico denominatore: non licenziare nessuno e lasciare lo status quo.


Una storia di sprechi, come tante in Sicilia
La storia attorno agli Sportelli multifunzionali non è tanto diversa da quella che riguarda un po’ tutti i mastodontici sprechi in salsa siciliana collegati alle pubbliche amministrazioni che hanno fatto di questi strumenti il loro “business politico” a livello di consensi per ogni campagna elettorale. Queste strutture hanno fatto la loro prima apparizione nel 2000, ma di loro si hanno notizie certe solo a partire dal 2005. Da quell’anno sino al 2013, ultimo anno di piena attività, sono costati 470 milioni di euro all’incirca, spicciolo più spicciolo meno, e non si ha nemmeno alcuna informazione sui possibili effetti benefici che hanno avuto sulla Sicilia. In pratica il loro lavoro era quello di raccogliere le domande di disponibilità al lavoro e di trasmettere poi tutto al Centro per l’impiego che aveva quindi il compito di verificare nella propria banca dati quali erano le richieste di professionalità delle aziende private. L’impressione è sempre stata quella di avere realizzato delle vere e proprie fotocopie dei Cpi, inutili carrozzoni nel mondo del lavoro per trovare un impiego da scrivania a qualche raccomandato.

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