Il "modello Gangi" per i borghi siciliani - QdS

Il “modello Gangi” per i borghi siciliani

Antonio Torrisi

Il “modello Gangi” per i borghi siciliani

martedì 17 Novembre 2015 - 06:30
Il “modello Gangi” per i borghi siciliani

Vecchi appartamenti a 1 euro in cambio di ristrutturazioni: ad oggi 130 sono stati venduti, 40 già rivalorizzati. Nel 2011 fu l’ex sindaco di Salemi, Sgarbi, a lanciare l’idea. Nell’ultimo anno le presenze turistiche nel borgo madonita aumentate del 500%

PALERMO – “Una città siciliana chiama gli stranieri: acquistate le nostre case, per favore”, questo il titolo quasi sprezzante di un articolo apparso sul New York Times pochi mesi fa. Ma, dietro quello che potrebbe apparire come un grido d’aiuto, c’è ben altro. Una realtà solida e concreta, proiettata al futuro: quella di Gangi, comune dell’entroterra siciliano capace di guardare oltre le mura (mentali più che fisiche) che circondano la nostra regione.
Quando nel 2008 l’ex sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, lanciò la proposta di regalare le case del borgo trapanese alla cittadinanza, in cambio dell’impegno a ristrutturarle entro tre anni, anche i più ottimisti sorrisero con un po’ d’ironia: e avevano ragione. La pazza idea si rivelò tale, schiantandosi contro una parete di impedimenti sia burocratici che logistici: le case, di proprietà dei cittadini, vennero acquisite come patrimonio del Comune, bloccando il progetto.
Nello stesso periodo, però, a Gangi, il sindaco Giuseppe Ferrarello raccolse la sfida, superando l’esame a pieni voti. “Abbiamo sempre pensato di essere seduti sull’oro: stava a noi sfruttarlo al massimo” – racconta il primo cittadino. E non sono mancate le difficoltà: nel secondo dopoguerra, il borgo medievale sito sulle Madonie ha fatto i conti con l’esodo verso i centri urbani, passando da una popolazione di circa 16.000 abitanti ai 7.000 attuali, con un conseguente abbandono degli edifici presenti sul territorio.
“Il nostro è un centro storico spettacolare, ma non è stato facile avviare il progetto: il Comune può solo espropriare i terreni, non decidere il destino delle abitazioni dei cittadini” – continua Ferrarello. L’amministrazione, a differenza di Salemi, ha provveduto quindi al censimento di 680 edifici, bypassando la situazione di stallo. “Non è stato facile convincere gli abitanti – afferma il sindaco – . Qui in Sicilia vige un senso di proprietà molto forte” – racconta. La prima casa, però, è stata venduta solo nel 2011: ad oggi sono state “regalate” più di 130 case, con 40 di esse già rivalorizzate e più di 3.000 richieste ricevute. “Si tratta di un’iniziativa in continua evoluzione che offre un vantaggio indiretto a tutto il territorio, rimettendo in moto l’economia e il turismo” – afferma Ferrarello. E i dati parlano chiaro: dalla metà del 2014 si registra una crescita del 500% relativa alle visite nel borgo siciliano, con turisti provenienti dai più importanti Paesi del mondo, tra cui Stati Uniti, Brasile e Qatar. “In pochi anni siamo stati invasi da un flusso incessante di visitatori che ci ha costretti ad una riqualifica del territorio, nonostante un tessuto economico non ancora pronto” – spiega il sindaco.
Ma in molti in Sicilia guardano al “modello Gangi”, tra cui i Comuni di Regalbuto, Novara di Sicilia e Capizzi: “Ci vuole buona volontà e coraggio. Dobbiamo smettere di piangerci addosso: giriamo il mondo visitando Paesi che hanno molto meno di noi. Questa è la dimostrazione che la cultura può “riempire la pancia”, senza spendere soldi pubblici” – dichiara il sindaco, lanciando un messaggio chiaro: in Sicilia c’è ancora speranza, basta crederci.

1.300 case cantoniere pronte a diventare ostelli
Non chiamatele “case abbandonate”: a partire dal prossimo anno, le case cantoniere sparse nel territorio italiano vivranno nuovamente, diventando importanti centri di aggregazione e alloggi per rimettere in moto la macchina del turismo. O, almeno, questo è l’obiettivo dichiarato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, che negli scorsi giorni ha lanciato la proposta di rivalorizzare i vecchi edifici di proprietà dell’Anas e del Demanio, in vista soprattutto del Giubileo del 2016. “Esistono più di 1.300 strutture pronte a diventare ostelli e trattorie: a patto di conservare l’insegna e le caratteristiche del passato. Possono rappresentare un grande brand nazionale”, ha affermato Franceschini. Ma non tutte le case cantoniere rientrano nel progetto: l’idea, infatti, è quella di creare percorsi ad hoc che colleghino le strade maggiormente trafficate, offrendo così servizi agli automobilisti. E l’idea non è male: il vero problema è capire quali realmente siano gli edifici selezionati dal Ministero dei beni culturali. Già, perché ad oggi, a differenza di ciò che dichiara Franceschini, non esiste alcuna lista delle case cantoniere pronte ad essere ristrutturate, e sia l’Anas che il Demanio tergiversano non fornendo opportune spiegazioni. Insomma: utopia o realtà? Nella speranza di non incappare nell’ennesima promessa “all’italiana”.

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