Bond “bidone”, in Sicilia risarcimenti per 1 milione - QdS

Bond “bidone”, in Sicilia risarcimenti per 1 milione

Melania Tanteri

Bond “bidone”, in Sicilia risarcimenti per 1 milione

martedì 17 Novembre 2009 - 00:00

Casi Cirio, Parmalat & Co: Confconsumatori traccia il bilancio provvisorio delle richieste di risarcimento. Venti le cause già concluse in Sicilia e ventitrè ancora in transazione

CATANIA – Oltre un milione di euro di risarcimenti in tutta la Sicilia, 20 cause concluse con sentenza e 23 ancora in transazione. Sei anni dopo l’inizio del caso Parmalat, la Confconsumatori fa il punto di quello che negli anni è stato fatto nei confronti dei cittadini risparmiatori coinvolti nei diversi crac finanziari che si sono susseguiti.
Molti di coloro che avevano investito in bond Parmalat, Cirio, Argentina, ma anche Viatel, Finmek, Cerruti, Carrier (e da ultimo Lehman Brothers) o altri prodotti (come My Way e 4you) hanno deciso di far valere le loro ragioni dinanzi ai Tribunali civili. Nelle varie sentenze è stato dichiarato l’inadempimento delle banche ai propri obblighi di informazione, la conseguente risoluzione dei contratti, e la condanna alla restituzione delle somme.
L’inadempimento da parte delle banche è stato individuato nella esecuzione dell’ordine impartito dall’investitore senza ottemperare ai canoni comportamentali che trovano fonte immediata nel contratto di investimento e mediata nelle disposizioni di legge e regolamentari che disciplinano la materia. La banca aveva, infatti, l’obbligo di segnalare le caratteristiche peculiari della emittente, e quindi che l’emissione delle obbligazioni veniva effettuata da una società estera operante in un ordinamento nel quale non vigeva il limite massimo sancito dall’art. 2410 del codice civile e quindi legittimata ad emettere prescindendo dal limite costituito dal capitale versato ed esistente; le particolari modalità dell’emissione che, in quanto diretta ad investitori professionali prescindeva dalla pubblicazione del prospetto informativo; le informazioni inerenti lo strumento finanziario che veniva emesso, inoltre, andavano ricavate dalla “offering circular” che accompagna le emissioni dirette ad investitori professionali consegnandone copia al cliente o riportandone notizie quanto ai tratti salienti della stessa.
In particolare il Tribunale di Catania, uno dei primi tribunali Italiani a riconoscere i diritti dei risparmiatori, ha valutato se le obbligazioni vendute dalla banca erano adeguate o meno al profilo di rischio del singolo risparmiatore. Ed ha ritenuto inadeguata la vendita del titolo in tutti i casi in cui il rischio correlato all’alto rendimento imponeva la destinazione delle obbligazioni verso una clientela avente un propensione medio-alta piuttosto che destinare lo strumento finanziario a risparmiatori propensi a sacrificare il rendimento a garanzia di una maggiore possibilità di mantenere integro il capitale investito. “Abbiamo iniziato un lavoro che ancora oggi non si è concluso – afferma Carmelo Calì Presidente Confconsumatori Sicilia – ci auguriamo di continuare a conseguire risultati positivi per i risparmiatori che hanno riposto la loro fiducia in noi”.

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