Il lavoro che c’è e il modello Eire - QdS

Il lavoro che c’è e il modello Eire

Francesco Torre

Il lavoro che c’è e il modello Eire

mercoledì 18 Novembre 2009 - 00:00

“Faremo della Sicilia una nuova Irlanda”, aveva detto il governatore Lombardo dopo la vittoria elettorale. L’Isola verde punta sul turismo e diventa terreno fertile per chi cerca occupazione

MESSINA – Italian Supplier Executive, responsabile dei rapporti coi fornitori, con stipendio fisso da 25.000/30.000 euro l’anno. Customer service, assistenza clienti, stipendio da 20.000 a 30.000 euro l’anno. Dove? La prima offerta di lavoro proviene da Dublino, la seconda da Cork, e sono entrambe rivolte ad italiani. Segno che anche se “la Celtic Tiger è ormai solo un ricordo”, come afferma Concetto La Malfa, sicilianissimo (di Caltanissetta) Direttore di Italia Stampa, il giornale degli italiani in Irlanda, l’isola verde anche in piena recessione economica offre ancora valide alternative di lavoro sia per chi ha delle specifiche qualifiche professionali, sia per chi è alla ricerca del primo impiego.
Quali le opportunità più ghiotte? In quali settori e con quali prospettive? Ne abbiamo parlato con Francesco Dominoni, fondatore di “Irlandiani.com”, la community per gli italiani in Irlanda, dal cui sito internet abbiamo estrapolato le proposte di lavoro sopracitate.
“Intanto, bisogna distinguere tra chi sa già l’inglese e chi invece non lo parla, perché per questi ultimi c’è sempre bisogno di fare un po’ di gavetta. E in questo senso – ci dice Dominoni – un buon banco di prova può essere il classico lavoro di cameriere in un ristorante italiano. A Dublino da questo punto di vista la situazione è un po’ satura, ma l’ondata di turismo dell’ultimo decennio ha permesso lo sviluppo di altri centri urbani come Cork, Galway, Kilkenny, Killarney, e si tratta di mete più accessibili anche per il costo della vita. E non sottovalutiamo il fatto che un cameriere in Irlanda con le mance può arrivare a guadagnare anche 2.000, 2.500 euro al mese”.
Per chi invece sa già l’inglese, le opportunità si moltiplicano. “È abbastanza facile trovare lavoro in un call center”, suggerisce il direttore di Irlandiani, sito con oltre 10.000 pagine visitate al giorno, “con stipendio minimo da 1.300 euro e tutte le garanzie e i diritti dei lavoratori di serie A – ferie e malattie pagate, maternità, contributi previdenziali ecc. – oltre che la possibilità di fare carriera. Un altro lavoro in cui c’è molto lavoro è quello delle guide turistiche, dove si può arrivare a guadagnare anche 1.600 euro la settimana. Qui la lingua inglese non è richiesta, ma il lavoro è quasi sempre stagionale”.
Fino a questo punto siamo nell’ambito degli impieghi che non richiedono una qualifica professionale specifica. Ma l’Irlanda offre delle ottime chance anche per i cosiddetti “cervelli in fuga”, e anche per chi ha voglia di fare impresa. “Gli italiani”, ci informa ancora Dominoni, a Dublino dal 2002, “sono ancora molto apprezzati nel campo della ricerca chimica, fisica e tecnologica. In questo senso, oltre alle offerte delle società private, molti anche siciliani negli ultimi anni hanno approfittato delle borse di studio messe a disposizione dagli atenei per effettuare i PhD (ovvero i nostri dottorati di ricerca, nda).
Per gli imprenditori, invece, in questo momento scoraggerei il settore dell’edilizia, sia per la recessione che ha bloccato i cantieri che per la concorrenza della gente dell’Est Europa, ma l’Irlanda dal punto di vista della semplificazione burocratica e dei sussidi statali continua ad essere fortemente all’avanguardia”.

Un contatto continuo con le agenzie di ricerca del personale
Irlandiani.com è ormai diventato un servizio “istituzionale” per chi vive o per chi intende vivere in Irlanda. Pagina web fondata nel 2006 con soli 10 visitatori al giorno, oggi si presenta come il punto di riferimento per tutti gli italiani che amano l’isola verde. Foto, notizie, eventi, turismo, ma soprattutto offerte di lavoro e forum. “Non siamo un’agenzia interinale”, ci tiene a precisare il presidente Francesco Dominoni, “ma in questi ultimi anni abbiamo trovato lavoro a moltissimi giovani”. E anche offerto possibilità di effettuare stage in redazione a tanti studenti di atenei italiani convenzionati, tra cui, purtroppo, ancora non c’è nessuna università siciliana.
Sempre in tema di lavoro – che c’è, basta cercarlo, come abbiamo più volte sottolineato su queste colonne – la redazione di Irlandiani.com in collaborazione con agenzie di ricerca e selezione del personale irlandesi organizza periodicamente a Dublino incontri per italiani su come trovare lavoro in Irlanda, con indicazioni utili su come compilare un curriculum, come affrontare un colloquio, avanzamenti di carriera, stipendi, tasse, PPS number (indispensabile per lavorare) e testimonianze dirette di italiani impiegati in Irlanda.


Qui Sicilia. S’investe troppo su settori senza reali potenzialità
“Faremo della Sicilia una nuova Irlanda”, aveva annunciato il Governatore Raffaele Lombardo pochi giorni dopo la vittoria elettorale alle regionali. E considerando l’incredibile recessione economica che ha colpito l’ex Tigre Celtica già qualche mese dopo, non è stato certo un buon auspicio per il futuro della Sicilia. Eppure, aldilà delle forzature di un sistema bancario e finanziario crollato miseramente come nel resto del mondo, il modello potrebbe essere realmente traducibile con i dovuti accorgimenti anche in Sicilia: sussidi pubblici, alta tecnologia, ricerca scientifica e turismo. Ovvero incentivi a settori che producono occupazione diretta e qualificata sul territorio.
Un territorio, comunque, in cui come abbiamo ribadito più volte il lavoro c’è. Offerte di privati, opportunità di franchising, aiuti economici per il turismo provano che il settore occupazionale in Sicilia non è così bloccato come si dice, anzi, e che spesso sono gli enti di formazione, pubblici e privati, che non vanno verso il mercato del lavoro. O gli enti pubblici che foraggiano settori senza potenzialità reali, come l’industria pesante. Perché imitare l’Irlanda significa anche fare scelte impopolari, come abbandonare la cultura clientelare alla base del finanziamento di decine e decine di inutili enti di formazione che non hanno mai prodotto lavoro se non quello dei formatori.

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