Basta continuare con gli eterni processi - QdS

Basta continuare con gli eterni processi

Carlo Alberto Tregua

Basta continuare con gli eterni processi

venerdì 18 Marzo 2016 - 00:00

Risarcimento anche per il penale

Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Così recita l’articolo 2043 del Codice civile. Anche la Pubblica amministrazione è obbligata a risarcire il danno ingiusto a chiunque lo abbia causato, cosa che avviene frequentemente.
Nei processi civili, amministrativi e tributari, i magistrati determinano in capo alla parte perdente, anche se pubblica, l’ammontare delle spese che devono pagare alla controparte vincente.
Il risarcimento è previsto anche dalla Legge Pinto (89/2001) per l’irragionevole durata dei processi e/o dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo, che supera la predetta legge, accorciando ulteriormente il tempo consentito per la durata ragionevole dei processi.
La questione che sottoponiamo ai cortesi lettori non riguarda materia strettamente giudiziaria, bensì l’applicazione dei principi democratici , secondo cui tutti i cittadini hanno diritto di avere sentenze in tempi ragionevoli dall’apparato della Giustizia.

Vi è una grande lacuna nel procedimento penale e, precisamente, nell’articolo 530 cpp, il quale non prevede il risarcimento per la ingiusta imputazione, mentre la previsione c’è solo nel caso di ingiusta detenzione.
Questa anomalia è tutta italiana, visto che in Europa, e anche negli Usa, sono previste forme di risarcimento anche nel caso, appunto, dell’ingiusta imputazione.
Cosicché, quando il cittadino viene condannato deve pagare le spese e, assurdo, quando viene assolto, cioè vince la causa, non può rivalersi sullo Stato per recuperare le forti spese legali che ha sostenuto.
Caso diverso è quello dei cittadini con un Isee al di sotto di 9.000 euro o di migranti ed extracomunitari che, per difendersi, sono assistiti da avvocati d’ufficio, i quali vengono pagati dallo Stato, cioè da noi tutti contribuenti.
Quando si analizzano le cose giudiziarie viene la pelle d’oca nel constatare le ingiustizie e le anomalie presenti e come tutto questo costituisca una grave malattia per la democrazia italiana.

Alla grave lacuna relativa all’articolo 530 cpp hanno posto rimedio 175 senatori depositando un disegno di legge bipartisan, che unisce tutto il panorama politico da Forza Italia a Sel. Tale Ddl modifica l’art. 530 cpp, ponendo le spese del giudizio a carico dello Stato, quando il cittadino vince la causa perché accusato ingiustamente e si ritrovi assolto.
La modifica proposta è la seguente: “Se il fatto non sussiste, se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice, nel pronunciare la sentenza, condanna lo Stato a rimborsare tutte le spese di giudizio che sono contestualmente liquidate”.
Il Ddl, se sarà approvato come si suppone entro l’anno, costituirà un deterrente per tanti processi penali che oggi vengono avviati senza un impianto accusatorio solido, anche affrontando rilevanti spese per intercettazioni di vario tipo.
In altri termini, se i procuratori sanno che in caso di soccombenza tutte le spese del processo dovranno essere risarcite dallo Stato all’imputato assolto, probabilmente adotteranno maggiore prudenza e consapevolezza nell’iniziare alcuni procedimenti.

Qui non si tratta di limitare la capacità operativa dei pubblici ministeri. Tutt’altro. Essi debbono usare tutti gli strumenti a loro disposizione per colpire coloro che commettono reati e delitti, perché nessun cittadino deve permettersi di violare la legge. Ed è proprio la tutela del cittadini che giustifica anche eticamente la meritoria azione delle Procure e dei Corpi di Polizia utilizzati per le indagini, in modo da impedire violazioni di legge che danneggiano tutta la Comunità.
Ma, ovviamente, vanno tutelati i cittadini, ritenuti innocenti costituzionalmente fino a sentenza definitiva passata in giudicato, i quali spesso vedono trasformare mediaticamente gli avvisi di garanzia a loro tutela in avvisi di colpevolezza, anche perché il processo mediatico viene spesso alimentato con comunicati stampa sui quali forse bisognerebbe adottare maggiore prudenza.

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