Le partecipate regionali hanno prodotto soltanto poltrone, clientes e perdite - QdS

Le partecipate regionali hanno prodotto soltanto poltrone, clientes e perdite

Raffaella Pessina

Le partecipate regionali hanno prodotto soltanto poltrone, clientes e perdite

martedì 26 Aprile 2016 - 07:00
Le partecipate regionali hanno prodotto soltanto poltrone, clientes e perdite

La Corte dei Conti: “Le Spa costano 300 milioni l’anno, cui si aggiungono 23 milioni di perdite. Spese per consulenze pari a 73 milioni”. Società prossime alla liquidazione ormai da anni, continuano a restare aperte e ad accumulare ingenti debiti

PALERMO – La storia delle partecipate siciliane risale all’inizio della Autonomia stessa. Nel tempo, le società a partecipazione più o meno regionale si sono susseguite l’una con l’altra e ad oggi ve ne sono alcune che si sono perse nella memoria.
Basti ricordare l’Ente Siciliano per la Promozione Industriale (Espi), l’Ente Minerario Siciliano (Ems), l’Ente Asfalti Siciliani (Azasi).
La costante è sempre stata quella di essere occasione per creare dirigenti, quadri e impiegati per i politici di turno. E così sono stati pagati anno dopo anno, dai cittadini, migliaia di amministratori delegati e di consigli di amministrazione. Secondo una indagine effettuata dalla Corte dei Conti nell’ormai lontano 2014 sprechi ed inefficienze strutturali sono stati alla base delle partecipate. La Corte ha snocciolato dei numeri: “Le società partecipate della Regione Sicilia hanno costi per 300 milioni l’anno, a cui si aggiungono 23 milioni di perdite. Le spese per consulenze raggiungono i 73 milioni mentre i Cda costano complessivamente 13,7 milioni. Vi sono società teoricamente prossime alla liquidazione da anni, come il caso della Siace, in fase di liquidazione dal 1985.
Negli anni, le Spa regionali sono state mantenute aperte nonostante continue perdite e ricapitalizzazioni, finanziate dalla spesa pubblica della Regione. Sviluppo Sicilia, creata per attrarre investimenti sull’Isola, non ha attratto capitali, ma ne ha persi per 1,8 milioni nel 2008, 1,7 milioni nel 2009, 640mila nel 2010, 487mila nel 2011 e ancora 2,6 milioni nel 2012. Risultavano in perdita le società Lavoro Sicilia, Sicilia e Ricerca, Mercati agroalimentari, Parco scientifico, Società interporti, Ciem, Multiservizi, Sicilia e innovazione, Terme di Sciacca e Acireale, Mediterranea Holding e Ast. Questo per quanto riguarda il passato. Oggi il Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha detto di voler ridurre le partecipate ed i suoi sprechi. Ma sul sito ufficiale della Regione Sicilia compaiono gli elenchi delle società attive (17) e di quelle in liquidazione (14). In particolare, tra quelle attive 9 risultano in perdita negli ultimi tre esercizi finanziari, 4 in utile e le altre hanno chiuso alla pari.
La domanda è quella di sempre: come mai la Regione siciliana con i suoi 17 mila dipendenti ha bisogno di creare delle partecipate per svolgere mansioni che, con una adeguata formazione potrebbero assolvere gli stessi impiegati regionali? Crocetta da quando si è insediato spesso si è espresso nella volontà di cancellare la maggiorparte di queste partecipate. Ma nel tempo il Governo ha aggiustato il tiro e l’assessore regionale all’Economia Baccei ha cambiato le carte e l’anno scorso ha deciso, più o meno in questo periodo, di mantenere solo due partecipate
. “Le altre 32 verranno chiuse o messe in vendita”. “Le uniche due società a sopravvivere con mission invariate saranno Sicilia e Servizi e Riscossione Sicilia – ha detto Baccei – la prima, guidata da Antonio Ingroia, la seconda verrà potenziata per aumentare gli introiti fiscali ma bisognerà prima risanarla dai debiti”. Ma anche in questo caso i giochi sono stati modificati a fine anno, con la nota querelle sorta tra il presidente di Riscossione Fiumefreddo e la deputazione siciliana, e con la decisione di permettere a Regione e enti collegati di servirsi di società differenti da Sicilia E –Servizi per i propri servizi informatici. Sta di fatto che siamo ad un mese dalla fine della legislatura e il riordino o l’eventuale cancellazione delle partecipate resta in alto mare.

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