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Messina – Palacongressi di Taormina senza sicurezza. Servono quattro milioni di euro

Massimo Mobilia

Messina – Palacongressi di Taormina senza sicurezza. Servono quattro milioni di euro

mercoledì 04 Maggio 2016 - 04:50
Messina – Palacongressi di Taormina senza sicurezza. Servono quattro milioni di euro

Senza accordo con la Regione o intesa con i privati, il Comune di Taormina deve trovare nuove soluzioni. Gli interventi tampone rischiano di trasformarsi in uno spreco di denaro

TAORMINA (ME) – Dopo il veto posto dal Consiglio comunale sul conferimento di beni alla Fondazione TaoArte e la consequenziale uscita della città dal sodalizio regionale, a Palazzo dei Giurati si torna a parlare del futuro del Palacongressi, che era tra gli immobili richiesti dalla Regione siciliana nelle disponibilità della kermesse culturale. La Giunta comunale del sindaco Eligio Giardina, aveva infatti anticipato i tempi lo scorso ottobre, trasferendo gli uffici di TaorminaArte nei locali dell’edificio di piazza Vittorio Emanuele, nell’attesa di individuare un operatore economico che potesse effettuare i necessari lavori di ammodernamento per una struttura ormai obsoleta e ai limiti dell’agibilità. L’idea di fondo è sempre stata quella di mettere in piedi un project financing per trovare i fondi necessari a fare i lavori.
Adesso però il Palacongressi rischia di rimanere ancora una volta sul groppone di un Comune pieno di debiti, fuori dalla Fondazione TaoArte, e in attesa del Piano di rientro da sottoporre al giudizio della Corte dei Conti per evitare il dissesto. Perché l’altra notizia di questi giorni è stato il ritiro ufficiale della proposta fatta dalla Videobank Spa, sul rifacimento e la gestione dell’edificio. L’azienda catanese, che fornisce servizi di trasmissione satellitare ai media televisivi di tutta Italia e conosce bene la struttura, perché ci lavora durante il Filmfestival dal 2004, aveva infatti proposto un investimento da 1 milione di euro proprio in project financing, ovvero a zero spese per il Comune.
Niente da fare, in quanto “la burocrazia ha allungato i tempi rendendo incompatibile l’investimento”, secondo i vertici dell’azienda che, oltre a non ricevere alcuna comunicazione dal Comune su una possibile convenzione, avrebbero potuto anche partecipare come concorrenti a una gara d’appalto pubblica che però non è mai stata indetta. Ed ecco che contestualmente è giunta nelle mani del sindaco una dettagliata relazione del dirigente comunale, Giovanni Coco, proprio sullo stato di degrado del Palacongressi, con l’invito a pubblicare con estrema urgenza una “manifestazione d’interesse per progettazione, riqualificazione e gestione” dell’edificio, dove sono stati stimati costi addirittura fino a 4 milioni di euro.
Non c’è nulla in sicurezza sugli impianti elettrici, sulla normativa antincendio e quindi sulla sicurezza dei lavoratori e del pubblico. Bisogna rifare l’impianto di climatizzazione, lo scarico fognario e tutti i servizi igienici, ridurre le infiltrazioni di acqua, rifare gran parte della pavimentazione, sostituire gli infissi, abbattere le barriere architettoniche e sostituire gli ascensori. Vanno poi cambiati la maggior parte degli arredi, rifare tutta la tinteggiatura e montare nuove apparecchiature audio video che servono per il funzionamento di una normale struttura congressuale. Taormina ha già perso consistenti fette di mercato, soprattutto invernale, per l’impossibilità di ospitare grossi congressi aprendosi a questo tipo di turismo, nonostante dalla fine degli anni Settanta abbia questo edificio che può ospitare oltre mille spettatori su due sale.
In sostanza, la città del Centauro ha un Palazzo dei Congressi che non produce alcuna ricchezza, non da lavoro e non permette di agganciarsi ad un tipo di ospitalità che darebbe una grossa mano per risolvere i problemi di destagionalizzazione. Saltato l’accordo, almeno per il momento, con la Regione su TaorminaArte, il Comune ha perso con Videobank l’ennesima occasione per rimettere a nuovo il polifunzionale, continua a perdere tempo sul bando di affidamento dei lavori e si accontenta di spendere tra i 100 e i 200 mila euro l’anno per fare piccoli lavori che possano limitare i danni e rendere temporaneamente agibile la struttura.

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