Elezioni regionali ottobre 2017, subito Sicilianum come Italicum - QdS

Elezioni regionali ottobre 2017, subito Sicilianum come Italicum

Raffaella Pessina

Elezioni regionali ottobre 2017, subito Sicilianum come Italicum

sabato 02 Luglio 2016 - 06:30
Elezioni regionali ottobre 2017, subito Sicilianum come Italicum

Un Presidente della Regione con una sua maggioranza di trentasei deputati. Necessaria la riforma del sistema elettorale che garantisca una governance

PALERMO – Ieri è entrato ufficialmente in vigore in Italia i cosiddetto Italicum il nuovo sistema elettorale di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.
La legge è nata dal vertice del Nazareno, con Gianni Letta e Silvio Berlusconi, vista male dalla minoranza dem e da Forza Italia e resterà comunque inutilizzabile finché non sarà vinto il referendum costituzionale.
Referendum che il premier sembra voglia posticipare a fine ottobre o anche modificare in conseguenza dei sondaggi che mostrano che il Movimento Cinquestelle arriverebbe primo superando il Pd.
E a proposito di riforma elettorale, sarebbe utile anche in Sicilia un nuovo sistema che superi quello attuale, un sistema che già in precedenza abbiamo denominato Sicilianum. Un sistema che, sull’onda dell’Italicum, preveda un ballottaggio nel caso in cui non vi sia una maggioranza che al primo turno abbia conseguito il 40% dei voti validi. In questo secondo turno vincerà chi avrà preso la metà più uno dei voti. La lista che raggiungesse il 40 % dei voti otterrebbe 40 seggi su 70, il che significherebbe una maggioranza forte ed assoluta.
Inoltre, per modificare la legge elettorale in Sicilia basta l’approvazione nel Parlamento siciliano di una legge regionale ordinaria (art. 41 bis Statuto regionale) non prima però di sottoporla a referendum confermativo, così come previsto dallo Statuto. Sulla necessità della riforma elettorale in Sicilia parla anche Giancarlo Cancelleri nell’intervista di pagina 6 in pubblicazione oggi: “Ci vuole una maggioranza qualificata e comprendo il timore dell’ingovernabilità. Abbiamo sempre pensato a una soluzione come una riforma che debba, al di là della spartizione dei seggi, portare a un premio di maggioranza fisso, che assegni per esempio 10 seggi a chi vince, scelti tra i primi dei non eletti. Il listino del Presidente non funziona e ha portato all’Ars persone che non hanno avuto voti. Il premio di maggioranza deve essere quantificato numericamente, ma c’è bisogno di gente valida che prenda decisioni”.

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