Retribuzioni medie dei lavoratori. Divari tra Nord e Sud - QdS

Retribuzioni medie dei lavoratori. Divari tra Nord e Sud

Adriano Agatino Zuccaro

Retribuzioni medie dei lavoratori. Divari tra Nord e Sud

giovedì 28 Luglio 2016 - 05:30
Retribuzioni medie dei lavoratori. Divari tra Nord e Sud

Ultimo rapporto Inps: il Mezzogiorno risulta fortemente svantaggiato in termini di occupazione femminile. In Sicilia la paga media giornaliera è di 73 euro contro i 102 della Lombardia

PALERMO – Le variazioni delle retribuzioni lorde negli ultimi anni risultano estremamente contenute: la retribuzione media giornaliera è risultata di 88 euro nel 2013 e 2014 e 89 euro nel 2015. La retribuzione media annua (a prescindere da ogni caratteristica contrattuale o di durata del rapporto di lavoro) è marginalmente salita dai 21.343 euro del 2014 ai 21.381 del 2015. Le giornate medie retribuite pro capite sono risultate praticamente costanti (240 nel 2015). Lo certifica l’ultimo rapporto Inps, presentato da Tito Boeri.
Il dato territoriale continua a mettere in evidenza grandi divari: in Lombardia la retribuzione media giornaliera è pari a 102 euro contro i 67 della Calabria. In Sicilia la cifra è pari a 73 euro, terza peggiore performance dietro la citata Calabria e la Puglia (72 euro) e in compagnia di Sardegna e Molise. Evidenze analoghe si ritrovano per le retribuzione medie annue, osservate per i 4,4 milioni di lavoratori full time e full year, neutralizzando quindi le differenze più significative dovute alla diversa quantità di lavoro erogata. La retribuzione media giornaliera di questi lavoratori è salita da 113 euro nel 2013 a 117 nel 2015; la retribuzione annua è passata da 35.254 euro nel 2013 a 36.446 euro nel 2015 (+2,1% sul 2014). Fatto 100 il valore del 2015 l’escursione più ampia si ha tra le qualifiche: mediamente ci vogliono quasi 8 retribuzioni di apprendisti per una da dirigente. Sotto il profilo territoriale la distanza maggiore è tra Calabria e Sardegna da un lato (19 punti sotto la media nazionale) e Lombardia e Lazio dall’altro (11-12 punti sopra), precisa l’Inps.
La relazione tra età e livello delle retribuzioni (con tutto ciò che esse sottendono) costituisce un tema rilevante di osservazione. La retribuzione media giornaliera cresce regolarmente fino ai 60 anni, da poco più di 50 euro a vent’anni fino ai 114 dei 61 anni. L’andamento è conforme a quello osservato per gli occupati full time.
Le retribuzioni medie giornaliere evidenziano differenze rilevanti con riguardo alle caratteristiche anagrafiche: 72 euro per le donne contro 101 per gli uomini, 91 euro per gli italiani contro 66 per gli stranieri, 62 euro per i giovani contro 109 per gli over 54 anni. Tali divari sintetizzano soprattutto la diversa composizione per orario di lavoro (48 euro per il part time contro 105 per il full time), per durata del tempo lavorato (102 euro per i full year contro i 63 per chi lavora fino a tre mesi), per qualifica (467 euro per i dirigenti contro 56 per gli apprendisti), per settore (158 euro nelle attività finanziarie e 56 euro nell’alberghiero-ristorazione).
L’analisi dell’Inps si rivolge con grande attenzione ai dipendenti delle imprese extra-agricole che rappresentano circa due terzi degli assicurati Inps (al netto dei dipendenti pubblici). “È un insieme particolarmente esposto alle oscillazioni della congiuntura economica e perciò determina in buona misura il trend complessivo dell’occupazione”, si legge nel rapporto. La crescita dei dipendenti ha riguardato tutte le regioni, con l’unica eccezione della Valle d’Aosta. Essa è stata particolarmente pronunciata in alcune aree del Centro-Sud: Basilicata (+8,6%), Campania (+5,8%), Lazio (+4,2%) e Calabria (+3,8%); in Sicilia solo il 2,2%. “La maggior crescita dei dipendenti osservata al Sud ha appena scalfito tratti strutturali ancora sfavorevoli rispetto al Nord. Infatti la quota di occupazione femminile, che in molte regioni del Centro Nord é attorno al 45%, al Sud rimane inferiore di almeno una decina di punti (Basilicata 34%, Campania 35%); la quota di occupati stranieri in Puglia e in Sardegna è attorno al 2% contro il 12% di Emilia Romagna e Toscana e il 14% del Trentino Alto Adige”, conclude il rapporto.

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