In aumento il gap tra Sud e resto d'Italia - QdS

In aumento il gap tra Sud e resto d’Italia

redazione

In aumento il gap tra Sud e resto d’Italia

sabato 05 Novembre 2016 - 09:00
In aumento il gap tra Sud e resto d’Italia

Pubblicato il nuovo rapporto sul valore aggiunto dell’Osservatorio Banche Imprese. La Sicilia centrale nel baratro, meglio il Sud Est. Costruzioni ancora male e continueranno a soffrire senza “grandi opere”, meglio il settore del TAC 3.0

ROMA – L’Osservatorio Banche Imprese ha pubblicato il Rapporto sulle previsioni 2017-2020 del valore aggiunto e dell’occupazione per tutte le province italiane e per i comuni del Mezzogiorno, basate su una versione aggiornata del modello TODOMUNDI© (TOp DOwn MUNicipal Domestic Indicators).
Le stime e le previsioni dell’OBI forniscono un quadro ricco di luci ed ombre (soprattutto per alcune zone e per taluni settori produttivi). Al di là di qualche temporaneo miglioramento, segnalato anche dalle ultime stime territoriali dell’Istat per il 2015, e di alcune punte di eccellenza, gran parte del Mezzogiorno continua a perdere terreno rispetto alle altre macro-regioni.
Rispetto al 2007 siamo lontani dal recuperare il terreno perduto, a differenza di quasi tutti gli altri Paesi sviluppati. Le costruzioni vanno ancora male e continueranno a soffrire in assenza di “grandi opere” o di una campagna di miglioramento sismico e ambientale delle abitazioni. L’industria si sta riprendendo, ma non ha ancora recuperato i livelli pre-crisi.
Si intravedono tuttavia alcuni segnali di ripresa soprattutto nei settori del TAC 3.0, rappresentato dal turismo (T), dalla filiera agro-alimentare (A) e da quella della cultura (C). Per una risoluzione delle problematicità, l’OBI ribadisce la sua ricetta: uno sviluppo equilibrato tra i settori a livello locale (ovvero evitare la specializzazione spinta, che espone a rischi maggiori in caso di shock); puntare sul TAC 3.0; favorire la creazione di altri sentieri di sviluppo con opere infrastrutturali che fungano da aggregatore delle diverse attività; puntare su incentivi molto mirati e specifici, invece di disperdere risorse in interventi a pioggia che sono del tutto inefficaci.
Gli aspetti fondamentali del rapporto possono essere riassunti nei seguenti punti:
• Da qui al 2020 continuerà ad allargarsi il divario economico tra il Mezzogiorno ed il resto del Paese: nel Sud il Pil crescerà a ritmi dell’1% l’anno, contro una media nazionale di 1,5%, e l’occupazione solo dello 0,5%. Segnali di ripresa provengono soprattutto dai settori del TAC 3.0, rappresentati dal turismo (T), dalla filiera agro-alimentare (A) e da quella della cultura (C).
• In Italia le regioni complessivamente più dinamiche dovrebbero risultare il Lazio e le Marche (con una crescita media del Pil che sfiorerà il 2% annuo) e l’Emilia e Romagna (+1,7% l’anno). Nel Sud la regione più dinamica sarà probabilmente la Sardegna (+1,2% in media), mentre Basilicata e Molise viaggeranno a tassi di crescita inferiori all’1%.
• Le zone a maggiore sviluppo nei prossimi anni saranno concentrate sul Tirreno centrale (con una appendice nel Nord della Sardegna) e nel Piemonte meridionale. Altri nuclei di crescita, ma piuttosto isolati, potrebbero svilupparsi nel Nord Est e nella Sicilia meridionale.
• Probabilmente non recupereranno i ritmi di crescita pre-crisi alcune zone interne dell’Abruzzo e della Campania; la costa centro occidentale della Sardegna; la Sicilia centrale; alcune aree della Toscana e del Lazio meridionale; varie province del Nord-Ovest.
• Tra i maggiori comuni del Sud, nei prossimi anni dovrebbero registrare una crescita tra il 3% e il 5% l’anno: Avellino, Caserta, Ragusa, Palermo e Catania. Dovrebbero crescere oltre il 2% l’anno: Catanzaro, Crotone, Aversa, Taranto. Olbia, Sassari, Pescara. Il Pil potrebbe invece contrarsi (a ritmi compresi tra il -1,5% al .0,6% l’anno) in alcuni grandi centri della Sicilia (Bagheria, Trapani, Agrigento, Vittoria, Marsala).
• Si nutrono grandi speranze sulla nuova governance delle politiche territoriali.
Secondo l’Osservatorio, quindi, per riprendere un percorso di crescita sarà necessario un piano strutturato di politica industriale che detti temi e tempi, interventi e risorse per riprendere un percorso virtuoso di sviluppo e dia attuazione ai programmi con meccanismi efficaci di governance che coniughino le strategie di programmazione nazionale con le specificità territoriali.
In altri termini, piano nazionale della logistica, Masterplan e patti per lo sviluppo dei territori, dovranno essere coniugati con politiche attente al superamento dei deficit strutturali del sistema produttivo sul piano delle dimensioni aziendali, delle capacità patrimoniali e finanziarie, delle dimensioni organizzative, tecnologiche, innovative, nonché sul piano dell’internazionalizzazione.

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