Formazione, gestione "allegra". L'Ars prova a correre ai ripari - QdS

Formazione, gestione “allegra”. L’Ars prova a correre ai ripari

Michele Giuliano

Formazione, gestione “allegra”. L’Ars prova a correre ai ripari

martedì 13 Dicembre 2016 - 06:20
Formazione, gestione “allegra”. L’Ars prova a correre ai ripari

Con la nuova attività formativa alle porte c’è il rischio di nuove assunzioni: in arrivo una legge. Giunta vara una norma per costringere gli enti ad assumere i dipendenti dell’Albo

PALERMO – Dopo anni di assunzioni selvagge, in un settore che ha ormai raggiunto un punto di non ritorno, con finanziamenti limitati che non riescono a coprire il fabbisogno economico del personale degli enti accreditati nel sistema della Formazione professionale, il governo regionale cerca di mettere un freno.
La norma, al momento approvata dalla giunta Crocetta in attesa dell’esame all’Ars per l’ok definitivo, dovrebbe costringere gli enti ad utilizzare il personale iscritto all’albo che ha perso il lavoro. Nel caso in cui si dovesse far ricorso a personale esterno, l’ente dovrebbe motivare la scelta fatta. In caso contrario, andrebbe incontro ad una sanzione, che dovrebbe essere lo stop dei corsi.
L’ultimo tentativo, da parte delle istituzioni, di bloccare il continuo inserimento di nuovo personale, come sta succedendo per l’avvio dei corsi Oif, dedicati ai ragazzi che scelgono un percorso alternativo alla frequentazione del biennio della scuola superiore, in modo da conseguire una qualifica professionale spendibile nel mondo del lavoro. Per lo svolgimento di questi corsi era stato stimato l’utilizzo di circa 1.500 lavoratori, che gli enti stanno reclutando liberamente all’esterno dell’albo, anche per profili professionali, come gli amministrativi, disponibili dopo i licenziamenti in diversi enti.
Nonostante gli incontri tra le parti istituzionali, i direttori degli enti e i sindacati, le assunzioni sono continuate in maniera indiscriminata, per cui il governo ha deciso di procedere sulla via legislativa. Se gli enti non vogliono collaborare con le buone, rispondendo al dovere morale di non lasciare in mezzo ad una strada migliaia di persone che ormai da anni si trovano in condizioni di precariato, allora l’Ars sarà chiamata ad intervenire con una legge apposita che dovrebbe tutelare chi è già nel circuito, e ne è rimasto fuori per i più svariati motivi.
Al momento, infatti, stiamo assistendo ad una nuova infornata di personale, scelta grazie a competenze individuate ad hoc, che si aggiunge all’enorme mole di assunzioni effettuate dal 2000 in poi, oltre il 60 per cento del totale. Si tratta di quasi 4.000 assunzioni tra personale amministrativo e docenti che hanno più che raddoppiato le piante organiche. In particolare, nel triennio 2006-2008 sono state effettuate quasi il 45 per cento delle assunzioni dell’intero comparto. “è stato notato dall’amministrazione – ha sostenuto recentemente la Commissione d’inchiesta istituita all’Ars sulla Formazione – che il reclutamento del personale ed il relativo impiego sono stati, di fatto, totale appannaggio degli enti di formazione, i quali hanno spesso applicato criteri di eccessiva larghezza”.
Scelte che hanno portato a qualcosa come poco più di 7 mila dipendenti a tempo indeterminato, divisi quasi equamente tra docenti e personale amministrativo ed ausiliario, più un altro paio di migliaia di persone con contratti a tempo determinato. Tutto questo mentre le iscrizioni degli allievi diminuiscono (meno 13,4 per cento). Nel 1999 gli enti accreditati per la formazione in Sicilia erano “solo” 42, dieci anni dopo sono diventati 250. Una moltiplicazione di posti e di clientele, senza alcuna ricaduta per l’occupazione. A confermarlo la Corte dei Conti ma anche il sistema informativo Excelsior di Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro, che in un recente studio sul settore hanno acclarato come in Sicilia esiste un “disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle realmente in possesso dalla forza lavoro in cerca di occupazione”.
Corsi di formazione, quindi, ad altissimo costo economico e sociale ma sostanzialmente inutili per lavorare.

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