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L’Europa chiede economia green, le imprese siciliane non rispondono

Rosario Battiato

L’Europa chiede economia green, le imprese siciliane non rispondono

venerdì 16 Dicembre 2016 - 03:00
L’Europa chiede economia green, le imprese siciliane non rispondono

Ispra: le aziende dell’Isola certificate come “attente all’ambiente” rappresentano l’1,5% del totale nazionale. In Sicilia meno di mille organizzazioni hanno ottenuto il marchio di qualità ecologica

PALERMO – L’Ue punta sull’ambiente. E non soltanto nella fase di collaborazione con gli stati membri, ma anche in un percorso strategico da affrontare con le imprese. L’obiettivo è tracciato ormai da decenni: trasformare l’Unione in una economia a basse emissioni di carbonio e, allo stesso tempo, efficiente nell’utilizzo delle risorse, green e competitiva sui mercati. Si può trovare tutto nell’ultimo annuario dei dati ambientali dell’Ispra.
Lungo il cammino green delle imprese ci sono delle azioni da compiere che rientrano in una politica di maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori, che possono così scegliere in assoluta autonomia i prodotti che meno incidono sull’ambiente. Questi strumenti, assolutamente volontari per le imprese, si chiamano regolamenti ad attuazione volontaria e sono l’Emas (Regolamento CE 1221/2009) e l’Ecolabel (Regolamento CE 66/2010) che “favoriscono una migliore gestione delle risorse – si legge nel report Ispra –, la responsabilizzazione diretta nei riguardi dell’ambiente e promuovono l’informazione al pubblico sul miglioramento delle prestazioni ambientali di processi e prodotti”.
L’Emas certifica il livello di attenzione che un’impresa/organizzazione dedica alle problematiche ambientali. L’Italia è uno dei Paesi leader del settore, secondo posto dopo la Germania, anche se dal 2013 la tendenza è quella di un calo delle registrazioni “attribuibile nella maggior parte dei casi alla mancata richiesta di rinnovo da parte delle organizzazioni, in maggioranza di piccole dimensioni”.
Per l’Ispra la ragioni di questa regressione vanno rintracciate “nella difficile situazione economica che ha colpito anche il nostro Paese, sia nell’assenza dei ritorni attesi in termini di visibilità e di riconoscibilità del logo Emas e benefici economici destinati alle piccole imprese di semplificazioni procedimentali”.
Negli ultimi sei anni, tra il 2010 e il 2015, soltanto cinque regioni hanno registrato una crescita del numero di organizzazioni registrate: Valle D’Aosta (+66,6%), Lombardia (+32,5%) Piemonte (+29,4%), Lazio (+21,1%) e Trentino-Alto Adige (+9,6%). Per tutte le altre c’è soltanto il segno negativo. L’Isola, ad esempio, è passata da 32 a 16 e attualmente il suo peso sul totale nazionale è pari all’1,5%. La Lombardia domina con 191, segue l’Emilia Romagna con 166.
L’Ecolabel è un marchio di qualità ecologica e contraddistingue prodotti e servizi caratterizzati da un “ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita, garantendo al contempo elevati standard prestazionali”. In Sicilia ci sono 19 licenze per servizi certificati.
Tra le certificazioni c’è anche la Uni-En-Iso 14001 che rappresenta “un indicatore di sensibilità verso l’ambiente delle imprese e delle organizzazioni che intendono gestire e diminuire i fattori di pressione derivanti dalle proprie attività”. In tale ambito rientrano, ad esempio, la riduzione dell’utilizzo di materie prime, delle emissioni e dei rifiuti, il miglioramento delle prestazioni ambientali.
In Italia ce ne sono 16.716 registrate, il dato più elevato dal 2004 al 2015, e di queste ce ne sono 695 in Sicilia, pari al 4,1%. Per far crescere i numeri ci sono già dei correttivi in atto. Ad esempio grande interesse si “sta registrando con la recente adozione della Legge 221/2015 sulla Green Economy che contiene importanti disposizioni atte a promuovere sia in maniera diretta che indiretta i prodotti e servizi con il marchio Ecolabel UE”. La strada è quella giusta: puntare sulla semplificazione burocratica, sui benefici fiscali di lungo periodo e sul maggiore peso dei bandi pubblici.

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