Consumo suolo, Catania e Palermo restano tra le 10 città più “voraci” - QdS

Consumo suolo, Catania e Palermo restano tra le 10 città più “voraci”

Rosario Battiato

Consumo suolo, Catania e Palermo restano tra le 10 città più “voraci”

venerdì 23 Dicembre 2016 - 04:00
Consumo suolo, Catania e Palermo restano tra le 10 città più “voraci”

Ispra: tra 2012 e 2015, i maggiori incrementi in Italia si sono registrati a Matera, Caltanissetta e Trapani. Ragusa è il centro con la maggiore quantità di territorio consumato pro capite

PALERMO – L’obiettivo per il 2050 è di quelli ambiziosi. L’Ue ha fissato per quella data il “no net land take”, cioè portare a zero il consumo di suolo negli Stati membri. Il percorso sembra ancora complicato, soprattutto se consideriamo gli ultimi dati per l’Italia relativi al 2015 e pubblicati nelle scorse settimane dall’Ispra all’interno dell’ultimo Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano. Città siciliane che restano tra le più affamate di suolo.
Il consumo di suolo è quel fenomeno che riguarda la copertura di superfici naturali (anche agricole o seminaturali) con cemento (edifici, fabbricati, infrastrutture e aree impermeabilizzate e a copertura artificiale). Un fenomeno che è stato particolarmente feroce nel corso dei decenni passati e che non accenna ancora a fermarsi. A livello nazionale, infatti, la tendenza all’impermeabilizzazione del suolo risulta ancora in crescita o, nel migliore dei casi, stabile. E non sono buone notizie, perché il consumo di suolo agevola la vulnerabilità del suolo attraverso “l’aumento dell’erosione – spiegano dall’Ispra –, del ruscellamento e del ristagno di acque dovuti alla mancata infiltrazione, fenomeni che potrebbero essere ulteriormente inaspriti dal potenziale aumento di frequenza di eventi estremi”.
Gli eventi delle ultime settimane, che hanno interessato da vicino diverse città isolane, hanno dimostrato la sostanziale impreparazione a un regime pluviometrico sempre più sostanzioso che, combinato con la sistematica azione di alterazione delle condizioni naturali originarie, diventa ancora più devastante sul fronte del rischio idraulico e da frana. Nel mirino dell’Ispra i comuni capoluogo che “non hanno previsto, molto spesso per scelta, nello sviluppo di nuovi piani urbanistici, azioni destinate al miglioramento della riqualificazione fluviale o alla manutenzione del reticolo idrografico minore (inclusi i sistemi di raccolta acque piovane e di condotte fognarie)”.

Quali sono i comuni più a rischio?
“I valori più alti per il 2015, superiori al 50%, si riscontrano nei comuni di Torino (63%), Napoli (61,9%), Milano (57,2%) e Pescara (50,8%), mentre 26 Comuni presentano i valori più bassi, inferiori al 10 % di cui Enna, Villacidro e Tempio Pausania mostrano i valori percentuali più bassi (rispettivamente 3,8%, 3,2% e 3,2%)”. Ci sono due siciliani, invece, tra i comuni che hanno fatto registrare il maggior incremento di consumo di suolo tra il 2012 e il 2015, si tratta di Caltanissetta e Trapani (rispettivamente 2,8% e 2,1%), che si trovano al secondo e terzo posto di questa speciale classifica, subito dopo Matera. Anche Ragusa merita una menzione particolare, perché è la prima città con la maggiore quantità di suolo consumato pro-capite (657 mq per abitanti).

Venendo più in dettaglio ai dati siciliani
, il report conferma che tutte le isolane, in linea con la tendenza nazionale, hanno fatto registrare un incremento del consumo di suolo (stima della percentuale di suolo consumato sul totale dell’area comunale) nelle aree urbane tra il 2012 e il 2015. Oltre Trapani e Caltanissetta, sono Catania (1,6) ed Enna (1,1) ad aver fatto registrare gli altri numeri preoccupanti. Anche i dati in valore assoluto confermano una tendenza pericolosa: Catania (5.020 ettari nel 2015) e Palermo (6.303) sono tra le prime dieci d’Italia per voracità.

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