Depurazione, relazione di Galletti: "Inadempienti Regioni e Comuni" - QdS

Depurazione, relazione di Galletti: “Inadempienti Regioni e Comuni”

Rosario Battiato

Depurazione, relazione di Galletti: “Inadempienti Regioni e Comuni”

venerdì 20 Gennaio 2017 - 05:00
Depurazione, relazione di Galletti: “Inadempienti Regioni e Comuni”

Il ministro dell’Ambiente ha illustrato in commissione Bilancio il decreto che istituisce il commissario unico. L’obiettivo è bloccare le tre procedure di infrazione Ue pendenti sull’Italia

PALERMO – Tutte gli aggiornamenti sulla depurazione dalla fonte più ufficiale e attendibile. È stato il ministro Galletti a parlare in audizione in commissione Bilancio alla Camera, prendendo spunto dalla richiesta di approfondire alcuni aspetti del decreto legge 29 dicembre 2016 n.243 che definisce la figura del commissario Unico per la depurazione.
Questa norma si inserisce “nell’oramai annosa questione del rispetto della normativa europea da parte delle Amministrazioni locali e regionali che, già oggi, ha portato alla pronuncia di due sentenze di condanna nei confronti dell’Italia da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e al pagamento di ingenti sanzioni pecuniarie”. Le procedure nel settore della depurazione derivano essenzialmente da inadempimenti “ascrivibili ad Amministrazioni regionali ed enti locali, in particolare nelle materie acque e rifiuti”. Un passaggio che il ministro Galletti ha voluto evidenziare per presentare “l’imprescindibile necessità di dare attuazione agli impegni nel medio e lungo termine da parte di chi ha la responsabilità del bene comune, ad ogni livello di governo”.
Intanto è opportuno ricordare che la direttiva di riferimento nel settore della depurazione è la 91/271/CEE e prevede che tutti gli agglomerati con carico generato superiore a 2.000 abitanti equivalenti “siano provvisti di rete fognaria e di impianti depurativi, secondo specifiche modalità e tempi di adeguamento in funzione del carico generato e dell’area di scarico (in area sensibile o meno)”. Sono passati più di dieci anni dall’ultima scadenza relativa ai tempi di adeguamento (31 dicembre del 2005), ma l’Italia resta sempre indietro rispetto agli altri.
A causa di questo ritardo ci sono state ben tre procedure di infrazione relative alla violazione della disciplina, così come abbiamo sottolineato più volte su queste pagine, ma la situazione si presenta differente da caso a caso.

LE PROCEDURE APERTE
1 La 2004/2034 “Cattiva applicazione della direttiva 91/271/CEE nelle Aree Normali con più di 15.000 abitanti” ha già avuto una prima sentenza di condanna della Corte di Giustizia Ue del 19 luglio 2012 (causa C-565/10). In questo caso ci sono nel mirino 80 agglomerati (51 in Sicilia). Per il governo si prevede la data di raggiunta conformità tra la fine del 2017 e il 2024 con 122 interventi per un finanziamento già operativo di 1,6 miliardi di euro. Su questa infrazione pesa anche una seconda condanna, così come ampiamente trattato nei mesi scorsi, con una sanzione forfettaria una tantum di 62,6 milioni di euro e un’altra giornaliera pari a 346mila euro (61,3 milioni a semestre).
2 La 2009/2034 “Cattiva applicazione della direttiva 91/271/CEE nelle Aree Sensibili con più di 10.000 abitanti” ha avuto una sentenza di condanna della Corte di Giustizia Ue del 10 aprile 2014 (causa C-85/13). In questo caso ci sono ancora 34 agglomerati segnalati dall’Ue e tra questi 5 si trovano in Sicilia. La Commissione Ue potrebbe considerare conformi altri 7 agglomerati, ma nessuno di questi si trova in Sicilia.
3 La 2014/2059 “Cattiva applicazione della direttiva 91/271/CEE in un numero consistente di agglomerati (878) con più di 2000 abitanti collocati sia in aree ‘normali’ che in aree ‘sensibili’” con un iter in fase di “Parere motivato”, quindi non ancora a rischio sanzione.

COMMISSARI REGIONALI IL GOVERNO FA MEA CULPA
Dopo la nomina di 6 commissari straordinari tramite lo Sblocca Italia – in Sicilia l’assessore Contrafatto –, si “deve constatare – ha spiegato Galletti – che tale scelta non ha prodotto i risultati sperati per diverse ragioni: la nomina di una molteplicità di commissari non ha consentito di conseguire economie di scala rilevanti portando, invece, in alcuni casi alla duplicazione di strutture inutili”. Anche per queste ragioni si è arrivati alla nomina dell’unico Commissario che, nel momento in cui entrerà in azione (si prevede entro gennaio), farà cessare gli altri.

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