Bersani: "Se Renzi forza nascerà il nuovo Ulivo" - QdS

Bersani: “Se Renzi forza nascerà il nuovo Ulivo”

redazione

Bersani: “Se Renzi forza nascerà il nuovo Ulivo”

giovedì 02 Febbraio 2017 - 07:00
Bersani: “Se Renzi forza nascerà il nuovo Ulivo”

Così l’ex segretario Pd. Si infuoca il dibattito sulla leadership Pd

ROMA – Se Matteo Renzi dovesse “forzare” e spingere per il voto senza un congresso sarebbe la fine del Pd.
Lo dice Pier Luigi Bersani in un’intervista.
“Se Renzi forza, rifiutando il Congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D’Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico”.
“Per anticipare il congresso – aggiunge – servono le dimissioni del segretario. Evidentemente qualcuno non si vuole dimettere, e infatti il Congresso anticipato non l’ha mai proposto. Ora dico io: chiamalo come vuoi, congresso, primarie, ma un luogo di confronto e di contendibilità lo chiedo”.
Conclude Bersani: “Sia chiaro, serve una roba vera, non una gazebata. Non pretendo certo che si cambi lo Statuto come feci io, quando in nome della democrazia feci le primarie con Renzi.
Si trovi il modo. Io non sto dicendo che non si può votare prima della scadenza naturale. Sto dicendo: andiamoci con ordine, dopo un congresso e con una legge elettorale decente”.
L’ex segretario ha poi definito “inaccettabile” la frase di Renzi sui vitalizi: l’ex segretario spiega: “Ci può star tutto nella vita, comprese le diverse opinioni, però se buttiamo anche a mare la dignità del Parlamento non si capisce dove andiamo. Non può insultare il Parlamento. I vitalizi non ci sono più dal 2012 e ci sono qui dentro deputati 30enni che non sono qui ad aspettare i 65 anni per avere qualche euro di contributi. Non so se siano bersaniani o renziani: oggi ne ho visto qualcuno che piangeva. Gente onesta, perbene, che fa la politica perché ci crede. Perché non si vive di solo pane. Il rispetto conta”.
Anche il Presidente della Camera, Laura Boldrini, non ha gradito l’attacco dell’ex premier e in una nota, risponde a tono, seppur senza mai nominarlo in modo esplicito: “Lasciar intendere che la maturazione dell’eventuale pensione possa essere il criterio-guida in base al quale i deputati decideranno sulla conclusione della legislatura rischia di contribuire alla delegittimazione del Parlamento. Si fa torto così a tanti membri della Camera, delle più diverse parti politiche, che meritano rispetto per il loro serio lavoro quotidiano”.
“Ho già espresso l`auspicio che, nel periodo restante della legislatura, si completino importanti interventi legislativi nel contrasto alla povertà e in materia di diritti. Nulla vieta che si possa nuovamente agire, dopo la riforma del 2012, anche sulle pensioni dei parlamentari. Se lo ritengono, compete alle forze politiche – a partire da quelle più consistenti – attivarsi al riguardo. Sarebbe questo – conclude Boldrini – l’unico modo efficace e responsabile di affrontare il tema”.

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