Agrumi, la valorizzazione passa dalla Sicilia - QdS

Agrumi, la valorizzazione passa dalla Sicilia

Melania Tanteri

Agrumi, la valorizzazione passa dalla Sicilia

martedì 28 Febbraio 2017 - 03:00
Agrumi, la valorizzazione passa dalla Sicilia

A Catania un convegno sul tema organizzato da Cia, Confagricoltura e Copagri, moderato dal nostro direttore, Carlo Alberto Tregua. Mario Guidi: “Occorre un’allenza con i Paesi del Sud Europa per affrontare la crisi agrumicola”

CATANIA – Fare squadra e costruire un brand che possa affrontare la concorrenza internazionale. Si è parlato di agrumi e della loro valorizzazione in termini di esportazione, venerdì scorso al Romano Palace, in occasione del convegno organizzato da Cia, Confagricoltura e Copagri, e moderato dal direttore del Quotidiano di Sicilia, Carlo Alberto Tregua, che ha visto riunirsi produttori, organizzazioni di categoria ed esponenti politici, per affrontare la crisi agrumicola. Per superare la quale occorrono una serie di azioni, legislative, prima di tutto, ma anche di alleanze tra gli stati produttori dell’Unione europea, i cui mercati sono messi in crisi dai prodotti che arrivano dall’estero, in particolare dal Sudafrica e dai paesi del Maghreb.
Lo ha affermato Mario Guidi, presidente nazionale Confagricoltura. . “Occorre fare un’alleanza con i paesi del Sud Europa – ha detto. Nel mondo si cerca il Made in Italy e la richiesta di agrumi cresce, per questo dobbiamo migliorare e aggregarci, non per incrementare il prodotto ma per essere più efficienti, per conquistare nuovi mercati. Ma per fare questo – ha precisato – occorre anche brandizzare il nostro prodotto”.
Ma anche difendersi dall’aggressione dei prodotti provenienti dall’estero attivando una legislazione che, ad esempio, blocchi gli agrumi affetti da fitopatie.
“Le fitopatie vanno fermate intanto regolando le importazioni di materiale e adottando i criteri di prevenzione e che sono già scritti ma che non vengono rispettati – ha sottolineato il presidente nazionale Cia, Dino Scanavino – dal punto di vista commerciale occorre un piano agrumicolo che incentivi un’aggregazione virtuosa sul territorio e forzi le industrie italiane a privilegiare l’utilizzo degli agrumi italiani, mettendo in chiaro un sistema di import: la nostra controparte è l’industria non gli agricoltori”.
Azioni che vanno sostenute dal Governo nazionale, partner indispensabile dei produttori. “È un problema nazionale – ha dichiarato il sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione – e come tale deve essere una priorità nell’agenda del Governo. Serve finanziare la programmazione per una nuova fase produttiva, che dia valore alla qualità, alla competitività nei mercati al consumo e un adeguato sostegno alle politiche di filiera, salvaguardando i redditi e l’occupazione. Una crisi che nella concorrenza sleale di prezzi e qualità di prodotto, e nel contrasto alle fitopatie introdotte da piante infette, gioca la sua partita più dolente.”.
E i numeri del settore confermano l’emergenza di far fronte comune per tutelare un settore che rappresenta una delle voci più significative dell’economia nazionale e del Meridione, in particolare.
La produzione di agrumi in Italia, per la campagna dello scorso anno, è aumentata di circa il 40 per cento rispetto a quella 2014/2015; mentre, per la campagna attuale, si presume che la produzione si attesti ad un meno 50. Ma il Governo ha una strategia. “Puntiamo ad un piano nazionale sugli agrumi – ha aggiunto il sottosegretario – ci sono investimenti e una maggiore aggregazione dell’offerta da realizzare: partiremo dal vivaismo per la ricerca di nuove varietà e per una difesa fitosanitaria con un piano di riconversione parietale e reimpianti moderni e innovativi”. Anche l’Ue deve però fare la sua parte, come ha evidenziato l’eurodeputata Michela Giuffrida, membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento europeo. “La posizione del Parlamento europeo però – ha evidenziato – è sempre stata chiara. C’è moltissima attenzione per gli aspetti fitosanitari e per bloccare le importazioni di prodotti che arrivano da Paesi terzi che sappiamo essere ad alto rischio”.

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