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Etna, gli antichi relitti di magma che raccontano passato e futuro

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Etna, gli antichi relitti di magma che raccontano passato e futuro

domenica 05 Marzo 2017 - 07:30
Etna, gli antichi relitti di magma che raccontano passato e futuro

Grazie al software Fierce i ricercatori etnei dell’Ingv ricostruiscono l’alimentazione vulcanica del passato. Osservati 5 vulcani. Marco Neri: “Studiamo i dicchi per capire l’evoluzione geologica”

CATANIA – Si chiama Fierce il nuovo software utilizzato da un team di ricercatori dell’Osservatorio etneo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv-Oe), per studiare i relitti di magma non eruttato (dicchi magmatici) e ricostruire gli antichi sistemi di alimentazione dei vulcani confrontandoli con quelli attuali, per ipotizzare possibili futuri scenari eruttivi.
Fierce (che sta per Finding volcanic eruptive centers by a grid-searching algorithm in R) è stato elaborato in collaborazione con il Dipartimento politecnico di ingegneria e architettura dell’Università di Udine e con l’Instituto de bio y geociencias del noroeste argentino di Salta, ed è in grado di analizzare la disposizione geometrica dei dicchi e individuare la posizione dei centri vulcanici che li hanno generati. La ricerca è stata pubblicata su Bullettin of volcanology.
“Questo software – ha spiegato Marco Neri, vulcanologo dell’Ingv-Oe – è stato applicato a cinque vulcani dalle caratteristiche differenti: i vulcani italiani Etna, Stromboli e Somma-Vesuvio; l’americano Summer Coon; e, infine, l’argentino Vicuña Pampa”.
I dicchi sono stati considerati come prodotti da intrusioni magmatiche superficiali (alcune centinaia di metri) o profonde (alcuni chilometri). Quelli superficiali possono avere una distribuzione geometrica puramente “radiale”, quando tutti i dicchi convergono in un unico punto (il centro vulcanico), oppure “tangenziale”, nel caso in cui i dicchi si allineano lungo superfici semi-circolari come le pareti di una caldera.
Le intrusioni magmatiche profonde, invece, generano dicchi “regionali”, ovvero disposti lungo fratture della crosta terrestre che si estendono per vari chilometri. Il software Fierce ha permesso di indagare tutte e tre le combinazioni di dicchi, individuando quella più probabile per ogni vulcano analizzato.
“Se l’americano Summer Coon è risultato un vulcano alimentato esclusivamente da dicchi radiali convergenti in un unico centro eruttivo – ha osservato Marco Neri – nei casi italiani dell’Etna e del Somma-Vesuvio i dicchi indicano che i centri vulcanici più antichi avevano posizioni diverse rispetto a quella attuale.
A Stromboli, invece, è risultato evidente come alcuni dicchi superficiali siano stati deviati delle pareti della Sciara del Fuoco, mentre altri risultano allineati secondo faglie tettoniche regionali della crosta terrestre.
Nell’argentino Vicuña Pampa, infine, il software ha individuato due antichi centri eruttivi che hanno alimentato quel vulcano, nonostante l’erosione abbia smantellato quasi completamente l’apparato eruttivo”.
I dicchi magmatici osservati lungo le pareti erose dei vulcani, come nella Valle del Bove dell’Etna o nella Sciara del Fuoco dello Stromboli sono formati da magma che, raffreddandosi lentamente all’interno delle fratture, si solidifica diventando roccia dura e compatta.
“Trovandosi all’interno dei vulcani – ha proseguito il vulcanologo – i dicchi restano ai nostri occhi quasi sempre invisibili. Solo in rari casi possono affiorare in superficie, quando il vulcano è profondamente eroso o quando violente esplosioni formano profonde caldere”. Tutti questi processi fanno emergere strati interni degli apparati vulcanici e mostrano i dicchi e gli antichi sistemi di alimentazione magmatica.
“Studiare i dicchi significa, quindi – ha concluso Marco Neri – analizzare il passato di un vulcano e i suoi antichi sistemi di alimentazione, per capirne l’evoluzione geologica. Nel corso dei secoli i vulcani cambiano, modificano la loro forma, la posizione delle camere magmatiche e dei condotti eruttivi. La comprensione di questo passato, quindi, può dare informazioni utili anche sul futuro di un vulcano e su come esso evolverà”.

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