Eni per il territorio, non solo bonifica - QdS

Eni per il territorio, non solo bonifica

Eni per il territorio, non solo bonifica

venerdì 31 Marzo 2017 - 01:00
Eni per il territorio, non solo bonifica

L’esperienza vissuta dai ragazzi del Liceo classico Eschilo di Gela per l’Alternanza Scuola Lavoro

Priolo Gargallo, 2 febbraio 2017 – L’esperienza da noi vissuta come partecipanti al progetto di Alternanza Scuola Lavoro non resta nelle aule del Centro di Formazione di Eni Corporate University di Gela. Infatti, seguiti come sempre dai nostri fedeli Luca e Massimo, che si prendono cura di noi durante la nostra permanenza in Eni, ci siamo spostati alla Raffineria di Priolo Gargallo, per visionare l’impianto TAF (Trattamento Acque di Falda) e, nel pomeriggio, scendere in campo in un territorio “in bonifica” che originariamente era un pontile di carico per navi petroliere.
La zona presa in questione è la Penisola Magnisi che, come il grande storico Tucidide ci descrive, era ed è una “lingua che si protende nel mare da uno stretto istmo, e dalla città di Siracusa è poco lontana sia a piedi che per nave”; difatti la penisola si trova geograficamente a Priolo Gargallo, quindi in zona siracusana.
Al di là delle competenze da noi acquisite in ambito tecnico, è stato interessante capire che nel processo industriale, non esiste solo la parte della produzione, ma anche e soprattutto del rispetto e della cura dell’ambiente, che va salvaguardato sia per un benessere nostro e presente, ma anche e soprattutto futuro. Arrivati in area, abbiamo visonato la zona e preso coscienza del non indifferente impatto ambientale che il ponte di scarico possedeva. Cosa di cui personalmente non ero a conoscenza è il fatto che durante il processo di bonifica, non si fa affidamento soltanto a esperti in quel preciso settore (ovvero la bonificazione di un terreno), ma di archeologi che seguono il processo e, nel caso in cui vengano trovati dei reperti – cosa più che normale in una zona come la Sicilia, ricca di beni archeologici – anche le fasi successive per conservare questi ultimi. Proprio per questo motivo, dagli scavi eseguiti per la bonifica, sono venuti alla luce non pochi reperti greci tra cui anfore e addirittura resti umani risalenti al 1500 a.C. circa. Questo per far capire che la nostra Sicilia, già dai tempi più remoti, non solo era un luogo altamente popolato, ma anche un grande centro di fervore culturale.
Attualmente la penisola, archeologicamente parlando, è chiamata con il nome di Thapsos ed è uno dei più importanti centri protostorici siciliani. Con questo nome si identifica anche la cosiddetta Cultura di Thapsos che è appunto la testimonianza di un grande centro abitato nell’età del Bronzo. Eni, sotto questo aspetto, non solo ha saputo ripristinare un territorio nel rispetto dell’ambiente, ma ne ha giovato anche la cultura e di conseguenza il nostro patrimonio storico e archeologico, e questo non è mai un male.

Roberta Maria Pia Rizzo – IV C Liceo Classico “Eschilo”- Gela

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