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Quei furbetti che infangano la Pa

Giovanna Naccari

Quei furbetti che infangano la Pa

martedì 18 Aprile 2017 - 07:00
Quei furbetti che infangano la Pa

Corte dei Conti: dipendenti e politici infedeli tra assenteismo, spese folli, indennità d’oro e incarichi illegittimi. Danni economici e d’immagine che alimentano la rabbia dei cittadini

PALERMO – L’idea che la Pubblica amministrazione sia “cosa loro”, piuttosto che a servizio di tutti, continua ad annidarsi nella mente di alcuni dipendenti. Si tratta di una minoranza, rispetto ai tanti che svolgono un servizio pubblico con onestà e dedizione, ma fenomeni come corruzione, assenteismo, spese non autorizzate sono costantemente al centro della cronaca.
Nel 2016 “per vicende corruttive, intese nella più ampia accezione, sono state emesse 20 citazioni in giudizio, con una contestazione di danno pari a circa 3,3 milioni di euro”, scrive il procuratore regionale della Corte dei Conti Giuseppe Alosio, nella relazione presentata a febbraio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario”. Per il danno all’immagine della Pubblica amministrazione si segnalano in particolare 9 citazioni. Per i reati di corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio sono state avviate 91 istruttorie.

Assenteismo

L’assenteismo è un comportamento illecito che unisce Nord e Sud del Paese. Sono eventi “sempre più percepiti dall’opinione pubblica come principale causa delle disfunzioni della Pubblica amministrazione, anche per il considerevole clamore mediatico che ne deriva”, osserva il procuratore Alosio per il quale 25 istruttorie “assumono particolare significato” tra le indagini avviate nel 2016.
In particolare, vengono citati fenomeni che riguardano i Comuni di Acireale (62 dipendenti), Milazzo (59), Villafrati (26), Furci Siculo (28), Pachino (6), il personale del Libero Consorzio di Siracusa (29), dell’Asp di Ragusa (36) e dell’Ufficio regionale per i diritti dei detenuti (9).
La normativa per fermare i furbetti del cartellino oggi è più severa. Con il Decreto legislativo 116 del 20 giugno 2016 , il Governo nazionale ha modificato l’articolo 55-quater del Dlgs 165/2001.
Per i casi di flagranza accertati, anche con sistemi automatici e di videoregistrazione, il Dlgs 116 ha previsto un procedimento disciplinare (sospensione cautelare entro 48 ore, licenziamento entro i successivi 30 giorni), nonché la denuncia penale e contabile e il risarcimento del danno all’immagine. Per quest’ultimo, c’è anche il criterio di quantificazione (non inferiore a sei mensilità dell’ultimo stipendio in godimento). Ma nell’ultimo triennio in Sicilia, con la precedente normativa, “sono stati licenziati per assenze ingiustificate appena dodici su un totale di circa ventimila dipendenti”, osserva il pm contabile nella relazione dell’anno 2016, riferita agli eventi del 2015.

Spese e gettoni di presenza

Tra gli atti depositati nel 2016 dalla Procura della Corte dei Conti per la Regione siciliana, riguardanti comportamenti a danno delle casse dei Comuni, una citazione per un importo di 208 mila euro riguarda i consiglieri e la Giunta del Comune di Siracusa per la costituzione e il successivo scioglimento di quattro società in house per l’affidamento di alcuni servizi comunali “prescindendo totalmente da qualsiasi valutazione circa la convenienza dell’opzione societaria rispetto ad altre scelte”, scrive il procuratore Aloisio.
Un’altra citazione per 808 mila 160 euro è stata depositata nei confronti del sindaco, del responsabile del settore economico-finanziario e di un consigliere comunale, condannati con sentenza penale definitiva per vari reati contro la Pubblica amministrazione, “per l’illegittima emissione di mandati di pagamento privi di giustificazione e/o autorizzazione e alterazione di dati del bilancio del Comune di Caccamo e per danno all’immagine”.
A carico dei consiglieri comunali di Canicattì, in provincia di Agrigento, c’è una citazione per l’indebita percezione di gettoni di presenza per un importo complessivo di oltre 360 mila euro. In un Comune della provincia di Trapani l’apertura dell’istruttoria è stata determinata sia “dall’anomalo aumento dei gettoni di presenza spettante ai consiglieri da euro 95,00 (importo già maggiore del 25% rispetto a quello previsto) a euro 155,00, sia dall’illegittima liquidazione di gettoni a consiglieri comunali assenti”, si legge nella relazione del procuratore della Corte dei Conti per la Sicilia.

Incarichi, missioni, indennità
Guardando agli Enti locali, nei confronti del sindaco e degli assessori del Comune di Palagonia, in provincia di Catania, è stata emessa una citazione per 102 mila 353 euro, come si legge nella relazione del procuratore Aloisio per “l’inquadramento illegittimo di personale effettuato attraverso il riconoscimento di progressioni verticali disposte in violazione dell’art. 36 del Dlgs 29/1993”. Altre citazioni riguardano: un sindaco di un Comune della provincia di Caltanissetta per “illegittimo conferimento di incarico professionale per la redazione di progetto esecutivo lavori di riqualificazione” (46 mila 187 euro); un sindaco di un altro Ente nisseno “per conferimento di incarico dirigenziale a dipendente sprovvisto di titolo (35 mila 455 euro); il presidente del Consiglio provinciale di Catania pro-tempore “per avere cagionato al Libero Consorzio comunale di Catania un danno a seguito di spese per missioni autorizzate illegittimamente a consiglieri provinciali” (33.127 euro); il segretario comunale e il ragioniere capo di un Comune della provincia di Palermo per “indebita percezione di emolumenti da parte di un dipendente comunale, a seguito di illegittima progressione verticale” (14 mila 961 euro).


Il totale del danno risarcibile non inferiore a sei mensilità
PALERMO – In materia di licenziamento disciplinare, con il Dlgs 116 del 20 giugno 2016 è stato previsto, nell’ipotesi di assenteismo del pubblico dipendente, un risarcimento per il danno all’immagine subito dalla Pubblica amministrazione. La Procura della Corte dei Conti, quando ne ricorrono i presupposti, emette invito a dedurre per danno d’immagine entro tre mesi dalla conclusione della procedura di licenziamento ed esercita l’azione di responsabilità entro i 120 giorni successivi alla denuncia. L’ammontare del danno risarcibile è rimesso alla valutazione del giudice. L’eventuale condanna non può essere inferiore a sei mensilità dell’ultimo stipendio in godimento, oltre interessi e spese di giustizia.
Nel 2016 la Procura della Corte dei Conti per la Sicilia ha depositato diverse citazioni. Gli atti riguardano: due dipendenti della Città Metropolitana di Palermo per danno all’immagine scaturente da sentenze penali di condanna definitive per reati contro la Pubblica amministrazione (91 mila 400 euro); tre ispettori superiori della Polizia municipale di Palermo per danno all’immagine a seguito della loro condanna penale per il reato di concussione (62 mila euro); un dipendente del Comune di Carini (Palermo), per danno all’immagine a seguito della condanna definitiva per il reato di corruzione (28 mila 712 euro); una dipendente del Comune di Caltavuturo (Palermo), condannata in via definita per il reato di assenteismo dal posto di lavoro, per percezione indebita di retribuzione e danno all’immagine, per l’assenza arbitraria dal servizio (10 mila euro); un direttore sanitario dell’Asp di Agrigento per danno all’immagine a seguito di condanna penale definitiva per il reato di abuso di ufficio, falso materiale in atti pubblici, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, commessi nella qualità di presidente delle commissioni esaminatrici di concorsi pubblici (10 mila euro).

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