Venite, venite! Così Coop e Ong all'ingrasso - QdS

Venite, venite! Così Coop e Ong all’ingrasso

Carlo Alberto Tregua

Venite, venite! Così Coop e Ong all’ingrasso

sabato 22 Aprile 2017 - 00:00

Immigrati + 25%, ci costano 4,6 mld

L’accordo fatto con il Governo intenazionalmente riconosciuto di Tobruk, secondo cui si sarebbe attivata una vigilanza sulle coste libiche per evitare le partenze, è fallito prima di cominciare. Nel primo trimestre 2017 il numero di immigrati sbarcato in Italia è aumentato di un quarto, cosicché, a questo ritmo, è facile pronosticare il superamento dei 200 mila entro fine dicembre.
Al numero crescente di tanti poveri disgraziati corrisponde l’incremento dei confini chiusi o semichiusi di tanti partner dell’Europa. è vero che la Commissione europea ha minacciato di non trasferire fondi Ue a quei Paesi che non accettano gli immigrati, ma è anche vero che si manifesta una forte discrasia fra le parole e i fatti.
Frattanto, il numero degli immigrati prelevati quasi fuori dalle acque territoriali libiche, e forse in qualche caso anche dentro, continua a crescere senza sosta.
Oltre Frontex, cioè l’agenzia europea che utilizza navigli di diverse nazioni per salvare i migranti in pericolo, vi sono varie Organizzazioni non governative che con proprie navi procedono a salvare i migranti in pericolo per portarli nei porti italiani.
L’iniziativa del procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, di vederci chiaro su chi e come fornisce mezzi finanziari a tali Ong non ha avuto seguito, mentre rimangono le perplessità, condivise da molti italiani, sulle fonti finanziarie che sostengono le attività delle Ong.
Vero è che i volontari non percepiscono emolumenti (almeno non ne dovrebbero percepire), ma è anche vero che le navi non viaggiano ad acqua, che abbisognano di manutenzione, canone di locazione e altre spese, che ci vogliono vitto e servizi, perché anche i volontari mangiano, si lavano e cambiano la biancheria. Da dove vengono i soldi necessari per questi bisogni?
Non osiamo definire business il salvataggio di quei poveretti. Né pensiamo che sia un business l’accoglimento e il mantenimento mediante vitto e alloggio di tutti gli immigrati. Questi servizi vengono svolti da cooperative, che hanno fine mutualistico e non di lucro o da associazioni di utilità sociale, nonché quelle religiose e assistenziali. Ma esiste il rischio che qualcuno possa approfittare di situazioni di questo genere.
L’Unione europea ha chiuso l’accordo con la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, ora rafforzato dall’esito positivo del referendum svoltosi domenica 16 aprile. Con quest’accordo, la Turchia ha blindato le proprie coste, da cui non parte più neanche un immigrato. Per questo servizio, il leader turco ha preteso e ottenuto tre miliardi l’anno che l’Europa paga senza fiatare pur di non avere ingressi dalla Grecia.
Non si capisce perché l’Europa non debba dare una cifra analoga sia al Governo di Tobruk (ufficiale) che a quello di Tripoli (ufficioso), in modo da blindare quelle spiagge.
Sia come sia, la situazione di questo canale aperto a Sud dell’Italia non è più sostenibile, anche perché le spese a carico delle esangui casse dello Stato aumentano giorno dopo giorno. Nel Def 2017, appena approvato, è previsto uno stanziamento di 4,6 miliardi. Ma con questo forte incremento degli sbarchi è facile prevedere che verrà superata la soglia di cinque miliardi per arrivare forse a sei.

L’ammontare indicato è però devastante per le casse del nostro Stato. Qui non si tratta di fare appelli alla carità più o meno cristiana, né di sentirsi in colpa qualora le frontiere libiche fossero blindate, esattamente come quelle turche. Ma si tratta di avere il buonsenso necessario per capire che non siamo più in condizione di ricevere 200 mila poveracci l’anno che, una volta entrati, devono essere giustamente lavati, vestiti e a cui bisogna dare cibo e alloggio.
L’illusione che possano integrarsi con la nostra popolazione è fuori dalla realtà, salvo per quella manodopera di basso livello utile ad attività che gli italiani non vogliono più fare. Così si alimenta la speculazione, il lavoro nero e si facilita l’attività sotterranea di tanti imprenditori che li utilizzano per guadagnare indebitamente.
Sotto il mantello caritatevole dell’accoglienza si nascondono peccati umanitari e religiosi che tanti benpensanti non vogliono manifestare, facendo la parte di chi dice sempre sì anche quando non è in condizione di farlo.
Un po’ di sano realismo dovrebbe indurre alla ragione chi ancora mistifica la realtà.

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