Un quarto dei reati ambientali commesso tra Campania e Sicilia - QdS

Un quarto dei reati ambientali commesso tra Campania e Sicilia

Rosario Battiato

Un quarto dei reati ambientali commesso tra Campania e Sicilia

mercoledì 05 Luglio 2017 - 17:00
Un quarto dei reati ambientali commesso tra Campania e Sicilia

Diffuso l’ultimo rapporto Legambiente sulle ecomafie: in tutta Italia giro d’affari da 13 miliardi di euro. Abusi su cemento, rifiuti, animali, incendi: nell’Isola 8 infrazioni al giorno nel 2016

PALERMO – Cemento, rifiuti, animali, incendi, agroalimentare e archeomafia. Nel 2016 i settori delle ecomafie hanno prodotto 25.889 reati per un giro d’affari da 13 miliardi di euro. Il 12% del totale si è registrato in Sicilia, un numero che pesa tanto: 3.084. L’Isola è seconda soltanto alla Campania (3.728) e si piazza davanti a Puglia (2.339) e Calabria (2.303), mentre Palermo è la quinta provincia d’Italia con 811 infrazioni, dietro Napoli (1.361), Salerno (963), Roma (820), e Cosenza (816). Nelle quattro regioni meridionali, tradizionalmente ai primi posti per numero di reati contro l’ambiente, si registra il 44% del totale nazionale (48% nel 2015). La fotografia dell’aggressione all’ambiente nazionale, scattata dal rapporto Ecomafie 2017 di Legambiente pubblicato nei giorni scorsi, arriva a circa due anni dall’introduzione della legge sugli ecoreati.
È una media surreale: 71 reati al giorno, 3 ogni ora. L’Italia è stretta nella morsa degli ecoreati che mettono assieme un fatturato da 13 miliardi di euro, in riduzione di un terzo rispetto allo scorso anno e “dovuto soprattutto alla riduzione della spesa pubblica per opere infrastrutturali nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso e al lento ridimensionamento del mercato illegale”. Il cemento e i rifiuti restano in cima alle preoccupazioni degli ambientalisti: l’abusivismo edilizio ha fatto registrare 17mila nuovi immobili abusivi nel 2016. Nel complesso c’è una contrazione del ciclo illegale del cemento, con gli illeciti contestati nell’ultimo anno pari a 4.426, cioè una flessione del 10% circa rispetto al 2015.
C’è ancora molto lavoro da fare, ma nel complesso i numeri sono positivi: cresciuti gli arresti 225 (contro i 188 del 2015), le denunce 28.818 (a fronte delle 24.623 della precedente edizione di Ecomafia) e i sequestri 7.277 (nel 2015 erano stati 7.055).
A incidere sul calo degli illeciti e sull’aumento di arresti e denunce, è merito dei “più efficaci strumenti investigativi – spiegano da Legambiente – grazie al rinnovato impianto legislativo che nel 2015 ha inserito nel codice penale i delitti ambientali (legge 68/2015)”. Il bilancio ottenuto con l’applicazione della nuova legge è positivo: 1.215 controlli e 574 ecoreati sanzionati, denunciate 971 persone e 43 aziende, sequestrati 133 beni per un valore di circa 15 milioni di euro con l’emissione di 18 ordinanze di custodia cautelare. Sul totale, 173 ecoreati hanno riguardato specificamente i nuovi delitti (pari al 30% del totale) mentre sono 401 (pari al restante 70%) i casi di applicazione del meccanismo di estinzione dei reati contravvenzionali minori (secondo quanto previsto dalla parte Sesta bis del Dlgs 152/2006).
Andando in dettaglio, si sono registrati 143 casi di inquinamento ambientale, 13 di disastro ambientale, 6 di impedimento di controllo, 5 i delitti colposi contro l’ambiente, 3 quelli di omessa bonifica e 3 i casi di aggravanti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale. La Campania si conferma come la prima regione, con 70 ecoreati contestati. Sono 41 i procedimenti giudiziari che nel 2015 si sono conclusi con condanne di primo grado grazie alla nuova legge, mediante patteggiamenti e riqualificazione di reati contestati precedentemente sotto altro titolo.
La corruzione resta in cima ai problemi. In un anno e mezzo 76 inchieste censite in cui le attività corruttive si sono intrecciate con illeciti in campo ambientale. Un’azione che ha portato all’arresto di 320 persone e alle denuncia di altre 820. Negli ultimi sei anni (2010-2016) le inchieste degne di rilievo sono state 352: le due regioni più colpite sono il Lazio (49) e la Lombardia (44), davanti alla Campania, alla Sicilia, alla Calabria e alla Puglia.



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