La filiera del legno contro i rischi naturali - QdS

La filiera del legno contro i rischi naturali

Rosario Battiato

La filiera del legno contro i rischi naturali

giovedì 24 Agosto 2017 - 05:00
La filiera del legno contro i rischi naturali

Le abitazioni costruite con materiale ligneo hanno un basso impatto ambientale ed elevata resistenza. Per operare in questa direzione serve un maggior prelievo e un piano nazionale

PALERMO – Meglio a fuoco che a reddito. Nei giorni dell’emergenza incendi – oltre 25 mila ettari di superficie percorsa dal fuoco, più di 11 mila soltanto nelle aree protette – la Sicilia ha dimostrato di non essere in grado di gestire il proprio patrimonio boschivo e di perdere contemporaneamente una risorsa necessaria per la prevenzione del dissesto e per creare sviluppo economico. Anche per l’Ue, così come si legge sul sito del Parlamento europeo, occorre inquadrare la “multifunzionalità delle foreste: il loro ruolo ambientale, economico e sociale”. Il legno, infatti, è un prezioso materiale per realizzare abitazioni in legno con basso impatto ambientale ed elevata resistenza al sisma e al dissesto.
Non c’è il rischio che l’aspetto economico delle foreste ne metta a rischio l’esistenza. Un quarto del patrimonio europeo è coperto dalla rete natura 2000 e gran parte del territorio ospita specie protette dall’Ue. Tuttavia, come si legge in uno dei documenti della “Nuova strategia forestale dell’Ue”, il legno “costituisce inoltre un’importante fonte di materie prime per le bioindustrie emergenti” e, più in generale, per tutta la filiera industriale di settore.

Ma non sempre si preleva abbastanza, anche quando si potrebbe
. Mediamente la copertura forestale è cresciuta di circa mezzo punto percentuale negli ultimi anni. Attualmente “nell’Ue solo il 60-70% dell’incremento annuo viene abbattuto, pertanto la provvigione è in aumento”, anche se “in base alle proiezioni degli Stati membri in materia di attività di uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e silvicoltura (il cosiddetto Lulucf), si prevede un incremento approssimativo del 30% dei tassi di prelievo entro il 2020 rispetto al 2010”.

Un prelievo da riconsiderare anche in Italia, soprattutto nell’ottica del rischio naturale.
Ne ha parlato Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, nel corso del dibattito “A un anno dal terremoto: prevenire e mettere in sicurezza il territorio” promosso al Meeting di Cl. Per l’imprenditore è necessario un patto tra imprese e politica per ricostruire l’Italia: “la materia legno può essere fondamentale sia nella ricostruzione dell’emergenza che nella vera e propria ricostruzione di quello che verrà” perché “il legno si presta tantissimo all’utilizzo per antisismica e per il modo di pensare al futuro”. Per operare in questa direzione bisogna far crescere il prelievo e puntare su un piano nazionale che ancora non esiste.

I vantaggi sarebbero innumerevoli.
Orsini ha ricordato che l’Italia resta ancora uno dei più grandi importatori di legno, anche se appena il 20% del territorio boschivo è di fatto utilizzato per il prelievo. Secondo il presidente dell’associazione di categoria, il legno utilizzato per costruire una casa in legno di 100 m2 viene ripristinato in 15 secondi dal bosco. In ballo c’è un potenziale mercato da due milioni di case di legno all’anno.

E se in Italia si è ancora indietro, la Sicilia non è un certo un modello
. Il prelievo (conifere e latifoglie) da lavoro, secondo dati Istat, è pari a circa 15 mila m3 e a 20 mila per uso energetico, un dato che, pur essendo in crescita, resta lontanissimo anche dalle altre regioni del Sud come Molise (60 mila per uso energetico), Abruzzo (233 mila per uso energetico), Sardegna (110 mila per uso energetico) o del Centro come la Toscana (90 mila da lavoro e 539 mila per uso energetico) e il Lazio (274 mila per uso energetico).

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