Castelbuono, dal turismo enogastronomico alla galleria per i commercianti - QdS

Castelbuono, dal turismo enogastronomico alla galleria per i commercianti

Liliana Rosano

Castelbuono, dal turismo enogastronomico alla galleria per i commercianti

martedì 05 Settembre 2017 - 03:00
Castelbuono, dal turismo enogastronomico alla galleria per i commercianti

Castelbuono: cibo di strada e artigianato ma senza allontanarsi dal centro storico. La città sta puntando sulle proprie risorse e tradizioni legate anche a iniziative di eccellenza. Ne abbiamo parlato con il primo cittadino, Mario Cicero.

CASTELBUONO (PA) – La città di Castelbuono viene descritta come il “miracolo siciliano” per la capacità di creare turismo sostenibile, produttività, ed essere al centro delle cronache nazionali e internazionali per eventi importanti come il Divino Festival e Ypsigrock. Ne abbiamo parlato con il primo cittadino, Mario Cicero.
Sindaco, come si spiega il “fenomeno Castelbuono”?
“Una sinergia illuminata tra attori sociali, imprese, istituzioni, cittadinanza. Il vecchio modello politico che vede lo stato assistenzialista non funziona. Laddove i cittadini riescono a fare sistema insieme alle istituzioni, si ottengono grandi risultati. Ed è quello che è successo e succede a Castelbuono, dove tutti partecipano all’obiettivo di lavorare per il benessere economico, sociale e politico della cittadina. Castelbuono ha una grande tradizione e si trova in un territorio, le Madonie, che Madre Natura ha voluto ricco di prodotti eccellenti. A questo bisogna aggiungere l’assenza di presenza mafiosa e lobby economiche”.
Lei ha governato Castelbuono in passato e lo scorso Giugno è stato rieletto per la terza volta al primo turno battendo il sindaco uscente Tumminello. Come spiega questo successo e che eredità ha raccolto?
“Ringrazio tutti coloro i quali mi hanno votato e anche quelli che non mi hanno scelto. Io ho sempre lavorato e lavorerò per Castelbuono. Sarà la storia a dirci quale modello politico ha meglio funzionato. Castelbuono ha una grande storia e soprattutto una bella tradizione che vogliamo continuare a portare avanti”.
Nel 2007 è stato Lei ad aver introdotto un progetto interessante di cui si parla ancora in Italia e all’estero: la raccolta differenziata porta a porta che coinvolge gli asini. Quali sono le prossime sfide?
“Investire nella cultura, puntare su un artigianato di qualità, su un’agricoltura sostenibile, un turismo che fa leva sulla nostra storica accoglienza”.
Come si concretizzerà tutto questo?
“Dal punto di vista culturale, punteremo a fare crescere ancora di più il Divino Festival, che è già stato inserito nel circuito di importanti festival enogastronomici, mentre l’Ypsigrock, il festival indie rock, è a pieno titolo uno degli appuntamenti europei da non mancare. Investiremo in energie alternative, tra le quali la geotermia e vogliamo un’agricoltura di qualità che faccia leva sull’eccellenza dei nostri prodotti. Un progetto ambizioso è sicuramente la riqualificazione dell’area del Castello con la creazione di un “centro commerciale naturale”. Si tratta di creare una sorta di galleria dove i commercianti occuperanno un proprio spazio con il cibo di strada, l’artigianato, contribuendo a valorizzare il centro storico. Una sorta di galleria dei sapori dove gli utili non andranno al comune ma chiederemo ai consorzi di investire quei soldi in servizi. Sarà il comune a dare la gestione alle imprese private. Stiamo pensando a dei progetti sociali capaci di creare meccanismi virtuosi e coinvolgere imprese, cittadini e istituzioni. In questo modo si inverte il modello: non più assistenzialismo dallo stato ma saranno le imprese, i privati a dare servizi alla collettività”.
Castelbuono capitale enogastronomica siciliana. Quale progetto ambizioso potrebbe rappresentare il futuro di questa cittadina?
“Abbiamo nel Dna l’arte culinaria e dell’ospitalità. L’istituto alberghiero diventerà un polo alimentare e tramite il consorzio universitario si faranno corsi di cucina. La didattica si terrà nei palazzi storici della città mentre la pratica nei ristoranti cittadini. In questo modo si abbattono i costi”.
Molti giovani sono partiti da castelbuono ma altri ritornano. Cosa vuole dire a chi lascia e chi resta nella cittadina madonita?
“In Sicilia non ci sono grosse industrie quindi capisco che per alcune professioni bisogna migrare. Restare è una scelta. E chi decide di restare a Castelbuono o tornare lo fa perchè vuole investire nelle risorse locali, in un modello imprenditoriale giovane che lega territorio, ambiente, pubblico e privato. Un modello vincente con un approccio nuovo: abbandonare l’idea del posto fisso”.

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