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Ocse: Italia, paese vecchio e giovani senza lavoro

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Ocse: Italia, paese vecchio e giovani senza lavoro

giovedì 19 Ottobre 2017 - 07:00
Ocse: Italia, paese vecchio e giovani senza lavoro

Tito Boeri (Inps): “Previdenza a rischio, servono più immigrati regolari”

PARIGI – L’Italia è già uno dei Paesi “più vecchi” di tutta l’Ocse e la situazione si accentuerà ancora: nel 2050 ci saranno infatti 74 ultra 65enni ogni 100 persone di 20-64 anni, a fronte dei 38 ultra 65enni attuali.
Lo rileva l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in un rapporto sull’invecchiamento delle popolazioni, spiegando che la penisola sarà il terzo Paese assoluto sul numero di anziani rispetto alle persone in età lavorativa dopo Giappone (78 ogni 100) e Spagna (76 ogni 100).
“Promuovere la partecipazione al lavoro degli anziani è quindi di importanza primaria” per il bel Paese, raccomanda l’ente parigino.
Il problema è che se finora la partecipazione dei lavoratori più anziani è cresciuta, non è chiaro se questa tendenza proseguirà ancora anche perché, osserva l’Ocse, contemporaneamente negli ultimi anni i giovani hanno incontrato crescenti difficoltà a entrare nel lavoro. C’è poi il problema delle pensioni: le disuguaglianze di oggi sul lavoro, in particolare ai discapito dei giovani, si rifletteranno in futuro sugli assegni pensionistici.
Ad affrontare il delicato tema relativo alla natalità in Italia, è stato anche Tito Boeri, presidente dell`Inps, il quale ha fatto riferimento ai dati Istat secondo cui si prevede un calo della popolazione italiana da qui al 2070 pari a sei milioni di persone, "con un forte calo già nei prossimi 20 anni: 3 milioni e mezzo di persone in meno da qui al 2040. Da ciò scaturisce l’esigenza – ha spiegato Boeri – di accogliere nel nostro Paese più immigrati regolari.
“L’evoluzione si spiega da una parte con il calo della natalità – il tasso di fecondità italiano è tra i più bassi nell`area Ocse, c’è un forte calo della crescita della popolazione autoctona – ma ci sarà anche un calo dell’immigrazione. Se guardiamo al di là degli effetti transitori del fenomeno dei rifugiati, abbiamo assistito a un calo dei flussi di immigrazione economica e la proiezione nel futuro ci porta a una riduzione del contributo positivo che gli immigrati danno alla crescita della popolazione italiana”.
“Gli immigrati – ha continuato Boeri – sono coloro che impediscono che la popolazione italiana cali in misura ancora più forte. Nel 2015 la popolazione italiana sarebbe calata di 300mila unità se non ci fossero stati i flussi di immigrati: come se Pordenone fosse sparita nell`arco di un anno. Le implicazioni delle nuovo proiezioni dell’Istat sono un reddito nazionale più basso e per quello che interessa di più l’Istituto che io dirigo un peggioramento sostanziale dei conti previdenziali”.

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