Export: slancio italiano, timidezza siciliana - QdS

Export: slancio italiano, timidezza siciliana

Rosario Battiato

Export: slancio italiano, timidezza siciliana

venerdì 20 Ottobre 2017 - 05:00
Export: slancio italiano, timidezza siciliana

L'export siciliano vale appena il 2 per cento del totale del valore nazionale. E dipende molto dai prodotti petroliferi. Il quadro della Cabina di regia per l’internazionalizzazione: grande crescita delle esportazioni italiane

PALERMO – L’Italia torna a guardare all’estero, la Sicilia ci vede male. La sesta riunione della Cabina di Regia per l’internazionalizzazione, avviata martedì, ha visto una discussione focalizzata sui risultati conseguiti nel triennio di attuazione del piano straordinario (2015-2017) e sulle strategie per l’ulteriore rafforzamento della strategia di supporto all’internazionalizzazione. Non ci sono dati regionali, ma gli ultimi aggiornamenti dell’Istat confermano l’enorme fatica delle imprese siciliane sui mercati esteri. A salvarci, come sempre, soltanto la lavorazione dei prodotti petroliferi.
Tra il 2015 e il 2017 il totale delle risorse promozionali è stato pari a circa 524 milioni di euro, di cui 388 milioni di euro relativi alle tre annualità del Piano Straordinario per il Made in Italy. “La principale conferma degli effetti positivi del piano è rappresentata dall’andamento delle esportazioni italiane – si legge nella nota diffusa dal Mise – che nel triennio 2015-2017, pur in una congiuntura particolarmente difficile con tassi di crescita del commercio internazionale nel biennio 2015-2016 di poco superiori al 2%, hanno fatto segnare nuovi record storici sia in termini di fatturato (417,1 miliardi di euro, dai 398,9 miliardi di euro del 2014); che di saldo attivo della bilancia commerciale (+ 51,5 miliardi di euro)”. Una tendenza positiva confermata ancora dai dati ufficiali relativi ai primi sette mesi del 2017 (+7,6%), che di fatto trovano una ulteriore attestazione nelle stime per l’intero anno in corso (+5,5% ) e per il successivo 2018 con segno positivo del 4,5% (stime Prometeia).
Buone anche le notizie relative agli Ide attratti dal Paese, cioè l’investimento diretto all’estero, una forma di internazionalizzazione delle imprese, che ha visto sfiorare la quota dei 29 miliardi di dollari, in netto miglioramento rispetto al biennio precedente (+24,7% rispetto al 2014 ed addirittura +49,8% sul dato 2015, dati Unctad).
Anche per il 2018 e gli anni successivi la dotazione di risorse dedicate all’attività promozionale dovrebbe restare invariata, confermando una media di circa 190 milioni di euro e un impegno sempre più ampio. “Unitamente allo sforzo per presidiare i mercati ‘maturi’ – si legge – nei quali il posizionamento italiano è già prossimo a saturare il nostro potenziale di export, andrà condotta un’azione di forte investimento promozionale in quei Paesi/settori nei quali le opportunità da cogliere sono ancora ampie”.
Cresce il numero delle imprese italiane che hanno aperto la finestra sui mercati internazionali: +7 mila nel 2015 rispetto alla media registrata nel decennio 2005/2014, anche se il piano del governo pretende una maggiore incisività.
Per le imprese siciliane, anche a fronte dell’impegno della Regione nelle agevolazioni, tramite i fondi Ue, per la partecipazione alle più importanti fiere a livello globale nei settori più disparati (nautica, alimentare, tecnologia, etc…), i numeri non sono convincenti.
Nel primo semestre del 2017 l’export della Sicilia ha registrato una crescita di trenta punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2016, ma è soprattutto merito del petrolio. Nel complesso, invece, le esportazioni isolane sono davvero al minimo: valgono appena il 2% del valore totale delle esportazioni (4,5 miliardi).

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