Stipendi Ars, indennità restano fuori dal tetto - QdS

Stipendi Ars, indennità restano fuori dal tetto

Raffaella Pessina

Stipendi Ars, indennità restano fuori dal tetto

giovedì 08 Febbraio 2018 - 07:00
Stipendi Ars, indennità restano fuori dal tetto

Il Consiglio di Presidenza Ars elabora una sintesi delle istanze sindacali. La rabbia del M5s: "Per il 2018 rincaro di 260mila euro"

PALERMO – Riunione ieri pomeriggio all’Assemblea regionale per discutere i tetti degli stipendi. Il Consiglio di presidenza si è riunito per discutere sulle proposte avanzate dalle sette sigle sindacali interne e per cercare di trovare una sintesi delle varie istanze. Il nodo da sciogliere al tavolo delle trattative riguarda il ripristino o meno degli stipendi che venivano corrisposti fino al 2015, prima che venisse applicata la spending review. Dopo avere acquisito le controproposte dei sindacati rispetto alla bozza che prevede la conferma del tetto di 240 mila euro per i dirigenti e sottotetti per il resto delle carriere su cui aveva lavorato Giorgio Assenza, il questore delegato alla trattativa, il Consiglio dovrebbe produrre un testo definitivo da sottoporre alle sette organizzazioni sindacali che rappresentano buona parte dei 179 dipendenti dell’Assemblea. L’obiettivo è di arrivare ad un accordo unanime in Consiglio, ma la decisione potrebbe farsi attendere perché il Movimento Cinquestelle ha avanzato alcune perplessità e per questo aveva chiesto più tempo per valutare i documenti acquisiti negli ultimi giorni dagli uffici dell’amministrazione.
Nel pomeriggio si è anche tenuto un incontro tra il delegato Assenza e le organizzazioni sindacali. Nel caso che il Consiglio fornisca una proposta in tempi brevi, i sindacati chiederanno un incontro la prossima settimana per sottoporre l’eventuale testo ai lavoratori prima della firma.
Al termine del Consiglio di presidenza il Movimento Cinquestelle ha espresso il proprio dissenso e ha diffuso una nota per commentare la decisione dell’ufficio di presidenza di Palazzo dei Normanni, che di fatto ha dato il via libera all’aumento delle paghe di alcune figure dell’Ars. “Altro che tetti agli stipendi dei dipendenti, l’ufficio di presidenza, lasciando fuori dai conteggi le varie indennità, di fatto ha ritoccato verso l’alto le buste paga, tant’è che alcune figure arriveranno a percepire somme che oscillano intorno ai 300 mila euro l’anno – viene scritto nella nota – Giocando sulle varie voci della busta paga e tenendo fuori dai tetti le varie indennità – dice Giancarlo Cancelleri –– l’ufficio di presidenza ha aggirato il limite di 240 mila euro, portando alcune retribuzioni di figure apicali a sforarlo abbondantemente”.
Il M5S ha dunque espresso la propria contrarietà. “Saremmo stati disposti anche ad avere un atteggiamento diverso – ha detto Salvatore Siragusa – a patto che fosse stata accolta la nostra proposta di eliminare l’equiparazione al Senato del trattamento economico dei dipendenti dell’Assemblea dal 1 gennaio 2021”.
“Una nostra ulteriore proposta – aggiunge Stefano Zito – prevedeva che i nuovi assunti all’Ars avessero lo stesso trattamento economico dei dipendenti regionali”. “Rispetto al tetto dei 240 mila euro – affermano i tre deputati, componenti dell’ufficio di presidenza – con questa formulazione si avrà un rincaro per le casse dell’Assemblea di 260 mila euro circa per il 2018 e, probabilmente, di quasi 400 mila euro per il 2019 e, addirittura, di circa mezzo milione di euro per il 2020”. “Mantenere i tetti – concludono i parlamentari M5S – sarebbe stato un atto di sobrietà e di rispetto dei tanti siciliani in difficoltà”.
Critico anche Vincenzo Figuccia dell’Udc: “Stabilire un limite massimo per le erogazioni stipendiali a 240 mila euro è una cosa, dire che il tetto rimane a 240 mila però da questo sono escluse indennità di funzione ed altro è cosa diversa. Senza un input preciso, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, rischia di non riconciliarsi con l’opinione pubblica dopo le uscite sugli stipendi d’oro. Mi auguro che non ci siano stratagemmi per superare quel limite in vigore fino al 31 dicembre del 2017”.

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