Le piste ciclabili sono diventate ostaggio di automobilisti e commercianti abusivi - QdS

Le piste ciclabili sono diventate ostaggio di automobilisti e commercianti abusivi

Luca Insalaco

Le piste ciclabili sono diventate ostaggio di automobilisti e commercianti abusivi

martedì 12 Gennaio 2010 - 00:00

Mobilità. Il capoluogo siciliano nella morsa del traffico.
Errori progettuali. La larghezza costante del percorso è di 80 cm, quando in realtà dovrebbe misurare 1,5 mt. Capita spesso, poi, di vedere pali della luce svettare all’interno della pista.
Tutti d’accordo. Almeno un pregio, però, i percorsi ciclabili palermitani possono vantarlo. Sono riusciti a convincere tutti che, così realizzate, non servono proprio a nessuno

PALERMO – Ai ciclisti non piacciono e gli automobilisti al solo vederle schiumano di rabbia. Le piste ciclabili realizzate dal Comune riescono nella difficile impresa di scontentare tutti: gli amanti delle due ruote non sanno cosa farsene, visto che quelli finora realizzati sono dei percorsi a singhiozzo, in cui il tracciato si estende per qualche chilometro per poi cedere spazio ora all’asfalto ora ad auto e motorini in sosta; i palermitani al volante, invece, le maledicono ogni qual volta le piste divorano spazio prezioso di asfalto.
I residenti di via Giusti, per esempio, qualche tempo fa hanno sottoscritto e inviato al difensore civico una petizione di fuoco contro il tracciato compreso nel tratto fra le vie Leopardi e Sciuti, reo di rendere impossibile sia il transito che la sosta temporanea di mezzi di soccorso, nonché l’ingresso e l’uscita dai passi carrabili autorizzati, oltre ad appesantire la cronica penuria di parcheggi in zona. O ancora in via Crispi, dove la corsia rosso-grigia ha ristretto la carreggiata trafficata da auto e tir proprio all’altezza del cavalcavia, creando così problemi agli esercizi commerciali e alle strutture alberghiere della zona, bisognosi di uno spazio per il carico e scarico di merci e bagagli. Da qui il disarcionamento dei dissuasori che le delimitavano e l’utilizzo delle corsie ciclabili come parcheggio. Già, perché se non è l’asfalto, ci pensano le auto e i ciclomotori parcheggiati a interrompere gli itinerari dei ciclisti o a costringerli a compiere slalom e prove di abilità. Un problema nella città assuefatta alla doppia e tripla fila.
Le piste ciclabili, tuttavia, sono multifunzionali e se non vanno a genio dei ciclofili, vanno almeno incontro ai gusti dei venditori ambulanti. Gli abusivi, infatti, non disdegnano di piazzare sulle piste la loro merce con tanto di carrettini e bancarelle. Magari per consentire ai ciclisti affamati di fare un pit-stop ristoratore? Più presente degli ambulanti, è la munnizza. Meglio se ingombrante. Mobili e elettrodomestici assortiti, non tralasciando gli immancabili divani e materassi in attesa di essere raccolti, fanno bella mostra di sé sui tracciati. Di fronte alle opere per la mobilità, insomma, taluni rimpiangono perfino la vecchia pista di via Libertà. Quella, per intenderci, che vede al centro del proprio tracciato ora aiuole ora alcune edicole. “Solo tecnicamente – spiega Aurelio Cibien, vicepresidente dell’associazione Palermo ciclabile – possiamo definire quelle palermitane come delle piste per le bici. Purtroppo alcune sviste progettuali le rendono inutilizzabili. Il tratto che va da piazzale Giotto all’Arenella, per esempio, ha una larghezza costante di 80 cm, mentre per legge le piste dovrebbero essere larghe 1,50 mt. In alcuni tratti, come in via Giusti o in via Autonomia siciliana, le auto posteggiate finiscono con l’ostruire con la parte anteriore il percorso. In altre zone, invece, lungo il percorso troviamo pali della luce o cestini dei rifiuti”.
Eppure i rappresentanti dell’associazione non avevano mancato di suggerire al Comune alcuni accorgimenti da adottare: “Sia in fase di progettazione che di realizzazione delle piste – ricorda Cibien – abbiamo incontrato tecnici e progettisti comunali. A loro abbiano consegnato un progetto che avevamo realizzato con un tecnico della Federazione nazionale amici della bicicletta, a cui aderiamo, che era venuto apposta dalla Lombardia. Peccato che non sia stato preso in considerazione”. Per non parlare poi dei mezzi posteggiati direttamente sopra i tracciati: “Quello – conclude – è un problema che potrà risolversi solo quando l’amministrazione comunale manderà i vigili a multare quanti scambiano le piste per parcheggi. Solo che ancora non è c’è stato alcun provvedimento in tal senso”.


La Polizia municipale: “Controlli più frequenti”
PALERMO – L’argomento è tornato d’attualità anche a seguito della recente pubblicazione del rapporto“Ecosistema urbano” di Legambiente, che presenta anche l’estensione dei percorsi ciclabili tra gli indicatori utilizzati per stilare la classifica sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia.
Nell’edizione 2009 del rapporto, le piste ciclabili presenti nei 95 capoluoghi si estendono per circa 2.850 km, in crescita di 350 km rispetto a un anno fa. Analizzando l’indice di “ciclopedonalità”, sono 33 le città italiane (contro le 31 dello scorso anno) che hanno valori superiori ai 10 “metri equivalenti” ogni 100 abitanti, mentre altre 9 hanno valori superiori ai 20 “metri equivalenti. In testa alla graduatoria troviamo la virtuosa Reggio Emilia, che svetta con valori superiori ai 32 “metri equivalenti” ogni 100 abitanti.
Per trovare Palermo, invece, bisogna scorrere fino la classifica al 76° posto, dove troviamo il capoluogo con 0,95 “metri equivalenti” ogni 100 abitanti.
Se è difficile, vista la situazione economica del Comune, pensare a interventi radicali, sarebbe quantomai opportuno salvaguardare almeno quello che si ha attualmente, evitando che automobilisti e motociclisti utilizzino le piste ciclabili per un comodo parcheggio.
“Si tratta – ribatte il neocomandante della Polizia municipale di Palermo, Serafino Di Peri – di un fenomeno che conosciamo bene ed è frequente oggetto dei nostri controlli. Abbiamo, infatti, adibito una speciale pattuglia in motocicletta per controllare e verificare lo stato d’uso delle piste ciclabili”.

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