Videogiochi, app, social e wearable device a supporto dei malati di sclerosi multipla - QdS

Videogiochi, app, social e wearable device a supporto dei malati di sclerosi multipla

redazione

Videogiochi, app, social e wearable device a supporto dei malati di sclerosi multipla

mercoledì 07 Marzo 2018 - 02:30
Videogiochi, app, social e wearable device a supporto dei malati di sclerosi multipla

L’utilizzo del web e delle nuove tecnologie digitali offre un modo innovativo per affrontare l’assistenza ai pazienti

in collaborazione con ITALPRESS
NAPOLI – Social network, app, videogiochi e wearable device offrono una grande opportunità in campo sanitario: mettono i pazienti al centro della loro storia di malattia e promuovono una comunicazione nuova, con gli altri pazienti ma anche con i medici e le istituzioni. Per fare il punto della situazione sulle iniziative nazionali e internazionali nel campo della salute digitale nella sclerosi multipla, malattia neurodegenerativa che esordisce nella maggioranza dei casi in persone giovani fra i venti e i quarant’anni, la Clinica neurologica dell’Università Vanvitelli di Napoli, diretta da Gioacchino Tedeschi, ha organizzato un corso di formazione per neurologi: “E-health & sclerosi Multipla”.
“Il web e la tecnologia digitale – ha spiegato Tedeschi – ci offrono una maniera innovativa di affrontare l’assistenza ai pazienti, che in quanto medici dobbiamo conoscere e saper guidare. Ecco perché è importante formare i medici nel campo della salute digitale”. Il corso è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Teva Italia, azienda farmaceutica impegnata nello sviluppo, produzione e commercializzazione di farmaci generici, farmaci specialistici e principi attivi.
I social network, se ben gestiti, possono diventare un luogo di corretta informazione scientifica e di contatto reale con i pazienti. Lo dimostra “Sm social network” (www.smsocialnetwork.it), gestito dalla Clinica neurologica partenopea: “Grazie a questo strumento – ha spiegato Luigi Lavorgna, neurologo dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, ideatore del corso di formazione – abbiamo coinvolto 13 mila persone che dialogano fra loro in maniera costruttiva e corretta. L’ascolto delle conversazioni dei pazienti, che possiamo avere grazie al social network, ci permette di essere loro più vicini e di rispondere meglio alle loro domande di informazione”.
Se Sm social network è il punto di riferimento italiano nel campo, il blog del Barts and the London School of medicine and dentistry di Londra (http://multiple-sclerosis-research.blogspot.com/) lo è a livello internazionale. Klaus Schmierer, neurologo dell’ospedale londinese e uno degli animatori del blog, ha spiegato come le comunità digitali possano essere importanti non solo per i pazienti ma anche per i ricercatori e per i medici: per coinvolgere maggiormente i pazienti negli studi clinici e raccogliere i fondi.
Associare la riabilitazione cognitiva a quella fisica è lo scopo dell’exergaming, cioè l’uso di videogiochi pensati per integrare l’attività che le persone con sclerosi multipla fanno presso i centri. “A breve – ha annunciato Luca Prosperini, dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma – partirà uno studio multicentrico sull’exergaming supportato dall’Associazione italiana sclerosi multipla, con la sua Fondazione, che vuole dimostrare l’efficacia di uno strumento ludico nella riabilitazione fisica e cognitiva di persone con sclerosi multipla”.
Infine, un’ulteriore innovazione che arriva nella vita delle persone con affette da questa malattia sono i dispositivi indossabili, o wearable devices: dai braccialetti che monitorano l’attività fisica a quelli che tengono sotto controllo i parametri vitali, fino ai vestiti realizzati con filati intelligenti che incorporano sensori di movimento. “Le potenzialità dell’uso di questi strumenti – ha affermato Letizia Leocani, neurologa all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano – sono grandi, ma ancora mancano dati sulla loro affidabilità. Per questo è importante che vengano condotti studi su ampie popolazioni, come stiamo facendo al Centro sclerosi multipla del San Raffaele”.

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