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Messina – Università, è bufera al Cus da 19 mesi stipendi inesistenti

Francesco Torre

Messina – Università, è bufera al Cus da 19 mesi stipendi inesistenti

giovedì 14 Gennaio 2010 - 00:00

L’istituzione di un altro ente per la gestione dell’impianto ha di fatto incrementato le spese. I dipendenti del centro sportivo hanno deciso di avviare un’azione legale

MESSINA – Si può vivere senza percepire stipendio per 19 lunghissimi mesi e continuare a lavorare come niente fosse? Oltretutto senza alcuna prospettiva di sviluppo per l’azienda presso cui si presta servizio? Ovviamente no, si sono detti i dipendenti del Centro universitario sportivo di Messina, e 3 mesi dopo aver formalizzato tramite una lettera ufficiale agli organi competenti – la Presidenza del Cus ed il Rettorato – la richiesta della risoluzione del problema, e senza ottenere alcuna risposta, hanno giustamente deciso di adire per via legale facendo notificare i decreti ingiuntivi di pagamento all’azienda.
“Qual è la linea risolutiva perseguita dai dirigenti del Cus Messina, visto che, ancora oggi, non esiste alcuna programmazione di attività che possa produrre utili e quindi far fronte alla gravosa situazione debitoria in cui l’Ente è precipitato?”, si chiedevano i dipendenti nella nota, facendo notare tra l’altro un’altra avvisaglia non proprio positiva per il futuro dell’azienda, ovvero l’istituzione, qualche anno fa, da parte dell’Università di Messina, di “Unimesport”, un secondo ente con compiti di gestione di impianti sportivi. Un vero e proprio doppione, in effetti, che divide in due la gestione degli impianti sportivi dell’Università e raddoppia le spese di gestione.
Tanto, si sa, paga “pantalone”. Ma “pantalone”, stavolta, non è passato per 19 mesi, ed allora a farne le spese è stato proprio il presidente del Cus Messina, quel Piero Jaci che da 42 anni era al timone dell’Ente e che a seguito della vicenda, e d’intesa con il Rettore e con il Cusi (la struttura nazionale di coordinamento dei Centri Sportivi Universitari d’Italia), ha deciso di dimettersi.
Decisivo, in tal senso, sembra essere stato l’incontro tra il Rettore Francesco Tomasello e una delegazione dell’MpA composta dal deputato regionale Maurizio Ballistreri, ex sindacalista, e i capigruppo al Comune e alla Provincia Sebastiano Tamà e Roberto Cerreti. Onestamente non sappiamo quale possa essere l’ascendente dell’Mpa nelle questioni dell’Ateneo, né ci spieghiamo perché il Rettore possa convocare per questioni interne delegazioni politiche, e la cosa di per sé ai fini della libertà istituzionale dell’Università ci sembra molto grave. Fatto sta che, alla fine dell’incontro, Tomasello ha comunicato la sua decisione di commissariare il Cus, invitando il Cusi ad inviare con urgenza un soggetto qualificato in materia di risanamento aziendale.

Attrezzature. Una miniera d’oro mal gestita da due carrozzoni
Messina – Ma con tanti professori di economia e comprovati “luminari” alla guida di enti pubblici, tra cui il neo assessore alla formazione della Regione Mario Centorrino, l’Università di Messina aveva proprio bisogno di rivolgersi al Cusi per risanare il Centro sportivo universitario e garantire 19 mensilità arretrate ai suoi dipendenti?
Oltretutto se, come si legge nel sito internet dell’Ateneo, “l’Università degli Studi di Messina possiede una serie di impianti sportivi che la pone all’avanguardia tra le Università Italiane ed Europee”. Campo di baseball, campo di calcio, rugby e hockey, 3 campi da tennis, 2 da calcetto, 2 piscine e 3 palestre, senza contare un anfiteatro da 1.000 posti e una foresteria in grado di ospitare fino a 133 atleti. Una vera e propria miniera d’oro, se venisse sfruttata a dovere. Attualmente, però, a malapena in grado di mantenere le strutture dirigenziali dei due inutili carrozzoni che gestiscono gli impianti.

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