Legge elettorale analfabeti o in malafede - QdS

Legge elettorale analfabeti o in malafede

Carlo Alberto Tregua

Legge elettorale analfabeti o in malafede

mercoledì 28 Marzo 2018 - 00:00

Nuova legge a due turni

Eletti i presidenti dei due rami del Parlamento, Roberto Fico alla Camera e Maria Elisabetta Alberti Casellati al Senato, si è messo in moto il vero meccanismo di una democrazia parlamentare, ove i membri sono eletti con una legge proporzionale per verificare se all’interno dell’agone politico vi sia la possibilità di formare un governo con una propria maggioranza.
Negli ambienti del Quirinale si conosce la ferma intenzione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di non affidare l’incarico, salvo quello esplorativo, ad un soggetto che non porti con chiarezza e trasparenza i numeri di una solida maggioranza.
Non sembra che essa vi sia all’interno di questo Parlamento, salvo il trasformismo di tanti politicanti che dopo aver promesso agli elettori certe linee, lanciando anatemi contro nemici e avversari, all’improvviso si mettono invece d’accordo più per salvare la poltrona quinquennale che non per fare quelle indispensabili riforme che farebbero decollare il Sud e il Paese.
Che l’incremento del Pil si stia affievolendo è confermato da autorevoli fonti (Fmi, Eurostat, Bce) secondo cui l’1,5 per cento del 2017 potrebbe ridursi all’1,4 per cento nel 2018 e all’1 per cento nel 2019.
I consumi non decollano, l’inflazione resta piatta, il settore edilizio è morente, la fiducia della gente è in diminuzione. Non vorremmo che l’Italia rincorresse l’ultimo posto per crescita fra i Paesi europei, oggi occupato dalla Grecia.
Gli elettori erano abituati ad avere il responso delle urne la sera delle elezioni perché, sin dal 1994, l’Italia ha svolto le elezioni utilizzando il sistema maggioritario (Mattarellum e Porcellum). L’Italicum non è stato mai utilizzato, in quanto bocciato dalla Corte costituzionale.
L’attuale situazione di stallo dovrà essere affrontata dal Presidente Mattarella con l’inizio delle consultazioni del prossimo 3 aprile. Siamo convinti che tutte le parti si sforzeranno di trovare una soluzione, la quale non potrà risolvere i corni del dilemma: rinnegare quanto promesso alla gente oppure ritornare alle elezioni, questa volta con una nuova legge elettorale maggioritaria.
Non sappiamo quanto inciderà la voglia di restare attaccati alle poltrone da parte di deputati e senatori senza mestieri.
Da molte parti si considera che l’attuale legge elettorale, detta Rosatellum, sia stata scritta da legislatori analfabeti o in malafede perché gettare il Paese nella palude è un comportamento da irresponsabili. Ma c’è una terza ipotesi sulla motivazione di aver approvato tale schifezza: cioè che tutti i partiti avevano perso cognizione dell’elettorato e, dunque, questa tornata è servita a testarlo, per capirne gli umori.
Se questa ipotesi fosse vera, si capirebbe come tutti i soggetti politici e partitici hanno strumentalmente utilizzato i cittadini italiani per il loro tornaconto e che la partita elettorale si svolge in due parti: la prima ha già visto l’esito, si attende la seconda.
Cosicché i contendenti, anziché costituire un governo di durata, ne faranno uno per la nuova legge elettorale, oltre ad affrontare la questione difficile posta dalla Commissione europea e cioè la manovra correttiva di cinque miliardi, ed anche l’impostazione della Finanziaria 2019 che dovrà trovare trenta miliardi.
Come potrà essere la nuova legge elettorale? Il binario è quasi segnato: non più proporzionale come l’attuale, neanche con premio di maggioranza come prevedeva l’Italicum, bocciato dalla Consulta. Resta il recupero del Mattarellum o il modello francese a due turni che è anche il tipo di elezione dei sindaci che tanto bene ha funzionato.
Se ci pensate, il sistema a due turni è il più democratico che vi sia perché al secondo turno viene eletto un responsabile delle istituzioni che abbia preso la metà più uno dei voti. Solo in Sicilia questa legge democratica è stata distorta perché la soglia di elezione al primo turno è passata dal 50 al 40 per cento.
Il Paese ha bisogno di una guida certa in breve tempo perché vi sono due questioni devastanti che vanno affrontate con determinazione, con riforme profonde nel tessuto economico sociale. Esse sono la Questione morale e la Questione meridionale, dimenticate in questa campagna elettorale e si capisce perché: impegnarsi su questi versanti era quasi impossibile con leader che ricordano ancora una volta Cetto La Qualunque.

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