Suolo, quattro province siciliane tra le dieci più "voraci" del Paese - QdS

Suolo, quattro province siciliane tra le dieci più “voraci” del Paese

Rosario Battiato

Suolo, quattro province siciliane tra le dieci più “voraci” del Paese

venerdì 27 Aprile 2018 - 06:00
Suolo, quattro province siciliane tra le dieci più “voraci” del Paese

Ispra: Trapani prima in Italia per incremento del consumo, nella top ten anche Messina, Ragusa e Palermo. Nell’Isola il record di crescita del cemento nella fascia entro i 300 metri dal mare 

PALERMO – Qualcosa si muove: nel Parco dell’Etna una nuova demolizione, nei giorni scorsi, di un immobile abusivo, mentre a Palma di Montechiaro e a Triscina (località balneare di Castelvetrano nel trapanese) si avanza a passo sostenuto verso l’esecuzione di nuovi lavori, già appaltati in alcuni casi, per abbattere strutture non sanabili.
La reazione che si sta ottenendo su questi fronti, dopo decenni di silenzio, non può tuttavia circoscrivere il problema del cemento alla sua porzione abusiva, perché per conoscere i tentativi di aggressione al territorio, allargando il raggio di analisi, bisogna approfondire la tendenza relativa al consumo di suolo che si continua a registrare in questi ultimi anni, un fenomeno che contribuisce all’aumento delle criticità anche sul fronte del dissesto.
Per fare il punto della situazione, è stato sufficiente riprendere l’ultimo annuario dei dati ambientali dell’Ispra e analizzare i vari aspetti della cementificazione e impermeabilizzazione dei suoli.
Il primo elemento preso in considerazione ha riguardato un indicatore che fornisce un “quadro della distribuzione del suolo con copertura artificiale nelle aree costiere italiane nel 2016”. In generale il “consumo di suolo nella fascia costiera ha valori nettamente superiori rispetto al resto del territorio nazionale”, spiegano dall’Ispra, in quanto è “ormai artificializzato il 23,2% della fascia entro i 300 m, il 19,6% tra i 300 m e i 1.000 m e il 9,3% tra 1 km e 10 km, a fronte di un 7% del resto del territorio”. In generale il fenomeno è in fase di contrazione, anche se si registra, seppur in maniera decisamente inferiore, un incremento percentuale rispetto al 2015.
La Sicilia è statisticamente avanti nelle tre ripartizioni di percentuale di suolo consumato rispetto alla distanza dalla linea di costa: 28,7% entro i 300 metri (media nazionale al 23,2%); 24,8% tra 300 metri e un chilometro (19,6%); 10,6% tra un chilometro e 10 chilometri (9,3%); 4,3% oltre i 10 chilometri (7%).
I tassi di crescita sono ancora positivi, seppure in contrazione rispetto agli anni passati, con la percentuale isolana ha fatto registrare i dati più preoccupanti. Nell’area dei 300 metri l’incremento percentuale isolano è stato di 0,45%, il dato più alto a livello nazionale e il triplo (0,15%) della crescita nazionale. Seconda posizione nel tratto tra 300 e un chilometro (0,24% contro lo 0,15% del dato italiano), battuta soltanto dalla Campania (0,27%).
Nella top ten delle province che hanno fatto registrare il maggiore incremento percentuale di suolo, tra il 2015 e il 2016, nella fascia compresa tra zero e un chilometro, ci sono ben quattro isolane. Al primo posto troviamo Trapani (1,63%), seguita al terzo posto da Messina (0,17%), al sesto da Ragusa (0,16%) e al settimo da Palermo (0,10%).
Una tendenza che si riflette anche nel campo più vasto dell’indicatore che riguarda in generale il consumo di suolo. Nell’Isola, con dati aggiornati al 2016, la quota di superficie consumata è passata da 7,16 a 7,19%. È anche cresciuta, di conseguenza, la rilevazione relativa al suolo consumato pro-capite che è passato da 362 a 364 mq, un dato che in questo caso si colloca al di sotto del risultato medio nazionale che ha raggiunto quota 380 mq per abitante.

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