I burocrati godono dello stallo politico - QdS

I burocrati godono dello stallo politico

Carlo Alberto Tregua

I burocrati godono dello stallo politico

giovedì 10 Maggio 2018 - 00:00

"Chi non fa non sbaglia"

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha esposto, con chiarezza e precisione, le possibili vie d’uscita dallo stallo politico, uno stallo ampiamente preventivato quando i tre poli, irresponsabili e senza alcun rispetto per il Popolo, hanno approvato quella dannata legge elettorale, chiamata Rosatellum.
Governo istituzionale fino a quando i partiti non si dovessero mettere d’accordo per un governo politico, che duri non oltre la fine di quest’anno, con il compito di approvare la legge Finanziaria del 2019, nella quale devono essere previsti tagli per 30 miliardi, in modo da fronteggiare l’aumento dell’Iva, la riduzione del deficit chiesto fermamente dalla Commissione Ue, il finanziamento delle infrastrutture e cosi via.
Da rilevare che il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, ha fatto una dichiarazione pesantissima: “Per il debito lo sforzo dell’Italia è stato pari a zero”. Ed è vero, come lo dimostrano i 2.286,5 mld di euro (Istat, febbraio 2018). Il monito dell’Ue non va sottovalutato.
Il Governo istituzionale non necessariamente dovrà avere la fiducia del Parlamento: tuttavia, la legge Finanziaria del 2019 dovrà comunque essere approvata dal Parlamento; un vero rebus.
Mattarella ha spiegato che l’alternativa è costituita dalle elezioni da svolgersi l’8 o il 22 luglio, cioè in piena estate, una data nella quale è prevedibile una massiccia astensione.
La domanda seguente è: a chi serve di più tale astensione? Oppure, rovesciandola: chi si ritiene siano quegli elettori che, comunque, anche sotto il solleone, andranno alle urne in luglio?
Non ci sono precedenti in 70 anni di Repubblica e quindi tutto è affidato ai sondaggisti che guardando dentro le loro sfere di cristallo dovrebbero tentare di dare risposte al riguardo. Ma si sa le cantonate che essi hanno preso; quindi, non c’è molto da fidarsi.
Sorge un’altra domanda: ma perché Centrodestra e Cinquestelle non si sono messi d’accordo per un governo politico? Ovvero, perché M5S e Pd non si sono messi d’accordo sempre per fare un governo politico? La risposta è nei fatti, qualunque governo politico o istituzionale dovrà redigere una legge che taglia privilegi e quindi perde voti: ergo nessuno vuole assumere questo incarico.
Lo stallo politico nuoce al Popolo perché vi sono decine e decine di decreti (Dpc, Dm, ecc….) che devono essere approvati e pubblicati per completare il disegno delle leggi, che in Italia hanno percorsi tortuosi e lunghissimi, contrariamente a quelli lineari del mondo anglosassone. Senza decreti attuativi tutte queste leggi rimarranno nel limbo e non produrranno effetti.
Ancora più grave è lo scenario che non consente di mettere mano alle riforme, anche perché Camera e Senato sono ancora immobili, non avendo costituito le commissioni, salvo quella che dà i pareri ai Dpcm.
E intanto 950 parlamentari continuano a prendere regolarmente stipendio e prebende standosene allegramente a casa ad accarezzare animaletti o a bighellonare: uno sconcio tutto italiano.
Anche per questo, afferma Mattarella, il Governo deve comunque entrare in carica, istituzionale o politico che sia. Non sappiamo se i tre poli rissosi seguiranno l’indirizzo del Capo dello Stato.
Lo stallo politico provoca anche uno stato di immobilismo in tutta la Pubblica amministrazione, che dovrebbe funzionare ugualmente, ma come è noto, tutti i dirigenti si fermano quando ancora non sanno chi comanderà. Stallo ancora più grave nella Rai, che è lo strumento per antonomasia dei politici italiani, atto a convincere il Popolo, con la conseguenza che anche in quell’ambiente tutto si è cristallizzato.
È noto il principio adottato da molti dirigenti: “Chi non fa non sbaglia”. La conseguenza è che nessuno prende iniziative, nessuno aggiorna le procedure, il processo di digitalizzazione dei servizi pubblici viene rallentato, e a soffrirne sono i cittadini, soprattutto quelli meno abbienti.
L’ambiente in cui dirigenti e dipendenti pubblici si sentono più tutelati è quello in cui vige il “dolce far niente”. Questo perché in Italia non esiste reato di disservizio secondo il quale il dirigente che non fa funzionare la propria struttura viene incolpato penalmente. E non c’è neanche il Nucleo anticorruzione in ogni ente, cosicchè i corrotti la fanno franca. Evviva l’Italia degli approfittatori e dei privilegiati.

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