Con il Pistacchio di Bronte paniere di qualità a quota 18 - QdS

Con il Pistacchio di Bronte paniere di qualità a quota 18

Marina Barrera

Con il Pistacchio di Bronte paniere di qualità a quota 18

mercoledì 20 Gennaio 2010 - 00:00

La Commissione europea assegna l’ambìto riconoscimento alla frutta secca coltivata sotto l’Etna. La Sicilia al quinto posto in Italia per numero di Dop e Igp, Veneto in testa con 31

PALERMO – L’ultimo è il pistacchio di Bronte. è di questi giorni l’iscrizione al registro europeo delle denominazioni di origine protetta (Dop). Si arricchisce il paniere siciliano dei prodotti di qualità e si conferma il primato dell’Italia, che raggiunge la cifra di 194 riconoscimenti Dop e Igp.
A parlare sono i dati diffusi dal rapporto Qualivita 2009: 19 nuove produzioni italiane registrate nel corso del 2009; l’Italia ha il 21% dei prodotti certificati: è il primo paese europeo per numero di certificazioni; 1milione e 840 tonnellate è la quantità prodotta nel 2008 a indicazione geografica; 5,3 miliardi di euro il fatturato complessivo nel 2008 alla produzione; 9,8 miliardi di euro il fatturato complessivo nel 2008 al consumo; 98.200 le aziende agricole e gli allevamenti; 7600 le strutture di trasformazione artigianali e industriali. Sono questi i numeri che, nel corso degli anni, hanno evidenziato un trend di crescita costantemente positivo.
In crescita soprattutto ortofrutticoli e cereali, 7 i prodotti siculi: tra questi l’arancia rossa, il pomodoro di Pachino, il cappero di Pantelleria, l’uva da tavola di Canicattì e di Mazzarrone.
Dando uno sguardo ai prodotti siciliani certificati, l’Isola si mantiene stabile nella graduatoria di Qualivita delle regioni con maggiore numero di denominazioni: è al quinto posto con 18 prodotti, in testa il Veneto con 31, seguito dall’ Emilia Romagna con 30, Lombardia (21), Toscana (20).
Ma vediamo l’andamento della produzione totale registrata: mostra un trend crescente, dovuto principalmente al comparto ortofrutticolo (1.148. 318 tonnellate). Ma passando dall’analisi delle quantità a quella del fatturato, è invece il comparto dei manufatti – formaggi e carni lavorate a registrare valori positivi a discapito dei frutti della terra.
Ma quali sono le criticità e i punti di forza dei prodotti agroalimentari di qualità? Rispetto alle esportazioni, dal rapporto Qualivita emerge che, nonostante tutti i valori registrati siano costantemente positivi negli anni e in crescita continua, sembra esserci ancora molto da fare.
È quasi paradossale, infatti, che i prodotti riconosciuti come alfieri del made in Italy vadano sui mercati internazionali per poco più del 10% dei loro volumi complessivi.
Consolidato lo stato della distribuzione dei prodotti: importante presenza nella grande distribuzione, sebbene – soprattutto nelle zone di produzione – la distribuzione tradizionale sia ancora molto forte, sia nella forma del dettaglio che della vendita diretta.
Relativamente ai prezzi al consumo dei prodotti agroalimentari di qualità, riferiti alla vendita presso la Gdo, nel 2009, non è stata registrata nessuna eccessiva variazione, con solo due sole eccezioni: la mela Val di Non dop, che ha registrato un meno 16% nel costo al consumo dovuto ad un aumento della produzione, e il pecorino romano dop, che ha registrato un meno 14%, da attribuirsi alla crisi economica.

L’Isola eccelle nella filiera di ortofrutticoli e cereali
PALERMO – La Sicilia è –secondo i dati Istat relativi al 2008 – tra regioni più attive nella filiera degli ortofrutticoli e cereali insieme al Trentino-Alto Adige e all’Emilia-Romagna. Sono 902 le aziende nell’Isola che coltivano 5.349 ettari con una forte presenza di trasformatori, dove si registrano 100 operatori.
Anche nel settore degli olii extravergine di oliva la Sicilia si difende bene, basti pensare a prodotti come Monti iblei, Val di Mazara, Valle del Belice. Inoltre, i produttori olivicoli del Mezzogiorno sono presenti in maggior numero in Sicilia con 955 aziende e 7.380,8 ettari, mentre gli addetti alla trasformazione principalmente in Toscana, Puglia e nell’Isola con rispettivamente 661, 171 e 149 operatori. La superficie interessata alle Dop e Igp, che è coltivata principalmente a ortofrutta e olivo, risulta molto concentrata: tre sole regioni detengono il 70,2% del totale nazionale. Si tratta della Toscana con il 43,7%, del Trentino-Alto Adige con il 16,9% e della Sicilia con il 9,6%. La specializzazione regionale evidenzia la netta prevalenza della frutticoltura (mele) in Trentino-Alto Adige, dell’olivicoltura da olio in Toscana, dell’ortofrutta e olivicoltura (ortaggi, agrumi e olive da olio) in Sicilia e Puglia.

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