La bassa politica fondata sul favore - QdS

La bassa politica fondata sul favore

Carlo Alberto Tregua

La bassa politica fondata sul favore

venerdì 01 Giugno 2018 - 00:00

Progetti strategici per lo sviluppo

La vicenda post-elettorale, che dura ormai da tre mesi, ci ha fatto capire alcune cose, se ce ne fosse stato bisogno. La prima riguarda la capacità da illusionisti di far passare per vere fatti e circostanze che non potranno mai realizzarsi.
Ricordate Mandrake, il personaggio dei fumetti degli anni ‘50-60, il quale vinceva tutte le controversie facendo vedere agli avversari cose che non esistevano? Ai tempi nostri, chi fa comunicazione insegna: “Ripetete continuamente una menzogna, sembrerà una verità”.
La seconda circostanza su cui riflettere è che la credulità della gente è proporzionata alla sua ignoranza. La persona colta difficilmente si beve le bugie di chi comunica, perché ha una capacità di discernimento che gli consente di distinguere il vero dal falso, seppure in qualche misura. Infatti, non sempre si raggiunge la verità, anche perché essa è variegata e presenta aspetti diversi, a seconda di come la si guardi.
Una terza considerazione riguarda la buona fede di chi fa comunicazione. Ciò significa che, se si vuole imporre ai terzi una questione non vera, magari si riesce nell’intento, ma alla fine vi è un rimbalzo negativo per sé e per gli altri.
Di quanto precede è permeata la politica di tutti i tempi, ma che ha peggiorato il suo standard negli ultimi venti o trent’anni. Ciò per la semplice ragione che, abbassandosi la qualità e la cultura del ceto politico, e venendo meno le scuole presso cui andavano a istruirsi i quadri dei partiti, gli improvvisati consiglieri comunali e regionali o gli improvvisati parlamentari, senza cultura e senza cognizioni, guardano fino alla punta del loro naso.
Solo chi è dotato di strumenti cognitivi e di capacità elaborativa può vedere più lontano e, in qualche caso, fino all’orizzonte o al di là di esso.
Avere la vista corta significa fare politica oggi per oggi, mai per domani, in modo da accontentare i cittadini meno capaci, più pelandroni, ma anche più bisognosi, offrendo qualche rimedio che tamponi la loro emergenza. Il nostro Paese è ormai da tutti riconosciuto come quello dell’emergenza, perché affronta le questioni giorno per giorno e senza strategie.
La politica vera, quella con la P maiuscola, è l’opposto. Essa è fondata su progetti strategici di medio e lungo periodo, a cinque, a dieci, a trent’anni, il cui segmento dell’anno corrente o di quelli successivi è una parte.
Insomma, i problemi non si risolvono con i pannicelli caldi, bensì con Piani strutturali e strutturati che facciano crescere la qualità e la quantità di beni e servizi a disposizione dei cittadini.
Il discorso vale per le infrastrutture, che debbono essere omogenee in tutto il Paese, mentre in atto il Sud ha un deficit di due terzi; vale per il lavoro, inteso non come un diritto al posto fisso, ma come il diritto ad avere la stessa opportunità. Le istituzioni dovrebbero preoccuparsi di creare opportunità e non posti di lavoro, che però ne sono la conseguenza.
Ma così non accade e assistiamo, preoccupati, a un vortice di promesse inutili perché irrealizzabili, che ingannano i cittadini.
Campioni di queste promesse irrealizzabili, Salvini e Di Maio hanno fatto di tutto per far saltare l’accordo e quindi l’ipotesi di un Governo, pur facendo balenare ai cittadini la voglia di farlo.
Sono stati tali e tante le promesse fatte, condensate nel cosiddetto “Contratto” (un’idea balzana e mentitrice perché di contratto non si tratta), che i due, SalviMaio, sono scappati terrorizzati dal dover affrontare concretamente fatti e circostanze per realizzare quanto annunciato.
Qualcuno potrà osservare che abbiano ribadito la voglia di fare il Governo e che non sia vero che sono fuggiti. Ma quando si pongono al Capo dello Stato condizioni costituzionalmente inaccettabili, è chiaro l’intendimento: quello di farsi dire di no.
Dunque urge una vera Politica, che abbia le gambe in progetti strategici, pluriennali e realizzabili da una burocrazia efficiente e solerte a far funzionare gli ingranaggi.
Ora c’è un ripensamento. La paura delle elezioni porta a miti consigli perché gli italiani sono in parte ignoranti, ma non stupidi e sanno distinguere il bianco dal nero.

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