Ddl costituzionale “70 deputati” alla conferenza dei capigruppo - QdS

Ddl costituzionale “70 deputati” alla conferenza dei capigruppo

Ddl costituzionale “70 deputati” alla conferenza dei capigruppo

venerdì 29 Gennaio 2010 - 00:00

La proposta di riduzione del numero dei parlamentari all’Assemblea regionale. Barbagallo ha inviato una nota ai gruppi con il numero per regione

PALERMO – Il presidente dell’Ars Francesco Cascio ha condiviso la proposta del deputato Pd Giovanni Barbagallo di esaminare in Aula il disegno di legge costituzionale per la riduzione del numero dei deputati regionali dagli attuali 90 a 70. Per raggiungere tale obiettivo occorre sottoporre il ddl alla conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari.
Per tale ragione Barbagallo ha inviato una nuova nota ai capigruppo nella quale ha ricordato, tra l’altro, che le regioni italiane hanno il seguente numero di consiglieri: Abruzzo 45, Basilicata 30, Calabria 50, Campania 60, Emilia Romagna 50, Friuli Venezia Giulia 59, Lazio 71, Liguria 40, Lombardia 80, Marche 40, Molise 27, Piemonte 63, Puglia 70, Sardegna 80, Sicilia 90, Toscana 65, Trentino Alto Adige 70, Umbria 30, Valle D’Aosta 35 e Veneto 60.
La Sicilia, ha sottolineato il deputato del Pd, ha il numero di deputati regionali più alto in termini assoluti. Il dato siciliano (un deputato ogni 55.746 abitanti) è in contrasto stridente con le altre regioni, in particolare con la Lombardia, regione nella quale vi è un consigliere ogni 118.440 abitanti.
Anche in Emilia Romagna, in Veneto, nel Lazio, in Piemonte e in Puglia il rapporto abitanti–consiglieri risulta più congruo di quello registrato in Sicilia.
La riduzione di 20 deputati regionali farebbe risparmiare alla Regione 6.220.807,20 euro l’anno. La riduzione del numero dei parlamentari regionali ha una valenza enorme in una realtà nella quale si registra il più alto indice di povertà tra le regioni del Mezzogiorno.
Non si può tollerare la riduzione, già fatta, degli assessori comunali, ha osservato Barbagallo, senza avere la capacità di autoriformarsi. “A livello nazionale ed europeo capirebbero”, ha concluso il parlamentare del Pd, che la Sicilia non detiene soltanto primati negativi, ma è in grado di esprimere una volontà riformatrice positiva e che il dibattito sul federalismo si arricchirebbe di una scelta importante.

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