Assunzioni e stabilizzazioni, la Regione non bada a spese - QdS

Assunzioni e stabilizzazioni, la Regione non bada a spese

Raffaella Pessina

Assunzioni e stabilizzazioni, la Regione non bada a spese

giovedì 27 Dicembre 2018 - 16:00

Piano triennale del fabbisogno di personale: 18mila dipendenti non bastano. Intanto, la produttività resta una mera dichiarazione d’intenti

PALERMO – La Regione Sicilia sta mettendo ordine all’interno della sua Amministrazione. In particolare, con il piano triennale dei fabbisogni di personale (2018/2020) è prevista la stabilizzazione definitiva di 587 precari cosiddetti ‘storici’ in servizio da anni nell’Amministrazione regionale e che verranno stabilizzati entro il 2019.
Nel documento sono state sintetizzate le principali informazioni sui fabbisogni di personale forniti dai dipartimenti regionali, sia in termini quantitativi sia in termini di competenze. Dall’analisi dei dati emerge che la Regione, come tutte le altre Pubbliche amministrazioni del Paese, nei prossimi cinque anni subirà un notevole turn-over fisiologico del personale, a causa del prepensionamento e dell’elevata età anagrafica media e di servizio dei dipendenti e pertanto si registrerà una consistente necessità di nuovi lavoratori.
Undici i settori professionali nei quali si rende necessario l’inserimento di nuovo personale: pianificazione e controllo di gestione; programmazione e gestione fondi strutturali e di investimento europei-nazionali; risorse umane e sviluppo organizzativo; promozione territorio e infrastrutture; analisi statistiche e socio-economiche; Ict e innovazione tecnologica; analisi e progettazione di servizi pubblici; procedure amministrative e legali; acquisti e logistica; marketing e comunicazione; back-office, front-office e supporto tecnico-operativo (servizi al pubblico diretti e indiretti).
La programmazione prevede, inoltre, la possibilità, in caso di sblocco delle assunzioni da parte dello Stato, di avviare le procedure ordinarie di reclutamento. Restano comunque ancora valide le valutazioni da parte della Ragioneria generale dello Stato che in riferimento all’anno 2016, il personale della Regione siciliana continua ad essere il più pagato d’Italia con una retribuzione media complessiva superiore a volte anche a quella dei dipendenti ministeriali.
Nel mese di marzo scorso l’assessore regionale alla funzione pubblica Bernadette Grasso aveva anticipato che avrebbe messo ordine nel settore, affermando che ancora non si applica il recente rinnovo del contratto nazionale della funzione pubblica e aveva subito iniziato le trattative con i sindacati di categoria.
Il Governo regionale comunque si è impegnato ad introdurre una serie di misure volte a premiare la produttività degli uffici regionali “e in questo caso – aveva aggiunto Grasso – ho trovato piena sintonia da parte delle organizzazioni sindacali”.
Ancora non si conoscono nel dettaglio queste misure e già lo scorso anno la Corte dei Conti aveva messo in evidenza l’inefficienza gestionale della Regione: “Gli interventi degli ultimi anni, essendo ispirati a logiche emergenziali di mero risparmio finanziario e di taglio lineare, non affrontano, sul piano strutturale e sistemico, le gravi criticità e i profondi ritardi accumulati nel tempo delle politiche del personale”. Restano comunque troppo elevati i numeri: secondo la Corte dei Conti, nel 2017 le unità di personale di Palazzo d’Orléans erano 18.075. Secondo la Regione siciliana, nel 2018 il numero sarebbe sceso a poco più di 14.000.

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