Tagli e fisco: i Siciliani i più penalizzati - QdS

Tagli e fisco: i Siciliani i più penalizzati

Pietro Crisafulli

Tagli e fisco: i Siciliani i più penalizzati

venerdì 11 Gennaio 2019 - 14:00
Tagli e fisco: i Siciliani i più penalizzati

Per la scure sugli investimenti pubblici la spesa pro capite è scesa da 1.322 a 833 euro a fronte di una media nazionale di 1.552 nel 2008. Per contro la pressione fiscale è la più alta del Paese: la Sicilia ha pagato più delle altre regioni il risanamento dei conti. I dati nel Rapporto elaborato dal Servizio statistica regionale

La Sicilia è la regione italiana che ha subito i maggiori tagli alla spesa sugli investimenti pubblici, con "una caduta drammatica" dei flussi.
E’ quanto emerge dal rapporto "Settore pubblico: flussi finanziari e divari territoriali" elaborato dal servizio statistica e analisi economica del Dipartimento economia della Regione siciliana.
Nell’arco di otto anni, dal 2008 al 2016, la spesa pro capite in conto capitale nell’isola è passata da 1.322 a 833 euro a fronte di una media nazionale pari a 1.108 euro (1.552 nel 2008).
Per gli analisti "questo andamento ha inevitabilmente limitato l’efficacia delle politiche di sviluppo e si spiega con i vincoli di finanzia pubblica che sono parte integrante del patto di stabilità concordato con i Paesi dell’Ue".
Secondo il rapporto, redatto sulla base delle informazioni dell’Agenzia per la coesione territoriale, "le leggi di bilancio del nostro Paese hanno operato dei tagli alle voci più discrezionali, come le spese di investimento piuttosto che aggredire le spese più rigide".
E in questo quadro "la Sicilia è risultata particolarmente penalizzata dalla contrazione dei flussi gestiti dalle amministrazioni centrali, come pure da quelle regionali a partire dal 2008, mentre le imprese pubbliche nazionali (Eni, Anas e altre) hanno in qualche modo operato in controtendenza".
Ma non basta: in Sicilia la pressione fiscale in rapporto al Pil è cresciuta in otto anni (dal 2008 al 2016) più che nel resto del Paese.
E’ passata infatti dal 30,5 al 35,8 per cento (nel Mezzogiorno dal 30,7 al 34,1% e nel Centro-nord dal 31,1 al 33%).
Per gli analisti dell’ufficio statistica della Regione, che hanno elaborato le informazioni della banca dati dell’Agenzia per la coesione territoriale, è la prova che "il risanamento dei conti pubblici perseguito dai vari governi, con particolare rigore a partire dal 2011, ha avuto effetti relativamente più onerosi nel Sud del Paese".
Gli analisti evidenziano anche l’aumento considerevole dei contributi sociali pro capite, ovvero i versamenti contributivi all’Inps da parte dei datori di lavoro: in Sicilia +30,2%, nel Mezzogiorno +16,8%, a fronte di una decrescita di questo aggregato nel Centro-nord (-16,8%).
"Mentre si riducono in modo più o meno uniforme in tutti i territori – segnalano gli esperti del dipartimento Economia della Regione siciliana – le entrate di vendita di beni e servizi, anche per la minore fruizione da parte delle famiglie dovuta al ribasso della capacità d’acquisto".

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