Riforma della Pa, lavorare per obiettivi - QdS

Riforma della Pa, lavorare per obiettivi

Carlo Alberto Tregua

Riforma della Pa, lavorare per obiettivi

sabato 12 Gennaio 2019 - 00:05

Ragguagliare stipendi a produttività

La ministra per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, ha in preparazione un ddl per responsabilizzare i pubblici dirigenti.
Dispiace che un’analoga riforma non sia in cantiere da parte del presidente della Regione, Nello Musumeci, che invece ce l’aveva annunciata nel nostro forum, pubblicato il 17 marzo 2018.
La riforma dovrebbe prevedere l’eliminazione di ogni formalismo, perfino quello del conteggio delle ore lavorate. Basterebbe assicurare la presenza di ogni dipendente pubblico mediante l’apposizione del dito nella macchinetta, in entrata e uscita, per rilevare l’impronta digitale.
Per il resto, l’organizzazione dei servizi di ogni comparto dovrebbe prevedere obiettivi per i gruppi di dipendenti pubblici, in capo ai quali dovrebbe essere nominato un dirigente o un funzionario.
Ogni gruppo dovrebbe funzionare come una squadra di un reparto di Polizia, insomma come un organo efficiente e produttivo.
Ma da questo orecchio, dirigenti e funzionari non ci sentono perché un tipo di organizzazione come quella descritta chiuderebbe i varchi degli sprechi, delle insufficienze e delle assenze arbitrarie. Infatti, ogni gruppo non solo dovrebbe raggiungere gli obiettivi fissati, inseriti in elenchi analitici, ma dovrebbe farlo secondo un rigoroso cronoprogramma.
Quello che scriviamo non è frutto di fantasia, ma è scritto nei sacri testi di Scienza dell’organizzazione, inventata negli ospedali canadesi nel 1937. Essa è puntualmente utilizzata in tutto il settore privato, almeno quello che funziona, per consentire il raggiungimento di risultati senza dei quali le imprese falliscono. Infatti, molte di esse, non avendo le competenze adeguate, vedono il loro percorso fermarsi per insufficienza economica e finanziaria.
Qualche ignorante e/o in malafede crede che non sia possibile predeterminare quali e quanti servizi produrre. Invece la cosa è fattibilissima, anche utilizzando gli algoritmi per calcolare i tempi medi di realizzazione di servizi: quanti ne possanno essere erogati in un tempo predeterminato, che è la somma delle ore lavorate di tutti in componenti del Gruppo. Così si misura la produttività.
Ma chi dovrebbe fissare gli obiettivi? Qualcuno risponderebbe le leggi. Ma esse sono solo dei pezzi di carta: anche se stabiliscono i binari su cui si dovrebbe correre, poi si rivelano farraginose, complicate, contraddittorie, scritte in pessimo italiano e in burocratese, con la conseguenza che è più facile disapplicarle che applicarle.
Quello che scriviamo sembra una barzelletta, ma è la pura verità di cui fanno le spese i cittadini che, nonostante le enormi tasse pagate, ricevono servizi di pessima qualità e vengono trattati dai burocrati come sudditi e non come coloro che gli pagano gli stipendi.
Quando gli scranni dei Parlamenti, nazionale e siciliano, sono occupati da ex disoccupati – da persone che nell’anno precedente alle elezioni non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, non contribuendo alle spese dello Stato – si comprende come la qualità dell’indirizzo politico sia divenuta scadente, con ciò trasferendo il vero potere dalla Politica all’Amministrazione.
Nella nuova organizzazione della Pubblica amministrazione, gli stipendi di dirigenti, funzionari e dipendenti dovrebbero essere ragguagliati alla produttività e al merito, nonché alla soddisfazione dei cittadini.
Benemerita fu l’iniziativa dell’allora ministro Renato Brunetta, il quale istituì i totem con le tre faccette, pigiando una delle quali il cittadino poteva manifestare soddisfazione o insoddisfazione rispetto al servizio ricevuto.
Ma l’iniziativa naufragò per la ferma opposizoone dei sindacati dei pubblici dipendenti, i quali cercano di mantenere lo status quo molto comodo ai loro associati, ma molto negativo per i cittadini.
Almeno la metà degli stipendi dovrebbe essere rapportata ai risultati conseguiti, aggiungendovi premi per il loro raggiungimento o applicando penalità in caso di mancati obiettivi.
Questo bilanciamento indurrebbe tutti a lavorare più e meglio e, soprattutto, a capire una volta per tutte che la Pubblica amministrazione è il motore dell’economia. Non il freno!

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