Fondi Ue 2014-2020, la Regione resta nella nebbia - QdS

Fondi Ue 2014-2020, la Regione resta nella nebbia

Dario Raffaele e Raffaella Pessina

Fondi Ue 2014-2020, la Regione resta nella nebbia

sabato 26 Gennaio 2019 - 05:00
Fondi Ue 2014-2020, la Regione resta nella nebbia

Fesr: smentita la Regione, nel 2018 nessuna iniezione di liquidità in Sicilia di provenienza europea. Certificazione della spesa sul gong e rimborsi arrivati dall’Ue solo nei primi giorni del 2019. L’eurodeputato Corrao (M5S): “Certificati progetti vecchi per 140 mln €. Persa un’occasione d’oro”

Il Presidente della Regione, Nello Musumeci, ha comunicato di avere certificato una spesa di 713 (poi “corretti” in 719) milioni di euro a valere sulla Programmazione europea 2014-2020, dando così nuova linfa alla depressa economia siciliana.
Ma nei fatti, nel 2018, non si è verificata alcuna iniezione di liquidità extra nel mercato (per l’appunto, i fondi Ue), ma solo una anticipazione di denaro da parte dei beneficiari stessi dei contributi europei che, così facendo, hanno continuato ad impoverirsi (attingendo dalle banche), di conseguenza limitando i propri consumi lasciando l’economia stagnante. E così oggi, nella nostra Isola, i benefici di questa spesa non si vedono.
Disoccupazione a livelli record, giovani rassegnati che non studiano, non lavorano, né fanno formazione, incapaci di fare impresa, altri che preferiscono emigrare al Nord o all’estero per studiare o lavorare; intanto le imprese continuano a chiudere, i licenziamenti sono all’ordine del giorno, le infrastrutture restano carenti, gli appalti dormienti, i cantieri abbandonati. Insomma, i conti non tornano.
Abbiamo chiesto alla Regione (alla Tesoreria, all’Autorità di certificazione, ai Dipartimenti interessati) di mostrarci i bonifici effettuati mese per mese relativamente alla spesa certificata dei fondi europei 2014-2020. Ad oggi nulla abbiamo ricevuto al riguardo, ma per questo vi lasciamo alla cronistoria della “ricerca della verità”, nell’articolo a fondo pagina.
È evidente che la certificazione della spesa dei fondi Ue non coincide con una trasfusione di denaro aggiuntivo sul mercato. Si resta in attesa dei rimborsi da parte dell’Unione europea, rimborsi tanto più celeri quanto più celere è la certificazione della spesa stessa. Una certificazione dell’ultimo minuto ritarda tutto il processo. Vediamo di fare luce sulla questione.
Cominciamo dal concetto di spesa certificata; questa altro non è se non una richiesta di rimborso – o richiesta di pagamento – delle spese sostenute, che viene presentata alla Commissione europea dalle Amministrazioni titolari dei Programmi cofinanziati dai Fondi strutturali. Tali richieste, per ogni annualità contabile delle risorse impegnate sul bilancio comunitario per ciascun Fondo (Fse, Fesr, Psr, Feamp), sono da presentare entro un determinato periodo di tempo se non si vuole arrivare al disimpegno automatico, cioè alla riduzione del finanziamento comunitario e del corrispondente cofinanziamento nazionale del Programma.
C’è da dire che la Regione siciliana, al 31 dicembre 2017 (e quindi a tre anni dall’inizio della Programmazione), aveva certificato appena 6,3 milioni di euro per il Fesr 2014-2020 e 32,9 milioni di euro per l’Fse 2014-2020).
Da fonte europea ci risulta che la Regione siciliana, nell’anno 2018, e relativamente al Fesr 2014-20, ha presentato quattro richieste di pagamento alla Commissione europea, certificando la relativa spesa. E precisamente: il 14 dicembre per un rimborso di 201.586.629,24 euro; il 21 dicembre per 251.384.232,97 euro; il 29 e il 31 dicembre per 112.934.669,28 euro e 4.230.754,42 euro. Quattro richieste di pagamento per un importo totale di 570.136.285,91 euro (che corrispondono all’80% della spesa certificata; l’altro 20% è direttamente a carico di Stato e Regione).
Una volta ricevute le domande di pagamento, l’Unione europea ha normalmente 60 giorni di tempo per effettuare i rimborsi. Ma l’Europa per fortuna, al contrario di quanto avviene dalle nostre parti, tende sempre a restringere (e non a dilatare) questi tempi, e così, già nei primissimi giorni del nuovo anno (il 2 e il 4 gennaio 2019, per la precisione), la Regione siciliana si è vista rimborsare le prime due tranches di 201 e 251 milioni di euro.
Dunque, ricapitolando: relativamente alla spesa certificata dei fondi Fesr per il 2018, la Regione Siciliana, nel 2018 ha avuto zero euro di rimborsi dall’Europa. E sì, perché, sempre da fonte europea ci fanno sapere che da gennaio 2018 a novembre 2018, la Regione Siciliana non ha inviato altre richieste di pagamento (presentando relativa spesa certificata), di conseguenza non ricevendo alcun rimborso. Ad ogni modo, già per i prossimi giorni, sono attesi gli ultimi due rimborsi (di 112,9 mln e 4,2 mln di euro).
Se la Regione Siciliana avesse fatto come la Regione Emilia Romagna e la Regione Val d’Aosta, per esempio, che hanno certificato la spesa dei fondi Ue e inviato tutta la documentazione prima del mese di dicembre, questi soldi sarebbero stati sin da subito disponibili (in quanto rimborsati) per essere immessi nel territorio.
E se la Regione decidesse poi di immettere direttamente sul territorio queste risorse, anticipandole, c’è comunque da far notare che lo potrebbe fare in due modi: distogliendole da altri progetti o ricorrendo a prestiti dalle banche, pagandone però i relativi interessi.
Insomma, la coperta resta corta e la soluzione per dare slancio all’agonizzante economia dell’Isola solo una: progettare, spendere, certificare. Ovviamente in tempi “europei”, non a passo di carretto siciliano. (dr)

Il QdS alla ricerca della verità… e dei bonifici
fatti dalla Regione ai beneficiari mese per mese
Incuriositi dai proclami del presidente Musumeci sulla spesa dei fondi Ue nel 2018, abbiamo deciso di raccogliere una cospicua documentazione per raccontare ai siciliani in che modo e se, ciò sia avvenuto; quanti soldi la Regione, a fronte della certificazione, avesse eventualmente anticipato ai richiedenti, in attesa dei trasferimenti da parte dell’Unione europea e soprattutto quanto tempo passa dalla presentazione dei giustificativi di spesa al relativo rimborso.
Durante la nostra “ricerca della verità” nei diversi uffici della regione abbiamo incontrato certamente molta cortesia, ma anche fermezza nel rinviare ad altri uffici il rilascio di documentazione o informazioni. Questo contrariamente a quanto accade in altre Regioni d’Italia, dove è bastata una telefonata per ottenere telematicamente in tempi brevi, il materiale richiesto.
Questa volta il Quotidiano di Sicilia ha cercato di recuperare la documentazione relativa ai bonifici fatti dalla Regione mese per mese nell’anno 2018, in rapporto alla spesa certificata per lo stesso anno. Dato che a dare seguito ai mandati di pagamento è la Tesoreria, che dipende dalla Ragioneria generale della Regione Siciliana, abbiamo contattato il ragioniere generale Giovanni Bologna che si è subito messo a disposizione indirizzandoci alla responsabile del servizio Tesoro, Filippa Maria Palagonia.
Sul sito ufficiale della Regione compare anche il numero di telefono e il 15 gennaio scorso, più e più volte, abbiamo provato a metterci in contatto telefonico ma senza fortuna.
Abbiamo quindi inviato una mail (Pec) e il 18 mattina ci siamo recati direttamente al servizio di Tesoreria per cercare di incontrare la dirigente Palagonia. Al suo posto si è reso disponibile il dr. Filippo Morello, che ci ha spiegato, con molta gentilezza, che avrebbero risposto alla mail in giornata, ma che la dirigente Palagonia non ci avrebbe potuto ricevere, nonostante la disponibilità ad attendere la fine della riunione.
Nella mail in risposta la dirigente Palagonia spiega “di non poter dare seguito (alla nostra richiesta), sia per la molteplicità dei pagamenti effettuati sui capitoli di spesa di fondi comunitari, capitoli che nel bilancio della Regione sono in numero superiore a 1.000, sia perché questa Amministrazione non ha certezza che tutti i pagamenti effettuati dalla Cassa regionale siano stati certificati. L’Amministrazione regionale che potrà fornirLe tali dati – ha concluso Palagonia – è l’Autorità di Certificazione dei Programmi cofinanziati dalla Commissione europea”.
Ufficio dove ci siamo recati lunedì 21 gennaio per parlare con la responsabile Patrizia Valenti, ma invano. Siamo quindi stati contattati da Serenella Crociata dell’ufficio competente che ci ha spiegato che “i pagamenti effettuati dalla Tesoreria li può dare solo il Bilancio”, ma ci ha anche spiegato che il beneficiario anticipa i soldi, presenta i giustificativi all’Autorità di certificazione, che a sua volta certifica la spesa all’Unione europea, solo dopo questo passaggio il beneficiario riceve il rimborso, per cui non sempre alla certificazione corrisponde un contestuale rimborso al beneficiario.
La Crociata ci ha inviato il totale della spesa certificata per il Fesr 2014-20 (dato peraltro già in nostro possesso, ndr) ma la documentazione dei bonifici mese per mese delle erogazioni fatte è rimasta chiusa negli uffici della Regione. (rp)

Ignazio Corrao, eurodeputato M5S
Certificati progetti vecchi per 140 mln di euro
PALERMO – L’eurodeputato del M5S, Ignazio Corrao, lo sostiene da tempo, e ha rilanciato la sua denuncia al QdS: “Quando si è insediata l’Autorità di Coordinamento delle Autorità di Gestione, con l’obiettivo di non perdere i fondi Ue in Sicilia, c’era una situazione a dir poco drammatica. Lo stato d’avanzamento del Po Fesr 2014-2020 Sicilia era di soli 6 milioni di euro. C’era il rischio concreto che la Sicilia perdesse centinaia di milioni di euro. Per cui la Regione, per certificare quanto più possibile entro il 31 dicembre 2018, ha usato il solito vecchio trucco contabile della politica, di cui già Crocetta aveva abusato: farsi rimborsare progetti originariamente finanziati nell’ambito di altri programmi di investimento. In questo caso sono progetti relativi all’edilizia residenziale pubblica, l’edilizia scolastica, la messa in sicurezza del territorio e il settore idrico-depurativo. Dai dati emergono progetti ‘retrospettivi’ – si chiamano così questi progetti ‘vecchi’ – per un importo pari a 140,3 milioni di euro.
“Ricordo che i progetti ‘retrospettivi’ – continua l’eurodeputato – sono solo un artificio contabile che ci consente di non perdere adesso i soldi, ma che svilisce l’importanza dei fondi UE. Si tratta di un escamotage che permette alla Regione di spendere i fondi Ue facendosi rimborsare progetti vecchi, anziché usare i soldi per progetti nuovi. Questi particolari progetti, storicamente abusati dalla Sicilia, da una parte hanno sempre permesso di accelerare la rendicontazione della spesa e assicurare il completo assorbimento finanziario, ma dall’altra hanno sempre prodotto effetti perversi sulla qualità degli interventi e gravi ripercussioni sul principio dell’addizionalità, secondo il quale, affinché si produca il massimo impatto economico, i Fondi europei devono aggiungersi e non sostituirsi alle risorse nazionali stanziate per lo sviluppo regionale. In conclusione, questi progetti ritardano le ricadute in termini di sviluppo e le spalmano su un lunghissimo periodo, facendoci perdere un’occasione d’oro”. (dr/rp)

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