Bergoglio ha cambiato, No alla neutralità politica - QdS

Bergoglio ha cambiato, No alla neutralità politica

Carlo Alberto Tregua

Bergoglio ha cambiato, No alla neutralità politica

sabato 26 Gennaio 2019 - 00:10

Tra fede religiosa e diritti civili

Jorge Mario Bergoglio è forse l’unico esempio di figura capace di rappresentare contemporaneamente l’idea di capo di Stato e quella di capo religioso.
Non si sa bene quanti siano i cattolici nel mondo, ma il Vaticano comunica un numero di circa 1,3 miliardi. Non essendovi un’anagrafe, tale numero potrebbe realmente essere ampiamente inferiore. Ma questo non importa.
Mercoledì, il Papa è andato a Panama, per partecipare alla XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù. Con l’occasione, ha fatto anche una visita di Stato, ha riunito tutti i suoi vescovi e, naturalmente, ha partecipato a una manifestazione di piazza, peraltro affollata.
Il piccolo Stato che governa Bergoglio (circa mezzo chilometro quadrato per seicento abitanti) funziona come unità politica, ha nunzi apostolici (ambasciatori) nella maggior parte dei Paesi del mondo e, per contro, accredita ambasciatori di codesti Stati.
Il potere politico è assoluto, in quanto nella legislazione vaticana non è prevista alcuna Assemblea. Il Papa viene eletto dal Conclave, formato dai cardinali abilitati, dopo di che governa senza dar conto a chicchessia.
Il Papa emette decreti motu proprio, nomina i propri delegati ai diversi Dicasteri e gli organi dirigenti della ricca banca del Vaticano, lo Ior (Istituto per le opere di religione).
Nel piccolo Stato affluisce un fiume di denaro, fra cui spicca la voce relativa all’elemosina, che sembra superi il miliardo di euro.
Sul piano amministrativo il Vaticano conta sulle Archediocesi, gestite da un arcivescovo, sulle Diocesi e sulle parrocchie, secondo una catena gerarchica molto precisa.
Ha i suoi Tribunali, fra cui quello della Rota che giudica gli annullamenti di matrimonio religioso, la sua Forza dell’ordine e la Guardia svizzera.
Perché vi raccontiamo queste notizie? Perché il Vaticano non è stato sempre libera Chiesa, in libero Stato, come sosteneva il massone Cavour, ma sempre inserito profondamente nelle vicende politiche italiane.
La leggenda metropolitana sosteneva che il Divo Giulio Andreotti fosse tanto potente e resistesse sulla scena politica (per 70 anni), perché aveva depositato i suoi archivi segreti oltre Tevere.
Tutte le vicende politiche italiane del dopoguerra hanno subito l’influenza della Chiesa cattolica. Ricordiamo i parroci quando sostenevano che i comunisti mangiavano i bambini e che, per conseguenza, votarli era peccato.
Confondere la fede religiosa con il diritto politico è un peccato morale, fermo restando che fra l’una e l’altro vi è il comune denominatore dei valori etici. Sia la religione che la politica devono essere guidati da questi e, quando se ne discostano, il loro deprecabile comportamento dovrebbe essere sanzionato, cosa che spesso non avviene.
Da quando è stato eletto (13 marzo 2013), Papa Francesco ha dichiarato e fatto seguire una linea politica nel nostro Paese, che è stata quella della neutralità. In pratica, affermava che l’esercito cattolico – prelati e laici – non dovesse interferire nelle scelte del Popolo italiano.
Nell’ultimo scorcio dell’anno passato, però, sembra vi sia stata una svolta rispetto a questa posizione e cioè, non più neutralità politica, ma sostegno a quella parte dei cittadini che sembra vessata dall’attuale maggioranza GialloVerde. Su questa decisione pare abbia avuto un effetto determinante la cessazione dell’accoglienza degli immigrati nei porti italiani.
Ricordiamo che il mantenimento dell’accoglienza è costato allo Stato, cioè ai cittadini, cinque miliardi l’anno, risorse che sono andate a istituti religiosi, cooperative e imprenditori che si sono organizzati per l’espletamento del relativo servizio.
Quando arrivano dei disperati, bisogna accoglierli, sfamarli, vestirli, curarli, integrarli. Quindi è giusto tutto quello che è stato fatto fino a oggi. Ma non si può celare che le risorse spese per i terzi sono state sottratte agli italiani poveri, perché non è possibile spendere per gli uni e per gli altri contemporaneamente.
Bergoglio ha visto attaccare di brutto il quotidiano della Commissione episcopale italiana, Avvenire, con la brutale riduzione dei contributi: un fatto piccolo o grande? Non sappiamo, ma c’è.
Cosa produrrà il cambio di rotta del Papa? Lo verificheremo nei prossimi mesi.

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