Randagismo, alla Sicilia va la maglia nera - QdS

Randagismo, alla Sicilia va la maglia nera

Andrea Carlino

Randagismo, alla Sicilia va la maglia nera

martedì 29 Gennaio 2019 - 03:00

La giunta Musumeci vara le linee guida per il contrasto e la prevenzione del fenomeno (Gurs n. 3 dell’11 gennaio). Commissione speciale all’Ars, dati 2018: 90mila cani randagi nell’Isola, nel 2016 erano 75mila

PALERMO – Sulla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana, la n.3 dell’11 gennaio scorso, è stato pubblicato il decreto assessoriale del 28 dicembre sulle linee guida per il contrasto e la prevenzione del fenomeno del randagismo.
Il provvedimento della giunta Musumeci giunge dopo l’analisi della commissione d’inchiesta dell’Assemblea regionale siciliana che ha anche elaborato un testo per la risoluzione del fenomeno rendendo noti anche dati molto allarmanti. La Commissione speciale era stata istituita, con finalità di tutela dei diritti degli animali e della pubblica incolumità e con il compito studiare il fenomeno del randagismo in Sicilia, per proporre interventi legislativi da sottoporre all’Aula. La Commissione era stata istituita dopo gli avvelenamenti dei randagi di Sciacca.
Le campagne e le aree periferiche intorno alle maggiori città siciliane sono trasformate (molte volte) da cittadini incivili in discariche di cucciolate indesiderate. Non è raro, infatti, trovare cani e gatti abbandonati vicino ai cassonetti o tra i cumuli abusivi di immondizia lungo le strade provinciali e in aree di campagna. Tutti questi animali abbandonati non solo si ritrovano ad affrontare condizioni di vita a cui non sono preparati,, ma, poiché solitamente non sono sterilizzati, si riproducono determinando una crescita esponenziale della popolazione canina e felina vagante.
Secondo i dati della Commissione, in Sicilia, nel 2018, si trovano 90mila esemplari di cani randagi. Nel 2016 erano 75 mila. I tre quarti del randagismo europeo è concentrato in Sicilia. Nella sola Palermo, ogni giorno si registrano 2 cucciolate e 10 ritrovamenti. Situazione critica anche nelle altre province, come a Messina, Agrigento e Siracusa.
La difficoltà principale è l’assenza di strutture e la giunta Musumeci ha varato le linee guida per contrastare efficacemente il fenomeno.
I punti fondamentali sono il potenziamento del sistema anagrafico dei randagi, delle procedure di censimento e identificazione; la differenziazione di strutture di ricovero pubbliche e private (distinte a seconda che si tratti di ricoveri per soggiorno o di rifugi sanitari); l’incremento delle sterilizzazioni; un codice deontologico e di autoregolamentazione di cui dovranno dotarsi le associazioni protezionistiche e di volontariato.
Le linee guida contengono indicazioni di carattere metodologico che la Giunta ha voluto affiancare alle misure già adottate con legge regionale (la n.15/2000).
I randagi in circolazione saranno individuati tramite l’attivazione di telecamere di video-sorveglianza e attraverso droni che perlustreranno il territorio realizzando video che saranno consultati dalle autorità competenti.
Non solo: previste anche limitazioni per i volontari. Se infatti, attualmente, è loro concesso per legge di poter accedere ai ricoveri senza particolari autorizzazioni, d’ora in avanti i volontari dovranno frequentare specifici corsi di formazione ed essere autorizzati in alcuni casi da un medico veterinario che gestirà le visite insieme a personale specificamente qualificato. Il codice deontologico, diretto alle Associazioni di volontariato o che gestiscono rifugi, prevede che esse rilascino sempre ricevute per ogni donazione di denaro ottenuta, l’impegno a favorire le adozioni e a tendere sempre di più a realizzare strutture senza gabbie, infine il divieto di inserire dei microchip privatamente i cani ritrovati.

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