Turismo e agricoltura vittime del clima pazzo - QdS

Turismo e agricoltura vittime del clima pazzo

Chiara Borzi

Turismo e agricoltura vittime del clima pazzo

martedì 05 Febbraio 2019 - 05:00
Turismo e agricoltura vittime del clima pazzo

L’Università di Catania sui cambiamenti climatici: “Perdite nel valore del capitale fondiario tra il 2 e l’11%”. Nell’Industria blu le mareggiate estive hanno ridotto del 40% i ricavi degli stabilimenti balneari. Istituzioni noncuranti, manutenzione dei canali assente: servono strategie per la gestione del rischio

CATANIA – Il cambiamento climatico è un costo, un ulteriore danno che viene inflitto alle economie più importanti di ogni regione. Al pari di altri territori italiani, anche la Sicilia inizia a scontare gli effetti del climate change. Non è certamente il primo anno in cui fanno notizia gelate e allagamenti, ma raramente fino ad ora si era parlato di vere e proprie alluvioni o mareggiate estive. Per conoscere i costi del cambiamento climatico l’unica possibilità è quella di sentire direttamente le testimonianze di chi ne ha subito gli effetti, abbiamo scelto di concentrarci su due settori vitali per la Sicilia: l’agricoltura e il turismo.
Non ci sono dati ufficiali, cioè dei numeri che possano dire quanto realmente questo fenomeno abbia sottratto ai guadagni di agricoltori e imprenditori della balneazione, ma ci sono delle previsioni di stima che possiamo prendere già in considerazione.
Esistono numerosi studi scientifici che propongono modelli agronomici ed economici in grado di fornire stime attendibili degli impatti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura mediterranea; lo ha spiegato la docente di Economia ed estimo rurale e Procedure ambientali Maria Di Salvo del Dipartimento di Agricoltura UniCt.
Le simulazioni disponibili prospettano in generale un’ulteriore riduzione delle rese agricole, accompagnata da una considerevole perdita di superficie coltivabile. In termini economici, il cambiamento climatico causerà una riduzione significativa dei ricavi netti aziendali e, di conseguenza, del valore dei terreni agricoli.
Nello scenario europeo, il nostro Paese appare particolarmente vulnerabile – ha spiegato Di Salvo – secondo stime recenti, un incremento marginale delle temperature medie annue potrebbe causare perdite pari fino al 5% del valore dei terreni agricoli. Gli impatti risultano tuttavia molto variabili tra una regione e l’altra. Alcuni studiosi hanno stimato perdite nel valore del capitale fondiario che oscillano tra il 2% e l’11%, con effetti maggiori nelle regioni del Sud d’Italia. L’entità degli impatti dipenderà, comunque, dalla tipologia di azienda agricola. Le aziende che operano in regime irriguo mostrano una maggiore sensibilità ai cambiamenti climatici delle aziende in asciutta, soprattutto rispetto agli aumenti della temperatura media stagionale ed alle riduzioni delle precipitazioni nel periodo primaverile-estivo”.
Cosa è, invece, accaduto in ambito turistico? Stando al rapporto pubblicato sul sito dell’Assessorato del turismo della Regione Sicilia, aggiornato a settembre 2018, l’isola ha vissuto un trend a dir poco positivo per il turismo e l’ultima stagione sembra comunque essere stata ricca di soddisfazioni. Certo, però, per i turisti che hanno scelto la regione come meta delle loro vacanze sono state grandi le sorprese. I mesi estivi sono stati scanditi da piogge record e la cronaca ha raccontato di grandinate, allagamenti e forti temporali. Le temperature sono scese in media anche di 4°-5° e tutto ciò, stando alle notizie diffuse dagli addetti ai lavori del comparto della balneazione, ha portato ad una perdita del 30%-40% dei guadagni negli stabilimenti siciliani.
Il calo ha interessato l’affitto degli ombrelloni, gli ingressi negli stabilimenti e l’utilizzo del servizio di ristorazione presenti dentro le strutture. Non sono state invece registrate grandi differenze sui profitti ricavati dalla sottoscrizione degli abbonamenti stagionali.
Abbiamo ottenuto queste informazioni consultando il Sib Sicilia (sindacato dei balneari), il quale ha specificato esista un trend che interessa stagioni così negative. “Estati caratterizzate dal maltempo sono state sempre succedute da altre molto belle – ha spiegato il presidente siciliano Ignazio Ragusa – Se mantenuta questa regola, l’estate 2019 dovrebbe essere più apprezzabile. Lo scorso anno alcuni gestori hanno dovuto spostare tre file di ombrelloni, alcuni hanno dovuto eliminarle e questo rappresenta un mancato guadagno. Tra la notte e il giorno in alcune aree del catanese il mare si è ritirato di otto metri, le spiagge ritirate per venti metri”.
Il cambiamento climatico è un tema attenzionato dalla Regione e dall’assessorato all’Agricoltura affidato ad Edy Bandiera. “Alluvioni, terremoti, nevicate, gelo e siccità, è chiaro che siamo dinanzi ad un’annata particolarmente calamitosa e che in atto ci sono seri cambiamenti metereologici che stanno coinvolgendo l’intero territorio regionale – ha dichiarato l’assessore – Pur nondimeno le attività dell’Assessorato hanno portato da un lato all’incremento salariale per gli agricoltori che, a causa del maltempo, hanno dovuto incrociare le braccia, e dall’altro alla deroga al piano assicurativo per i danni subiti a causa del maltempo, con particolare riferimento all’alluvione che ha interessato i nostri territori a partire dall’ottobre scorso, che consentirà alle imprese agricole siciliane, che nel momento in cui si è verificato l’evento calamitoso non avevano sottoscritto polizze assicurative, di ricevere un intervento compensativo. Per aiutare i nostri imprenditori agricoli abbiamo inoltre attivato un fondo di solidarietà regionale, sussidiario a quello europeo, pari a 5 milioni di euro, per il quale nei giorni scorsi sono state emanate le disposizioni attuative, finalizzate al risarcimento degli agricoltori”.

28 settembre, ore 15:50, in pochi minuti 220 mila euro di danni e un futuro incerto
CATANIA – L’insolito maltempo che ha caratterizzato l’estate 2018 siciliana ha prodotto danni per migliaia di euro ai gestori degli stabilimenti delle coste siciliane. Mareggiate che solitamente si manifestano a gennaio hanno sconvolto la stagione a settembre, con gli stabilimenti ancora aperti. L’erosione delle coste e delle spiagge ha ridotto la possibilità di ospitare lettini e ombrelloni, dunque diminuito i guadagni per la stessa diminuzione dei posti disponibili per i bagnanti.
Un gestore catanese impegnato da oltre quarant’anni nel settore, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, ha raccontato la grave situazione vissuta la scorsa stagione.
“Abbiamo subito danni per 220 mila euro lo scorso anno, perso due fila di cabine a causa della mareggiata che si è verificata il 28 settembre. Il nostro lido era ancora montato. C’è stata un’avvisaglia uno o due giorni prima del fatto, ma non potevamo prevedere una forza tale. La mareggiata si è verificata mercoledì mattina, l’onda fatale che si è portata via quasi tutto è stata alle 15:50 del pomeriggio. Gli ospiti erano nella struttura, ma naturalmente non facevamo accedere al mare. Una evento simile lo ricordo solo nel 1985 ed era gennaio, senza clientela e il lido era smontato, abbiamo avuto comunque parecchi danni”.
Come fronteggerà le spese per la ricostruzione?
“Ho fatto solo richiesta perché sia riconosciuto il danno da calamità naturale al nostro Comune di appartenenza, ed è stato riconosciuto, ma non so quanto questo sostegno possa aiutarci. Non siamo favorevoli ai fidi con le banche, ma in qualche modo dovremmo fare per ricominciare”.
Se ci sono, che cambiamenti ha notato nel mare?
“La potenza del mare molte volte è improvvisa. Quest’anno c’erano avvisaglie, ma non si poteva aspettare l’uragano che ha toccato la Sicilia. Mi auguro che la Regione possa fare qualcosa. I 15 anni di proroga delle concessioni per noi sono stati un bene perché potremmo programmare un investimento, ma speriamo in alcune azioni che interessino anche i canoni. Da semplici imprenditori possiamo fare molto poco”.



Salvo Massimino, rappresentante Anga Confagricoltura Catania
Duplici effetti, sul raccolto e sulle strutture arboree
CATANIA – “Negli ultimi anni gli eventi catastrofici (alluvioni, siccità prolungata, trombe d’aria) si sono susseguiti in maniera repentina, è un dato di fatto e testimonia che è in atto un vero e proprio cambiamento climatico”, lo ha spiegato Salvo Massimino, rappresentante Anga (Giovani agricoltori) di Confagricoltura Catania.
“Non mi sbilancio con le cifre – ha continuato Massimino – posso però parlare delle conseguenze che tali fenomeni determinano. Queste sono di tipo diretto e quindi interessano la produzione esistente al momento dell’avversità, provocano la perdita del frutto, e indiretto, cioè generate dalla compromissione della struttura (l’albero) come fatto che si ripercuoterà nel tempo”.
“Gli impianti arborei – continua Massimino – devastati dalle avversità torneranno alla piena produzione non prima di quattro o cinque anni. Impianti per i quali sarà necessario – sempreché le aziende saranno aiutate – sostenere ingenti investimenti per l’estirpazione di ciò che rimane ed il successivo reimpianto. La beffa è duplice, data dalla perdita della produzione esistente e quella futura”.
“Assistiamo ad un aumento delle superfici investite – ha analizzato l’esponente di Confragricoltura -. Alla Piana di Catania si notano gli sforzi ed i sacrifici fatti dagli imprenditori sui nuovi impianti realizzati. Questi eventi avversi comportano una riduzione della produttività degli agrumeti. La volontà d’investire si scontra con le difficoltà oggettive date dagli effetti del cambiamento climatico”
Siamo in ritardo nella lotta al climate change?
“Tanto ancora dovrà essere fatto, siamo agli inizi. Si è perso del tempo non affrontando la tematica a tempo debito e oggi le conseguenze sono queste. Quel che ritengo opportuno debba essere fatto in agricoltura è cercare di adottare delle strategie per la gestione del rischio, compiere azioni che possano tutelare gli agricoltori dalle avversità. Mi preme sottolineare che al di là del singolo evento c’è noncuranza da parte della pubblica amministrazione, è stata carente in termini di manutenzione dei canali, dei corsi d’acqua, fatto che ha accentuato il danno”.

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