Sant'Agata: processione secondo programma - QdS

Sant’Agata: processione secondo programma

Pietro Crisafulli

Sant’Agata: processione secondo programma

martedì 05 Febbraio 2019 - 13:00
Sant’Agata: processione secondo programma

A causa del maltempo monitoraggio costante della sicurezza del percorso. Probabili ritardi. Nel pontificale il cardinale Montenegro invoca "il coraggio di Agata" e invita i cristiani a occuparsi "di poveri e migranti". Un pensiero ai terremotati dell'Etna

A Catania, nonostante il maltempo la processione di Sant’Agata del cinque febbraio si svolgerà secondo programma.
Lo ha reso noto il Comitato per la Festa dopo aver incontrato il Maestro del Fercolo Claudio Consoli, al quale spetta la conduzione della Processione, e aver valutato la situazione, sentiti il sindaco Salvo Pogliese e l’arcivescovo Salvatore Gristina, insieme a tutte le istituzioni, a partire dal prefetto Claudio Sammartino.
Quest’ultimo ha presieduto stamattina un apposito Comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica svoltosi nella Cattedrale di Catania per valutare attentamente pro e contro di ogni possibile ipotesi "rispetto la primaria tutela della sicurezza".
Le previsioni meteo segnalano un miglioramento su Catania a partire dal tardo pomeriggio e in serata, motivo per il quale si è deciso di confermare il programma.
In ogni caso sarà possibile uno slittamento dell’inizio della Processione, anche tenuto conto della situazione delle Candelore che stazionano in Cattedrale.
In ogni momento si valuterà comunque lo stato delle condizioni di sicurezza nel percorso.
Ieri le Candelore avevano incontrato, sin dall’inizio della Processione, gravi problemi dovuti alla pioggia. I Cerei erano stati fermati in piazza dei Martiri e coperti con teli e vigilati dalla Polizia Municipale. Successivamente erano stati portati in Cattedrale.
Stamattina, intanto, il cardinale Francesco Montenegro nell’omelia in Cattedrale per il Solenne Pontificale per la Patrona Sant’Agata,
si è scagliato contro "la cultura della morte" e ha invitato i cristiani a occuparsi "di poveri e migranti" e ha rivolto "un pensiero alle sorelle e ai fratelli dei paesi dell’Etna che sono stati colpiti dal terremoto: sentano il nostro affetto e la nostra solidarietà".
"Come Agata – ha detto l’arcivescovo di Agrigento – , dobbiamo avere il coraggio di andare controcorrente in una società in cui ciò che conta è il potere, il denaro e il piacere; una società, la nostra, che pur definendosi ‘cristiana’ non sempre sa o vuole reagire dinanzi alla diffusione della cultura della morte!".
"Pensiamo – ha detto – ai mali che affliggono la nostra terra di Sicilia, dalle varie mafie alle tante forme di ingiustizia sociale, dalla violenza che si fa contro l’ambiente al lavoro nero o allo sfruttamento degli operai, dal pizzo alle estorsioni,dai costumi disonesti alle tante forme di corruzione che inquinano il vivere sociale".
"Il coraggio di Agata – ha sottolineato Montenegro – deve spingerci a essere più coerenti, più forti, più decisi, più determinati nel dire ‘no’ alle logiche di morte per schierarci col Vangelo, costi quel che costi. Nella nostra martoriata Sicilia quando il popolo ha abbassato la testa è stato schiacciato e addomesticato nella sua voglia di futuro, nelle prospettive da offrire alle giovani generazioni, nella ricerca di un bene più grande e duraturo. Quando, invece, con forza e con grandi sacrifici, ha rispettato la libertà, i valori cristiani e umani, e ha esercitato la fede come bene prezioso, ha fatto enormi passi in avanti".
"In questa nostra drammatica fase storica – ha detto ancora – come cristiani abbiamo bisogno di rialzare la testa; abbiamo bisogno di coscienze libere che sappiano far sentire la loro voce rivendicando la dignità della vita umana in ogni sua forma e denunciando ciò che non funziona".
"Per essere buoni cristiani – ha ribadito il cardinale Montenegro – non basta pregare, prendere i sacramenti e andare in chiesa, ma è necessario anche lottare per una società più giusta, preferire e cercare la trasparenza o interessarci dei poveri e dei migranti, mostrare rispetto e offrire amicizia a chi è disprezzato, o essere disponibili verso il parente o il vicino di casa in difficoltà o dare più tempo alla moglie o al marito o ai figli o ai genitori …".
"Lui – ha sottolineato l’arcivescovo di Agrigento – ci chiede di andare contro corrente in una società che sta mettendoci l’uno contro l’altro, sta dividendo il mondo in due e se sentiamo l’orgoglio di appartenere alla razza di Dio, di essere cristiani. Per saperlo riconoscere in ogni uomo soprattutto se povero, sia che cerchi il cibo nei cassonetti della spazzatura, sia che venga col barcone da lontano".

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