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Corruzione: ordini di custodia per magistrati amministrativi

redazione

Corruzione: ordini di custodia per magistrati amministrativi

giovedì 07 Febbraio 2019 - 15:00
Corruzione: ordini di custodia per magistrati amministrativi

Sentenze pilotate a Consiglio di Stato, Cga e Corte dei conti: ai domiciliari i giudici Nicola Russo, Raffaele Maria De Lipsis, Luigi Pietro Maria Caruso. Ricercato il deputato dell'Ars Giuseppe Gennuso. L'inchiesta parte da quella sul "Sistema Siracusa" e si basa sulle rivelazioni degli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore, arrestati un anno fa

Sono in totale quattro le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Roma nell’ambito dell’inchiesta della Procura su sentenze pilotate al Consiglio di Stato partita da quella sul "Sistema Siracusa" nella quale furono arrestati un anno fa gli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore.
Ai domiciliari sono finti il giudice Nicola Russo, già coinvolto in altre vicende giudiziarie, l’ex presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia Raffaele Maria De Lipsis, l’ex giudice della Corte dei Conti, Luigi Pietro Maria Caruso e il deputato dell’assemblea regionale siciliana Giuseppe Gennuso. Per quest’ultimo l’ordinanza non è stata eseguita in quanto risulta al momento all’estero.
Per tutti il reato contestato è corruzione in atti giudiziari.
"Nicola Russo e Raffaele Maria de Lipsis – scrive il gip di Roma, Daniela Caramico D’Auria nell’ordinanza cautelare – nella loro funzione di giudici hanno posto a disposizione dei privati la loro funzione, contravvenendo ai doveri di imparzialità e terzietà e ricevendo in cambio un’utilità economica e ciò, indipendentemente dall’esito favorevole o sfavorevole delle decisioni assunte".
Sono in totale cinque gli episodi di corruzione contestati dai magistrati inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, ai colleghi.
In totale si attesta sui 150 mila euro il denaro utilizzato per corrompere i giudici del Consiglio di Stato e quelli della giustizia amministrativa siciliana.
L’indagine si basa sulle dichiarazioni fatte negli ultimi mesi dagli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore, arrestati nel febbraio del 2018 scorso nell’ambito in uno dei filoni dell’inchiesta.
Dichiarazioni riscontrate dai magistrati e inquirenti attraverso intercettazioni, analisi dei flussi finanziari e intercettazioni.
Nelle sentenze pilotate tre episodi sono contestati al giudice del Consiglio di Stato (ora sospeso) Nicola Russo e due all’ex presidente del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) della Sicilia, Raffaele Maria De Lipsis.
In base a quanto raccontato da Amara, Russo avrebbe ottenuto da lui circa 80 mila euro (e altri 60mila promessi), per "aggiustare" le sentenze di tre procedimenti.
A svolgere un ruolo di "mediatore", in base a quanto accertato dagli inquirenti, sarebbe stato anche l’avvocato Stefano Vinti, oggetto questa mattina di una perquisizione.
Il suo nome spunta in una vecchia intercettazione nell’ambito del caso Consip, finita agli atti dell’indagine, tra Alfredo Romeo e Italo Bocchino, in cui i due parlando dell’avvocato affermano che "comprava cause a blocchi".
Per quanto riguarda De Lipsis avrebbe ottenuto tangenti per 80 mila euro per intervenire su alcune sentenze.
Tra queste anche quella relativa a un contenzioso che la società Open Land, rappresentata da Amara, aveva con il Comune di Siracusa.
De Lipsis, attraverso la nomina di consulenti graditi ad Amara e Calafiore, fa ottenere alla società un risarcimento dal Comune siciliano di 24 milioni euro. Di questi ne verranno elargiti due prima dell’esplosione del caso giudiziario.
Per questa operazione De Lipsis ha ottenuto 50 mila euro di tangenti. Infine l’ex presidente del Cga è intervenuto, in qualità di presidente del collegio, nella vicenda relativa al ricorso presentato da Giuseppe Gennuso dopo la sua mancata elezioni alle amministrative del 2012.
Il tribunale amministrativo annullò quel risultato elettorale di Siracusa favorendo Gennuso che venne rieletto alla nuova tornata.
In cambio il giudice ha ottenuto 30 mila euro. Denaro che Gennuso consegnò attraverso l’ex giudice della Corte di Conti, Luigi Pietro Maria Caruso.
In una nota l’ufficio stampa della Giustizia Amministrativa precisa che "né a Palazzo Spada, a Roma, sede del Consiglio di Stato, né a Palermo, nel Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana, vi sono state oggi perquisizioni (in quanto i fatti riguardano magistrati non in servizio)".
Le misure cautelari, si sottolinea, "riguardano un ex magistrato, in pensione dal 2015 e un Consigliere di Stato già sospeso dal servizio dal 2017 (con misura cautelare disciplinare)".
"Da quanto si apprende dagli organi di informazione, in attesa di ricevere gli atti, per le eventuali ulteriori valutazioni di natura disciplinare, le misure cautelari di oggi riguardano sempre i medesimi episodi attribuiti a magistrati non in servizio", conclude il comunicato.

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