Le "colpe" dei padri non ricadano sui figli - QdS

Le “colpe” dei padri non ricadano sui figli

Carlo Alberto Tregua

Le “colpe” dei padri non ricadano sui figli

giovedì 21 Febbraio 2019 - 00:00

Renzi, Di Battista, Di Maio, Pogliese

Abbiamo pubblicato per intero il Forum svolto con il sindaco di Catania, Salvo Pogliese (clicca qui) – realizzato prima che venissero formulate le accuse della Procura di Catania a carico del di lui padre, Antonio Pogliese – perché riteniamo che l’attività del Sindaco non abbia nulla a che fare con la questione del commercialista Pogliese.
Non solo, ma dobbiamo ricordare che la Costituzione ritiene innocente qualunque cittadino fino ad eventuale sentenza di condanna passata in giudicato, emessa al di là di ogni ragionevole dubbio.
E invece, il circo mediatico enfatizza le accuse delle procure, soprattutto quando sono rivolte a personaggi conosciuti dall’opinione pubblica, con giornalisti che inzuppano la brioche nel latte, nella speranza di acquisire notorietà e, forse, di far vendere più copie ai propri editori, e di far elevare gli indici di Auditel, Audiweb e Audiradio.
Ma questo comportamento tradisce i dettati etici dei doveri del giornalista, condensati nel Testo unico del 27 gennaio 2016.
Quando qualche personaggio ha la sventura di essere catturato dal circo mediatico, nonostante poi a distanza di anni venga riconosciuta la sua innocenza, non ottiene dai mezzi di comunicazione gli stessi spazi e la stessa posizione in giornali e telegiornali dell’inizio sciagurato del percorso.
Vi è inoltre la pessima abitudine di alcuni nostri colleghi di tentare un passaggio dai padri ai figli delle colpe presunte. è stato il caso di Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e, per ultimo, di Salvo Pogliese. Ovviamente, giornali che sostengono una certa parte dell’agone politico, contro i figli che militano nell’altra parte e viceversa.
Non è così che si informa l’opinione pubblica la quale ha bisogno di giornalisti che si ricordino i propri doveri e facciano un’informazione obiettiva, completa e prudente, basata su fatti e non su ipotesi accusatorie o altre illazioni non provate.
Le stesse procure dovrebbero avere prudenza e non invece pompare su mere ipotesi, per quanto sostenute da quadri indiziari importanti, che tuttavia restano ipotesi fino a quando i magistrati giudicanti non le convalideranno.
Ogni cittadino, lettore, radioascoltatore, telespettatore o frequentatore del web ha il diritto di formarsi la propria opinione rispetto a fatti e circostanze che accadono tutti i giorni. Tale opinione deve poggiare su una solida cultura che consenta di fare valutazioni non a caso e a naso, ma frutto di ragionamenti logici, quasi matematici, e senza elucubrazioni di pancia.
Tutti dovremmo sapere bene come i manipolatori della comunicazione tentino di convincere i propri utenti delle questioni che rappresentano, a prescindere che siano vere o false.
Si dirà che costoro non sono persone per bene, ma questo non toglie che fra i comunicatori di ogni tipo ve ne sia una grande parte di persone per male.
Ed è proprio da questi che il cittadino si deve difendere con la propria intelligenza, con la propria capacità di ragionare e con metodo, frequentemente dimenticato o non usato, che costituisce il percorso per raggiungere conclusioni ragionevoli.
L’informazione, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, è un bene prezioso perché consente alla gente normale di conoscere e di sapere, ma quando essa è usata impropriamente con metodi subdoli, diventa uno strumento di perdizione per tutti.
Tiziano Renzi ha ottenuto un risarcimento danni per alcuni articoli di Marco Travaglio sulle indagini per bancarotta a sua carico ma ora è stato incarcerato insieme alla moglie! Il padre di Di Battista e quello di Di Maio hanno fatto ammissioni gravi in materia di lavoro. Ma i loro figli con tutto questo non c’entrano per niente. Devono essere valutati da cittadini ed elettori per quello che sono, non perché sono figli di…
La questione che poniamo è vecchia e non diciamo nulla di nuovo. Però, ogni volta che viene a galla una accusa a carico del padre di un personaggio noto, la grancassa mediatica sposta subito l’obiettivo sui figli. Non va bene. Bisognerebbe che il cittadini probo esclamasse con forza: “Non ci sto!”.
La vicenda Pogliese ha destato stupore. L’opinione pubblica intende sapere quanto essa sia consistente e perciò occorre attendere l’ordinanza del Tribunale del Riesame. Alla fine la Giustizia trionfa. Quasi sempre.

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